Lo studente torturato dai sicari di Pietro Koch. E ancora nulla che ricordi le efferatezze della banda fascista in via Principe Amedeo a Roma

venerdì, 22 Gennaio, 2010

Efferatezze rimosse. E ancora non c’è niente che ricordi a Roma in via Principe Amedeo 2 il covo della banda di Pietro Koch. Quanto ancora si dovrà aspettare per una lapide? Ecco cosa riferì in tribunale Giovanni Scottu, sulle violenze subite da un giovane romano che era stato arrestato dai sicari di Koch nel ’44: prima cominciarono a schiaffeggiarlo, dandosi il cambio dai dieci ai dodici sgherri, e inoltre lo punzecchiavano con degli spilli, lo lasciarono esanime per terra e gli colava sangue dalla bocca, dal naso, dagli orecchi, dibattendosi disperatamente tra gli spasimi atroci invocando con un filo di voce che gli era rimasta la mamma. Poco dopo venne introdotta la sua fidanzata, già fermata poco prima e quando fui innanzi a lui i carnefici lo minacciarono che l’ammazzavano in presenza sua. Gli inquisitori vista la sua ostinazione al silenzio per l’accusa mossagli contro, lo rialzarono da terra, due sgherri lo reggevano e un terzo lo denudò completamente, poi prese due aste di legno, issò all’estremità di queste degli stracci imbevuti di benzina, ci appiccicò il fuoco e iniziò a bruciargli i coglioni…Lo sventurato studente, svenuto dal dolore, non dava segni di vita, fu portato via e non lo vidi più.
Fin qui la gtestimonianza di Scottu. Alla banda di Pietro Koch, ricordiamo, è attribuita la morte di 44 persone e l’arresto, quasi sempre seguito da torture e sevizie, di 633 antifascisti.

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