A Bariloche dove si faceva chiamare Erico non vogliono i suoi resti

sabato, ottobre 12th, 2013

Erich Priebke dopo la strage delle Fosse Ardeatine che fine aveva fatto? In fuga dall’Italia era stato arrestato a Bolzano il 13 maggio del 1945. Portato poi nel campo di prigionia britannico di Rimini era riuscito a fuggire la notte del 31 dicembre 1946, durante i festeggiamenti per il nuovo anno. Da lì si diresse a Vipiteno, nel Sudtirolo o Alto Adige che dir si voglia.

A Vipiteno Priebke visse indisturbato con la moglie Alicia e i figli per due anni, prima di imbarcarsi a Genova, nel 1948, destinazione il “paradiso d’impunità” dei gerarchi nazisti: l’Argentina. A Vipiteno era stato aiutato da un sacerdote, un altro sacerdote lo aiutò da Bolzano. In suo aiuto anche la rete creata dal sacerdote croato Krunoslav Dragonovic, dichiaratamente nazista. Ma soprattutto per imbarcarsi da Genova fu aiutato dalla rete Odessa.

Priebke dopo sei anni passati a  Buenos Aires si era diretto a Bariloche, dove vivevano molti suoi connazionali.Lì era arrivato nel 1954.

Che cosa aveva fatto a San Carlos de Bariloche?

Si era inserito così bene nella comunità immigrata tanto che per anni aveva presieduto l’associazione culturale tedesco-argentina. Lì era stato promotore delle attività sociali del Deutsche Klub e autore di alcuni articoli per il giornale il lingua tedesca Argentinische Tageblatt. Il suo nuovo nome era Erico.

Si legge nella pagina Facebook che non vuole Priebke a Bariloche (“Yo no quieto que traiogan los restos de Priebke a Bariloche”, 378 mi piace):

“Cuando Priebke se radicó en Bariloche comenzó a dirigir el Instituto Cultural Germano Argentino Bariloche, y su colegio primario y secundario, el Instituto Primo Capraro.
En esa ciudad, aquellas dos instituciones son de suma importancia, y rápidamente Priebke comenzó a ganarse el afecto de la comunidad. Su nombre Erich fue cambiado a Erico, como se lo conoció por muchísimos años. Con el correr de los años Priebke fue adquiriendo más importancia. Era considerado como un vecino ejemplar, y por sus actividades en el Capraro, se transformó un pilar de la sociedad barilochense”.

A Bariloche aveva aperto addirittura un negozio, dove “teneva un ritratto di Hitler nel retrobottega, ma aveva i migliori affettati di tutta la città” ricorda una concittadina.

Ma questo angolo di Argentina celava, fra le casette in stile tirolese, altri tremendi segreti. Il mefistofelico dottor Mengele, conosciuto come l’Angelo della Morte di Auschwitz, ha vissuto qui prima della sua morte avvenuta in Brasile nel 1979.

Adolf Eichmann, il principale responsabile dello sterminio di milioni di ebrei europei, che soleva ricordare “all’occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione”, trascorreva a Bariloche lunghi periodi di vacanza.

Questo paesino era diventato una piccola Germania, un luogo tranquillo, dove si diceva che il compleanno di Hitler veniva festeggiato con uniformi della Gestapo (la polizia segreta dello stato nazista), nelle case ben chiuse ed appartate dei suoi fanatici collaboratori.

E lì viveva dunque Erico.

Quando, ormai anziano, Priebke pensava di essersi lasciato definitivamente alle spalle le atrocità del nazismo, il suo passato gli è ripiombato addosso improvvisamente, sotto il nome di Sam Donaldson, giornalista di Abc, il 6 maggio del 1994.

Il resto è noto.

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