Un ex militare cileno al processo Condor: “Un soldato mi disse che il desaparecido Omar Venturelli era stato ucciso…”. Si chiama Schwartesnki e sarà convocato a Roma

sabato, maggio 9th, 2015

Lo echaron…

Il giudice della Corte d’Assise chiede al traduttore il significato del verbo spagnolo usato dal testimone. Ma è lo stesso teste, l’ex militare cileno Ernesto Garcia, a tradurlo con un verbo più conosciuto: “Lo mataran”, dice…

Lo uccisero.

Nel processo per il Piano Condor un nuovo tassello, importante, si aggiunge. Finora del “desaparecido” Omar Venturelli, scomparso a Temuco il 3 ottobre del 1973, la morte era solo presunta.

E’ stato un ex soldato di allora a riferire oggi di fronte alla III Corte di Assise di Roma la verità nascosta e finora mai accertata: fu un altro soldato a dire al militare di leva Ernesto Garcia che il professor Omar Venturelli, di cui Garcia era stato alunno al liceo di Gorbea (una cittadina a 40 km da Temuco), era stato eliminato.

Il testimone sentito a Roma  ha fatto anche il nome del commilitone che gli disse della morte di Venturelli, la parte civile (avv Marcello Gentili e Gianfranco Maniga) ha chiesto che venga convocato a Roma.

Si tratta di Libardo Hernàn Schwartenski Rubio, è lui il soldato che allora proveniva da Gorbea, un  giovane all’epoca descritto come massiccio, con gli occhi chiari e i capelli biondi (il cognome è tedesco).

Lo ha confermato un altro testimone sentito ieri, Herman Carrasco, che ha mostrato l’elenco dei 26 imputati in Cile per l’uccisione di sette detenuti il 10 novembre del 1973, il caso Polvorin (nella foto la lapide che è stata posta a Temuco), una messa in scena, un presunto attacco alla polveriera del reggimento Tucapel da parte dei detenuti, concluso con la fucilazione di sette militanti comunisti). Schwartenski passato poi alla Dina è infatti uno dei 26, che rinviati a giudizio attendono ora una sentenza in Cile.

Procedimento numero 13089, ha detto Carrasco, passando poi a descrivere questo militare: “Era un giovane dal carattere violento e servile di fronte agli ufficiali, scelto per partecipare ai crimini più brutali, era soldato di leva ma scelse la carriera entrando poi nel marzo del 1974 nella scuola di formazione del servizio segreto Dina…”.

L’udienza dell’8 maggio è iniziata dunque col testimone Ernesto Garcia che ha ricordato oltre a questo episodio del commilitone Schwartenski anche di aver veduto due volte Omar Venturelli dentro la sede del Reggimento Tucapel, il posto in cui i detenuti venivano interrogati e torturati. La seconda volta Venturelli appariva irriconoscibile, “deteriorato”, dimagrito fisicamente, senza danni appariscenti in viso. Era stato torturato con la corrente elettrica e gli avevano strappato le unghie. Erano i primi giorni di ottobre del 1973.

Garcia ha detto di averlo portato dal comandante del reggimento, il capitano Ubilla, ma prima di aver fatto girare a vuoto il prigioniero che era bendato, per disorientarlo.

Un altro testimone,Victor Maturana, allora del Mir,  ha riferito poi che Omar Venturelli era stato nei Cristiani per Il Socialismo ma che se ne era poi allontanato per entrare nel Mir.

Maturana ha poi spiegato non tutti i membri del Mir si conoscevano tra loro, per ragioni di sicurezza.

Arrestato il 13 settembre Maturana è stato detenuto nello stesso carcere di Venturelli fino a gennaio del 1976. Omar Venturelli era arrivato a fine settembre, ha detto Maturana. Tutti quanti venivano torturati. “L’ho visto arrivare in cortile un giorno dopo una tortura”, così Maturana di Venturelli.

L’ultima volta l’ha visto ai primi di ottobre.

“Un giorno fu portato via dal carcere, lo stava cercando la Procura Militare, uscì dal recinto e non l’abbiamo più visto….”.

“Non chiesi di lui, supponevamo siccome era già successo che chi non tornava fosse assassinato”.

Poi Maturana ha riconosciuto nelle foto vari militari, Manuel Vazquez Chahuan, Jaime Garcia Cavarrubias e il fratello, Orlando Moreno Vazquez, Carlos Astroza Luco ed Hernàn Ramirez Ramirez, il capo di tutti nella regione.

Dopo Maturana è stata la volta di Herman Carrasco detenuto allora prima in una base aerea (dal 19 al 26 settembre e poi al Reggimento Tucapel dal 4 al 9 novembre), torturato in entrambi i posti.

Carrasco ha ricordato di aver sentito dire da ufficiali della forza aerea che il “cura”  (sacerdote) era un duro, poi erano seguiti insulti. Era Venturelli?

A Carrasco è stato chiesto poi della Carovana della Morte, quella scia di morti in tutto il Cile seminata dal passaggio del generale Arellano Stark, il braccio destro di Pinochet nell’eliminazione dei prigionieri.

“Consisteva in un elicottero Puma che si spostava da un luogo all’altro con tutto lo staff di Stark

A Temuco avevano fatto tappa nella base aerea di Manquehue, nei primi giorni dell’ottobre del 1973.

La Carovana della Morte aveva colpito prima al sud e poi si era trasferita al nord.

Quanto alle violenze subite Carrasco ha ricordato che si trattava di torture brutali, tentativi di bassezza sessuale, colpi, scariche elettriche sul sesso, a orecchie, occhi e ano. Uno dei torturatori era Jaime Jorge Cavarrubias.

Lui fu liberato il 9 novembre grazie all’intervento del suocero che era un sottufficiale del Reggimento Tucapel.

Poi Carrasco ha ricordato la sorte dei suoi compagni liquidati con la messa in scena del Polvorin e ha descritto il soldato Schwartenski come corpulento, alto 1,75, biondo con occhi chiari, molto violento.

Anche Carrasco ha riconosciuto nelle foto vari militari come Chahuan e Moreno Vazquez.

Ancora sulla militanza di Omar Venturelli nel Mir anche altri due testi, il professor Eleuterio Toro (oggi all’università di Trento) e Carlos Lopez Fuentes residente in Francia.

Il professore ha rivelato che fu lo stesso Venturelli a dirglielo. E ha riferito poi della lettera di minacce che Venturelli aveva ricevuto prima del golpe a casa sua da parte dell’organizzazione fascista Patria y Libertad. In quella occasione Venturelli aveva dovuto trasferirsi a casa di parenti nella cittadina originaria di Capitan Pastene.

Carlos Lopez ha saputo della militanza di Venturelli nel Mir da un cugino e da altri due militanti del Mir, Julian Bastias e Luis Jara.

Lopez ha spiegato che il Mir non era un partito clandestino ma un’organizzazione alla luce del sole, con organismi noti a livello nazionale e locale. Non tutti però si conoscevano tra loro.

Quanto alla sua detenzione Lopez fu arrestato il 18 novembre del 1973, con la moglie, la figlia di 5 anni e due cugini di 7 e 14 anni.

Torturato volevano sapere da lui se era del Mir, i nomi di altri militanti e se avesse armi da qualche parte.

Lopez ha ricordato poi che appena arrivato in carcere gli altri detenuti gli parlarono dei “desaparecidos” e che uno dei nomi fatti era quello di Omar Venturelli.

Infine Camilo Gaete, arrestato il 9 novembre e costretto appena preso a fare un giro per la città di Temuco in auto per indicare le case dei compagni. Per la sua mancata collaborazione era finito poi bendato per terra sul cemento di una stanza umida, dove qualche militare gli aveva sparato colpi di pistola vicino alla sua testa….

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