Riabilitare i soldati “decimati” nella Grande Guerra

martedì, novembre 18th, 2014

PER LA RIABILITAZIONE DEI SOLDATI ITALIANI DELLA GRANDE GUERRA FUCILATI PER MANO AMICA, PERCHE’ VENGANO ANNOVERATI FRA COLORO CHE CADDERO PER LA LORO PATRIA

Il 4 novembre 2014, anniversario del Bollettino della Vittoria che annunciava che l’Impero Austro-ungarico si era arreso all’Italia, e che da allora è festeggiato in Italia come Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, abbiamo lanciato a uomini e donne di cultura e cittadini impegnati nella difesa dei diritti umani, la richiesta di adesione a un appello per la riabilitazione dei soldati italiani che, durante la Grande guerra, sono stati vittime di una giustizia militare ottusa e caparbia. Tale giustizia, con processi sommari, o anche senza alcun giudizio, li ha condannati alla fucilazione “per mano amica”.

L’appello, diretto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, al Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha in pochi giorni registrato l’adesione di più di ottanta autorevoli firme.

L’appello (v. allegato) è stato oggi inviato ai suoi destinatari a mezzo posta raccomandata.

Nelle celebrazioni del Centenario della Grande Guerra abbondano la retorica e la visione italo-centrica, segni di una riflessione storica non sufficientemente approfondita e sicuramente bisognosa di studi e di elaborazioni.

Tra le lacune c’è il silenzio sui nostri soldati fucilati per ordine dei loro comandanti. Già nel 1968 Enzo Forcella e Alberto Monticone avevano reso noti questi fatti con il loro Plotone di Esecuzione. A quello sono seguiti altri studi assai seri, diffusi però solo in ambiti accademici. Tra i media, solo  pochi hanno affrontato l’argomento.

Mai è stata resa giustizia a quei più di mille nostri soldati che, nella Prima Guerra Mondiale, sono stati privati, oltre che della rispettabilità, della vita da plotoni di esecuzione italiani  e/o sono stati sommariamente condannati come disertori o traditori per non avere eseguito ordini ritenuti irricevibili o non eseguibili. Anche le famiglie, additate al pubblico disprezzo, sono state colpite da provvedimenti come la privazione di ogni sussidio, con conseguenze esistenziali gravissime.

I fucilati da “fuoco amico” ci furono in ogni esercito belligerante in quella guerra: gli italiani furono però in numero ben maggiore. Francia, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Canada e presumibilmente altri paesi – hanno riabilitato formalmente, in alcuni casi ormai da anni, la memoria di quei soldati.

Perché anche in Italia avvenga altrettanto, abbiamo inteso dare vita a un movimento di opinione che produca il risultato della restituzione della dignità a quei soldati uccisi da “fuoco amico”.

Elisa Bianchi, geografa della popolazione, Università degli Studi  di Milano
Marco Cavallarin, ricercatore storia cont., saggista, Milano
Lorenzo Strik Lievers, storico, Università degli Studi di Milano-Bicocca

18 nov. 2014

APPELLO

PER LA RIABILITAZIONE DEI SOLDATI ITALIANI DELLA GRANDE GUERRA FUCILATI PER MANO AMICA, PERCHE’ VENGANO ANNOVERATI FRA COLORO CHE CADDERO PER LA LORO PATRIA

Milano, 4 Novembre 2014

Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano Palazzo del Quirinale 00184 Roma

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma

Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini Via del Collegio Romano 27 00186 Roma

Al Ministro della Difesa, Roberta Pinotti Palazzo Baracchini Via XX Settembre 8 00187 Roma

Al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando Via Arenula 70 00186 Roma

Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio, Signori Ministri,

a livello politico e scientifico si è entrati in un clima di grande fermento internazionale legato alla commemorazione della Prima guerra mondiale, della quale ricorre il centenario. A livello scientifico operano vari comitati nazionali che nei vari Stati organizzano commemorazioni, e talora convegni e commissioni di studio su quel doloroso evento che rimane parte dell’immaginario collettivo. Anche l’Italia risulta già coinvolta in tali attività.

Al di là delle necessità di ulteriori indispensabili studi, ricerche e approfondimenti che potranno illuminare di nuova luce le vicende del conflitto, fra tutte queste reputiamo doveroso sollevare il poco considerato aspetto, almeno in Italia, di coloro che durante quella guerra furono uccisi da “mano amica”, cioè da plotoni composti e comandati da militari italiani in esecuzione di sentenze emesse da tribunali militari italiani ordinari e straordinari, dalle uccisioni sommarie dovute a singoli ufficiali; senza dimenticare decimazioni, mitragliamenti e bombardamenti sulle truppe sbandate o in difficoltà.

Pertanto noi sottoscritti, docenti universitari, docenti liceali, rappresentanti di associazioni culturali, ma in primo luogo comuni cittadini, sottoponiamo alla Vostra attenzione la questione di tali fucilazioni avvenute durante la Grande Guerra ai danni di militari italiani, per lo più soldati semplici.

I lavori scientifici su tali argomenti non mancano, pur non numerosissimi; certamente sono da ricordare, tra i più autorevoli, il testo di Enzo Forcella e Alberto Monticone del 1968 (Plotone di esecuzione), più volte ripubblicato, e quello più aggiornato di Irene Pluviano e Marco Guerrini del 2004 (Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale). Ma sono da ricordare anche gli studi sulla giustizia militare di Giovanna Procacci e Bruna Bianchi e i lavori vecchi e nuovi di Antonio Gibelli. Già questi testi definiscono un quadro chiaro delle fucilazioni avvenute a seguito di processo e di quelle sommarie negli anni del conflitto, come pure la sua insopportabile asprezza. In altri paesi allora belligeranti, quali la Gran Bretagna e la Francia, la ricerca è assai più avanzata e ha avuto origine già alla fine di quella guerra.

E’ anche opportuno confrontare i dati italiani con quelli di altri paesi belligeranti: la Francia, pur avendo circa il doppio di uomini impegnati al fronte rispetto all’Italia, portò davanti al plotone d’esecuzione meno di 700 soldati, la Gran Bretagna 306, la Germania pochissimi. L’Italia, che ha combattuto 10 mesi di guerra in meno, può contare 750 fucilati dopo “regolare” processo e circa 300 fucilazioni sommarie documentate. Andando però per archivi, viene da pensare che siano stati assai di più. I soldati italiani (a differenza, ad esempio, di quelli statunitensi) furono fucilati quasi sempre per reati di tipo militare, e solo raramente per crimini civili. Furono anche molti i civili passati sommariamente per le armi: “Nel dopoguerra fucilati e prigionieri vennero dimenticati, anzi cancellati dalla storia della guerra nazionale” (Giorgio Rochat, Prefazione a Pluviano – Guerrini, Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale, 2004).

Un ulteriore capitolo riguarda la sorte dei condannati, la condizione di povertà e fame delle loro famiglie già prima delle sentenze, il ludibrio sociale, l’insensata durezza verso i nostri prigionieri ai quali venne rifiutato aiuto e che di conseguenza morirono di fame, stenti e malattie in percentuale ancora maggiore che al fronte, cosa che non avvenne per i prigionieri delle altre potenze alleate.

Riferendoci ai soli fucilati, ricordiamo come Nuova Zelanda (Pardon for Soldiers of the Great War Act 2000), Canada (2002) e Gran Bretagna (Armed Forces Act 2006) abbiano da tempo riconosciuto e decretato che i loro fucilati per mano amica siano da considerarsi come “caduti in guerra”, riabilitandoli così agli occhi delle famiglie e del loro Paese. Monumenti commemorativi sono stati eretti in loro memoria. In Francia il Primo Ministro, Lionel Jospin, ebbe a dire nel 1998: “Questi soldati fucilati per dare l’esempio in nome di una disciplina che aveva come uguale solo la durezza dei combattimenti, facciano ritorno oggi pienamente nella nostra memoria collettiva nazionale”. Tale presa di posizione è stata fatta propria da Nicolas Sarkozy nel 2008. I risultati delle ricerche della commissione voluta dagli ex combattenti e posta in essere dal governo francese, guidata dallo storico Prost, che ha concluso i suoi lavori nel 2013, sono alla base della decisione di François Hollande di far erigere un monumento ai fucilati all’Hôtel National des Invalides come atto di riconciliazione nazionale.

Nulla di paragonabile è stato fatto in Italia per riabilitare la memoria dei nostri fucilati per mano amica, nonostante che la dichiarazione di Jospin del 1998 fosse stata commentata dall’allora Ministro della Difesa italiano con queste parole: “I nostri soldati fucilati non furono meno eroici dei loro commilitoni caduti in combattimento”.

Onorevoli Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Ministri, in quanto cittadini italiani ed europei, chiediamo a Voi che, nella ricorrenza del centenario della Grande Guerra, vogliate intervenire, nei modi che riterrete più opportuni, perché i nostri soldati fucilati per mano amica vengano riabilitati e considerati fra coloro che caddero per la loro Patria. Fiduciosi nella Vostra attenzione,

Luca Alessandrini, direttore Istituto “Parri” Emilia-Romagna – Livio Antonielli, storico delle istituzioni politiche – Associazione Storica Cimeetrincee Giuseppina Barci, docente arte e immagine – Luciano Bassani, medico, scrittore, presidente AME – Luciano Belli Paci, avvocato, Circ. Carlo Rosselli Milano – Giovanni Belluscio, ricercatore lingua e letteratura albanese – Daniela Benelli, assessore comune di Milano – Alberto Benuzzi, ricercatore – Bruna Bianchi, storica – Elisa Bianchi, geografa della popolazione – Piero Bini, medico pediatra – Laura Boella, filosofa – Stella Bolaffi Benuzzi, psicoanalista SPI – Fabio Caffarena, storico cont., direttore ASP – Carlo Spartaco Capogreco, storico cont., presidente Fondazione Ferramonti – Gianni Carino, fumettista – Emanuela Casti, geografa, cartografa – G. Marco Cavallarin, ricercatore, saggista – Gianni Cervetti, presidente dell’ISEC, della Fondazione Corrente e della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi – Giovanni Dalle Fusine, direttore editoriale www.lagrandeguerra.net – Giuseppe Deiana, docente di storia e filosofia, presidente Associazione Centro Comunitario Puecher – Pietro Del Negro, professore emerito di storia militare – Mariangela Doglio Mazzocchi, storica del teatro francese – Franco Farinelli, geografo, presidente dell’AGEI – Cristiana Fiamingo, storica, africanista – Flavio Angelo Fiorani, ispanista – Sergio R. Fogagnolo, presidente ANPI Melegnano – Mimmo Franzinelli, storico cont. – Elio Franzini, docente di estetica – Paolo Gallerani, scultore – Giuliano Gasparotto, ingegnere, docente universitario – Franco Giannantoni, studioso della Resistenza e dell’Italia repubblicana – Antonio Gibelli, storico cont., fondatore dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare (ALSP) – Giulio Giorello, filosofo della scienza – Daniele Girardini, presidente Associazione Storica Cimeetrincee – Camillo Gnaccolini, docente in pensione – Alfonso Grasso, ingegnere navale – Alessandro Gualtieri, storico, www.lagrandeguerra.net – Angelo Guerini, editore – Paolo Inghilleri, psicologo sociale – Teresa Isenburg, geografa – Stefano Jesurum, giornalista e scrittore – Luca Jourdan, demoetnoantropologo – Paolo Legrenzi, professore emerito psicologia, Fond. Ca’ Foscari – Damiano Leonetti, ingegnere, scrittore – Alessandro Litta Modignani, giornalista – Pia Locatelli, parlamentare, Presidente Onoraria dell’Internazionale Socialista Donne – Giuseppe Longo, ricercatore – Teresa Mariano Longo, insegnante – Cornelio Michelin Salomon, perseguitato politico antifascista – Monica Miniati, storica – Giampiero Monaca, maestro elementare – Loris Nadalini, revisore legale dei Conti, presidente dell’Associazione storica “Emilia Romagna al fronte” – Gabriella Pagliani, saggista – Carlo Pancera, storico della pedagogia – Amerigo Pedrotti, ricercatore – Gianni Perona, storico cont. – Alf Pogatschnigg, docente e scrittore – Romain H. Rainero, storico cont. – Sandro Rinauro, geografo – Basilio Rizzo, presidente Cons. Comunale di Milano – Paolo Rumiz, scrittore, giornalista – Vincenzo Santoro, studioso di storia e giustizia militare – Guglielmo Scaramellini, geografo – Marcella Schmidt di Friedberg, geografa – Giuseppe Sciortino, sociologo – Giovanni Scirocco, storico cont. – Giovanni Silvano, storico sociale – Livio Sirovich, ricercatore scientifico Istituto nazionale di ricerca (OGS) e scrittore – Lorenzo Strik Lievers, storico cont. – Eduardo Szego, libero professionista – Pier Giuseppe Torrani, avvocato, presidente Associazione italiana per la ricerca sul cancro – Nicola Tranfaglia, professore emerito di storia dell’Europa e di storia del Giornalismo – Emanuela Trevisan Semi, ebraista – Filippo Tuena, scrittore – Giuseppe Valota, presidente Aned Sesto San Giovanni, figlio del deportato Guido morto a Mauthausen – Dario Venegoni, giornalista, vicepresidente Aned – Gabriella Venturini, giurista, già professore ordinario di Diritto internazionale – Itala Vivan, lett. africanista – Davide Zanon, avvocato – Luigi Zanzi, storico, Istituto Geymonat, Centro di Cultura Scientifica “Alessandro Volta” – Luigi Zoja, psicoanalista e saggista.

Ho appena aderito scrivendo a uno dei promotori, Marco Cavallarin (mcavallarin@gmail.com

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3 Responses to Riabilitare i soldati “decimati” nella Grande Guerra

  1. Francesco Cecchini says:

    Buongiorno,
    se d’ accordo, chiedo adesione e diffusione. Le adesioni, con in testa Lidia Menapace vicepresidente nazionale dell’ ANPI, non sono complete. Ad oggi sono oltre 200. Comunque l’ azione è di lunga durata fino al conseguimento dell’ obiettivo finale. L’ appello è stato pubblicato sul Manifesto, sul sito di storici orientali La Storia Le Storie di Pordenone ed altrove. Conto di inviare una prima lettera a Renzi e Pinotti dopo l’ elezione del presidente della repubblica ed anche a lui naturalmente. L’ azione non è isolata. Lo scrittore Paolo Rumiz, con il quale sono in contatto, ha aderito e diffonde un’ appello per la riabilitazione di 4 soldati friulani fucilati diffuso dal Messagero Veneto che ha ottenuto, oltre un migliaio di adesioni. Un avvocato di Padova ha inviato una lettera chiedendo la riabilitzione dei fucilati e decimati durante il 15-18 a Pinotti. Ed altro.
    Sul tema scrivo note sul sito La Storia, Le Storie. La prossima è una prsentazione, recensione dell’ ultimo libro di Paolo Rumiz, Come cavalli dormivano in piedi, che racconta di quei italiani, trentini e triestini che combatterono con un’ altra divisa e sotto un’ altra bandiera.
    Grazie per l’ attenzione. Un caro saluto,
    Francesco Cecchini

    PER LA RIABILITAZIONE STORICA E GIURIDICA DEI SOLDATI ITALIANI FUCILATI PER DISOBBEDIENZA O DECIMATI NEL PERIODO 1915-18
    In una lettera del 12 settembre 2014 firmata da Albino Bizzotto dei Beati costruttori di pace con altri 10 preti ed indirizzata a papa Francesco, in occasione della sua visita a Redipuglia, il 13 settembre 2014, si afferma: «Migliaia e migliaia di soldati sono stati processati e uccisi perché si sono rifiutati di ubbidire a ordini contro l’umanità. Sono stati bollati come vigliacchi e disertori, per noi sono profetici testimoni di umanità e di pace, meritano di essere esplicitamente ricordati nella celebrazione della memoria». Papa Francesco, pur pronunciando un forte discorso contro la guerra («Trovandomi qui,in questo luogo, trovo da dire soltanto una cosa: la guerra è una follia. La guerra distrugge l’essere umano») non ha raccolto l’invito. Noi crediamo che i fucilati per “codardia” o “disobbedienza” durante il grande massacro del 1914-18 vadano riabilitati storicamente e giuridicamente in tutti i Paesi. Per questo abbiamo redatto una lettera che pubblichiamo qui per raccogliere adesioni. Quest’azione va considerata all’interno di un più grande impegno quotidiano contro gli armamenti e contro tutte le guerre.
    PER LA RIABILITAZIONE STORICA E GIURIDICA DEI SOLDATI ITALIANI FUCILATI PER DISOBBEDIENZA O DECIMATI NEL PERIODO 1915-18
    Signor presidente del Consiglio, Matteo Renzi
    Signora ministra della Difesa, Roberta Pinotti
    e per conoscenza, signor presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
    Il centenario della Prima Guerra Mondiale deve essere l’occasione per fare i conti con un capitolo doloroso e rimosso dalla memoria nazionale, quello di mille e più soldati italiani – il numero esatto non è conosciuto – fucilati e comunque uccisi dal piombo di altri soldati italiani perché ritenuti colpevoli di codardia, diserzione o disobbedienza. Fra di loro ci sono anche i decimati, estratti a sorte da reparti ritenuti “vigliacchi” e passati per le armi «per dare l’esempio».
    L’ Italia detiene il record pesante di essere al primo posto. In un esercito di 4 milioni e 200 mila soldati al fronte ne “giustiziò” circa 1000. L’esercito francese che iniziò la guerra nel 1914, un anno prima, ebbe 6 milioni di soldati e 700 fucilati. Nell’esercito inglese furono 350 e in quello tedesco una cinquantina.
    La Gran Bretagna ha adottato nel 2006 un provvedimento sulla grazia dei soldati dell’ Impero Britannico durante la guerra 14-18. In Francia dopo un discorso di Jospin del 1998 se ne sta discutendo e avanzando verso una soluzione politico-giuridica che potrebbe essere presa a breve.
    Pur tenendo conto delle differenze politiche, culturali e giuridiche tra i vari Paesi attendiamo dal Parlamento italiano una decisione che faccia giustizia di quell’immensa ingiustizia.
    Cioè di esseri umani che furono “giustiziati” perché sostanzialmente:
    • Si rifiutarono di battersi e di morire per niente.
    • Vollero mettere fine ai massacri
    • Rifiutarono di uccidere altri esseri umani con differenti uniformi
    • Fraternizzarono oltre le trincee,
    La riabilitazione deve essere collettiva:
    • Perché è impossibile differenziare i casi dei fucilati. Molti documenti sono andati persi e gli archivi nel kaos.
    • Perché i soldati spesso sono stati fucilati collettivamente da plotoni d’ esecuzione alla presenza di truppe radunate per l’occasione
    • Perché quelle esecuzioni dovevano terrorizzare la coscienza collettiva dei soldati.
    La riabilitazione di questi cittadini italiani fucilati ingiustamente richiede probabilmente un’apposita legge.
    Possiamo contare sulla vostra sensibilità e disponibilità?
    ADERENTI ALL’ APPELLO PER LA RIABILITAZIONE GIURIDICA DEI FUCILATI E DECIMATI DURANTE IL GRANDE MASSACRO DEL 1915-1918

    Lidia Menapace, vice presidente ANPI, Luisa Morgantini, ex parlamentare europea, Beati i costruttori di Pace ONLUS, Angelo d’ Orsi, docente universitario, Fernando Camon, scrittore, Massimo Carlotto, scrittore, Marinella Correggia, giornalista, Antonella Ricciardi, giornalista, Andrea Pisauro, coordinatore SEL Regno Unito, Nicola Musumarra, ANPI Catania, Mao Valpiana, giornalista, Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, Massimiliano Pilati, Movimento Nonviolento, David Lifodi,giornalista, Daniele Barbieri, giornalista e scrittore,AZIONE NONVIOLENTA, Bozidar Stanic, scrittore, Antonio Mazzeo, giornalista, Donatella Traniello, impiegata, Alessandro Grancitelli, impiegato, Max Dresbach, traduttore, Beppe Pavan, Uomini in Cammino di Pinerolo, Daniele Novara, Direttore Centro Psicopedagogico per educazione, Piacenza, Rudi Ghedini, giornalista ed obiettore di coscienza, Paolo Buffoni Damiani, poeta ed attivista interculturale, Fabrizio Melodia, scrittore, Giulio Di Luzio, giornalista, Daniela Pia, docente, Tiziana Bertoldin, medico, Piero Deola, pensionato ed agitatore culturale, Raffaele Mantegazza, docente Universitario, Roberto Vuilleumier, procacciatore d’ affari, Barbara Lo Buono, assessore, Pasquale D’ Andretta, formatore socio-culturale,Primo Ilario Soravia pensionato,Francesco Cecchini, scrittore, Fabio Tumioli, Maria Angela Zecchini Paolo Cattaneo, Gianni Quarticelli, Giulia Mazzarelli operatrice culturale Cineteca Sarda di Cagliari, Anna Maria Janni Janez Andrea Mingozzi Francesco Masala Antonio Alibrandi ,Roberta Ronchi,Armando Gnisci, Alberto Melandri ,Silvie Verde, Elena Furio, Tiziano Tosarelli,Raffaele K. Salinari,Valerio Calzolaio, Elena Furio,Tiziano Tosarelli, Begnino Moi,Milena De Benedetti, Sergio Mama brini, Pietro Quartana, Santa Spanò, Federico Seragnoli, Giovanna Canu, Mauro Gerna, Luca Bordicchia, Maria Grazia Guaschino, Raimondo Chicco, Marco Grenni Elena Grenni, Luisa De Raffaele, Rosanna Pesenti, Marina Mazzolani, Arturo Morara, Nelly Bocchi Amnesty International, Massimo Ruggeri, Maria Anita Cutini, Saverio Tommasi, regista ed attore,Enrico Carovita, Silvie Verde, Massimo Ruggeri, Alessio Surian, Piera Mulliri, Marco Cinque, scrittore, Alessandra Durante, Giulio Di Luzio, Stefano Galleni, Domenico Stimolo, Graziella Tagliaro, Lucia Tagliaro, Vincenzo Puggioni, Giuseppe Lodoli, Lanfranco Lodoli, Gadi Luzzato, Davide Fabbri, Fabio Forti, specialista in Istituzioni e Tecniche dei Diritti Umani, Gianni Buganza, storico del diritto, Manlio Zonch, pensionato, Manuela Flores d’ Arcais, pensionata, Iari Miani, consulente informatico, Patrizia Tamanti, pensionata, Ettore Zerbino, medico psichiatrico, Renata Ilari, insegnante, Luciana Salibra, insegnante in pensione, Laura Valle, Stefano Crema, Cristina Gatti, Fiammetta Formentini, Giuseppe Conigliano, dirigente aziendale, Angela Maria Goglio, Lorenza Giangregorio, perito grafologa, Maria Carla Biavati,rete CCP, Maurizio Cucci rete CCP, Carlo Bordini, poeta,Giancarlo Zilio, pensionato ENEL, Adriana Zilio, casalinga, Giovanni Abbagnato, dipendente pubblico, Laura Sommani, Filippo Magnaguagno, Pierangelo Monti, Maria Antonietta Lodoli, Giacomo Antoniolli, pensionato, Mari Cor, autoproduttrice, Gaia Capogna, traduttrice, Lucia Squillace, giornalista, Arianna Ballotta, traduttrice, Giuseppe Baldisseri, dirigente FS, Roberto Proni, disoccupato, Cristina Gatti, Paola Cornigliaro, amministratrice di una cooperativa, Pierangelo Monti, Francesca Giorgetti, Enrico Schierano, Giordano Vecchietti, Maria Benciolini, antropologa, Roberta Ronchi, Francesco Mencaraglia, pensionato, Max Mauro,docente e scrittore, Pasquale De Sole, Maria Luisa Loche,insegnante, Gabriella Giudici, docente, Nadia Consani, poetessa, Luigi Tonon, Margherita Granero,Ferdinando Camon, scrittore. Senatore Gian Marco Centinaio, obiettore di coscienza, Gruppo Donne in Nero-Ravenna, Laura Matelda Puppini, storica, Gigi Bettoli, dirigente cooperativa e storico, Luigi Tonon, Margherita Granero, Gian Domenico Mazzocato, scrittore, Paola Tessitori, storica, Lucia Tundo, bibliotecaria, Luigi Urettini, storico contemporaneista, Giorgio Giannini, obiettore di coscienza.

  2. franco fuselli says:

    aderisco

  3. Serge Noiret says:

    Atto necessario di memoria nel quadro delle celebrazioni del centenario della prima guerra e del significato collettivo ed internazionale che la prima guerra riveste oggi per una pace duratura

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