“Per le torture ebbi una grave emorragia uterina, mi dettero della carta igienica…”. Il Cile del ’73 davanti alla III Corte d’Assise di Roma

giovedì, maggio 7th, 2015

“Cosa volevano da me? Sapere se ero del Gap…sapere i nomi del Mir”.

Una nuova udienza del Processo per il Piano Condor, a Roma, con gli orrori del golpe del 1973. Tre i testimoni sentiti, per un “desaparecido” come Omar Venturelli,  il sacerdote di origine italiana che stava con i mapuche e la loro lotta contro i terratenientes, prelevato dal carcere di Temuco il 3 ottobre del 1973 dove era detenuto da una ventina di giorni e torturato, “desaparecido” da quel giorno.

In aula la figlia di Omar, Maria Paz Venturelli che nel 1973 aveva solo tre anni. Nel frattempo è scomparsa per una malattia non curabile sua madre Fresia Cea, che nelle aule giudiziarie italiane (quando alla sbarra era il fiscal Alfonso Podlech Michaud) ha  sempre ricordato il sacrificio di Omar.

A riferire alla III Corte d’Assise  di Roma l’interesse dei golpisti cileni per i militanti del Mir è Alberto Alarcon, che ha iniziato spiegando di essere diventato sordo per le torture subite allora che gli hanno lasciato un segno anche sullo sterno.

Alarcon fu denunciato da un altro militante del Mir e alla fine dovette ammettere di essere del Mir. “Volevano sapere dove era mio fratello”, ha ricordato Alberto riferendosi a Bincho, oggi non presente in aula.

E poi Alberto Alarcon come hanno fatto poi gli altri due testimoni, gli ex “miristi” Alonso Azocar e sua moglie Bernardita Weisser, ha raccontato le torture subite al reggimento Tucapel (nella foto l’ingresso).

Ammanettato alla schiena (Alberto si è alzato sulla sedie per mostrare come) bisognava piegare il capo e si era costretti a infilare la testa in un recipiente pieno di acqua con escrementi. Se ne veniva estratti quando si stava ormai per affogare.

Oppure la testa veniva chiusa in una busta di plastica, legata fino al collo, senza avere possibilità di respirare…

Chi guidava queste torture? Il tenente Manuel Vazquez Chahuan, che fino al dicembre del 1973 lo interrogò in modo permanente.

E poi Aguirre Mora, che lo aveva interrogato la prima volta.

Infine che cosa ricorda il teste di Omar Venturelli? Della sua detenzione e della sua “scomparsa” Alarcon ha appreso dai tre medici detenuti che lo avevano curato dopo le sedute di tortura: Jorge Bardi, che era compagno di cella di Omar Venturelli, Luis Alberto Barra e Miguel Angel Solar.

“Mi dissero che era stato “liberato” e dato che non era arrivato in nessuna casa di familiari supponevano che fosse detenuto di nuovo…”.

Ad Alarcon è stato chiesto poi se Venturelli, ufficialmente dei Cristiani per il Socialismo, fosse del Mir.

Alarcon ha detto che allora non lo sapeva ma che oggi è arrivato alla conclusione che fosse del Mir.

Dopo Alberto Alarcon è stata sentire Bernadette Weisser Soto, allora una militante del Mir e assistente sociale.

Arrestata il 26 ottobre del 1973 insieme al marito Alonso Azocar, anche lui del Mir, fu portata dall’isola di Chiloé dove si era rifugiata dopo il golpe a Temuco, 500 km più a nord.

Bernadette ha raccontato poi le torture subite e il grave insulto che ne conseguì, la perdita di un bambino con una grave emorragia uterina per la quale un carceriere si limitò a darle della carta igienica.

Momenti di commozione in aula, con Bernadette che si è interrotta piangendo, di fronte a questi ricordi terribili.

“Venivamo legati a una sedia, tra urla e grida, minacce e accuse impossibili, cui seguivano scariche elettriche molto forti…Eravamo in una piccola stanza. E’ così che mi venne quella emorragia. Ho perso allora cognizione del tempo. Quattro, cinque giorni…Per l’emorragia mi allontanarono poi dal reggimento Tucapel. Mi portarono al carcere femminile. Poi ripresero gli interrogatori, bendata. Minacce, nausea, vomito…

Poi mi portarono davanti a un giovane ufficiale che mi doveva ipnotizzare. Era molto nervoso, anch’io…Poi mi bendarono di nuovo e nel pomeriggio mi riportarono in carcere. In una stanza isolata, scura, umida, dove sono restata per 16 giorni. Senza nessuna cura medica….”-

I torturatori? Bernadette Weisser ricorda di essere stata portata di fronte a Nelson Ubilla, il capo dell’intelligence oggi scomparso. In carcere a volte la prendeva il sergente Moreno, Orlando Moreno Vazaquez, imputato del processo.

Ho presentato contro Ubilla e Moreno una denuncia a Temuco, mi hanno fatto fare un confronto, li ho riconosciuti….”.

La Corte mostra una foto di Moreno Vazquez, Bernadette Weisser lo riconosce.

“Ora è un attivo cristiano della Chiesa cattolica”, dice.

Bernadette ricorda quando sentiva il marito gridare sotto tortura, lo stesso farà lui poco dopo ricordando le urla di lei.

Bernadette ricorda quattro compagne incinte, una partorì in carcere.

Terzo testimone dell’udienza del 7 maggio è stato Alonso Alarcon Avendano, marito di Bernadette, come lei del Mir.

Dopo aver ricordato l’11 settembre a Temuco e poi dopo la fuga a Chiloè e l’arresto, Alonso ha riferito anche lui dei modi di tortura.

“Dovevamo andare alla porta della cella retrocedendo di spalle, venivamo denudati e legati, restavano liberi solo i pollici con cui rispondere alle domande. Poi partivano in crescendo le scariche elettriche, lingua, pene, ano…E poi mentre eravamo bendati arrivavano colpi al viso, non sapevo come difendermi…

Mi ributtavano in cella su un pavimento di cemento,. Mezzo nudo, urinavo qualche goccia sul pavimento e mi trascinavo per poter sentire un po’ di umidità sulla bocca…”.

Giorni e giorni così. Poi l’hanno portato in carcere, e lo hanno fatto sfilare di fronte a una quindicina di detenuti. Ne riconosceva qualcuno?

“Quasi sempre ci veniva a prendere per le sedute di tortura il sergente Moreno”, dice.

Nudo veniva minacciato sessualmente. Il termine “maricòn” (frocio) si sprecava.

Alonso non sa se Venturelli fosse del Mir. In carcere circolava una lista di detenuti passati per la “falsa libertà”., i desaparecidos.

I militari dicevano che erano stati liberati e che sicuramente avevano qualche donna dove erano riparati…

Il processo per il Piano Condor continua l’8 maggio con altri testimoni cileni come Victor Marturana, Herman Carrasco, Eleuterio Toro, Ernesto Garcia, Camino Gaeta Mora, Carlos Lopez.

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