Europa della paura, non c’è che da rimboccarsi le maniche

venerdì, giugno 24th, 2016

L’Europa della paura è tra noi.

I primi ora ad aver reale paura sono gli inglesi che hanno soffiato sul fuoco. Non contavano di ritrovarsi alle prese con l’uscita reale dall’Unione Europea e con all’orizzonte una prossima recessione. La piccola Inghilterra sfascia la Gran Bretagna, l’unità di ciò che resta dell’impero è assai precaria. La Scozia, ma anche l’Irlanda del Nord, non ci stanno. Che fare?

La paura assale le fragili strutture dell’Unione, è nelle ventate caotiche e irresponsabili dei demagoghi della destra xenofoba certo, ma è anche nella paura ordinaria che i cittadini dell’Europa hanno verso il capro espiatorio più a buon mercato, i poveri migranti in fuga dai loro mondi scoppiati con i lori figli spesso assai piccoli.

L’Europa che negli anni ’60 è riuscita ad assorbire una ventina di milioni di immigrati, inserendoli in un panorama certo allora di sviluppo e di espansione, teme oggi l’arrivo di uno, due milioni di immigrati. La campana d’allarme suona perché in ogni paese ci sono politiche non di sviluppo ma di austerità. I populismi e la demagogia in questo sguazzano, complice un invecchiamento precoce di ciò che un tempo si chiamava sinistra. Per quanto possa apparire paradossale e strano solo il Papa mantiene un discorso apertamente opposto.

Come uscire allora dallo stato di paura?

L’Europa da sola non ce la fa. Basta guardare all’incapacità della Francia di Hollande nel far fronte a un mese di agitazioni nate con le Nuitdebout e il rifiuto delle nuove disposizioni della legge sul lavoro. Un’incapacità che spesso sconfina nel dispotismo e nell’autoritarismo. E’ la Francia che appena ieri era quella del Je suis Charlie…

Non ce la fa in Italia dove il piccolo regime instaurato da un leader non autorizzato da nessun voto sta perdendo colpi e la resa dei conti si profila vicina ma densa di successive incognite, senza particolari ancoraggi. Il futuro passa attraverso un No.

L’Europa non ce la può fare da sola se sul fronte mondiale gli Usa non avviano un nuovo New Deal che rilanci politiche keynesiane di sviluppo e di aiuto ai paesi più in difficoltà. Bernie Sanders che si schiera ora con Hillary Clinton forse potrà dire questo?

C’è bisogno di sinistra, a questo mondo, e le condizioni da cui si parte sono praticamente assai piccine. Ma la speranza è l’unica vera arma che abbiamo contro la paura. Non c’è che da rimboccarsi le maniche…

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