Roma,memoria dimenticata della banda Koch

martedì, 19 Gennaio, 2010

Non c’è memoria di Koch a Roma. Due posti della ferocia nazifascista a Roma pfressochè dimenticati. Non c’è niente che ricordi in via Principe Amedeo 2 la Pensione Oltremare, la più tetra delle prigioni usate dalla banda Koch per torturare e seviziare centinaia di antifascisti nel ’43-’44. Neanche una targa o una lapide a ricordare il triste luogo usdato da Koch fino a metà aprile ’44. L’altro posto, dove sorgeva la Pensione Jaccarino in via Romagna 38, all’angolo con via Sicilia, appare altrettanto dimenticato. La lapide c’è, ma sta molto in alto e si stenta a leggerla. Eppure nei due luoghi furono detenuti, picchiati, seviziati centinaia di prigionieri, come il professor Pilo Albertelli poi tra i martiri delle Fosse Ardeatine. Il tentativo di affiggere una lapide per ricordare la Pensione Oltremare, nel palazzo a sei piani di via Principe Amedeo 2 che ospita oggi alcuni piccoli hotel e la sede di produzione di Radio Radicale, in passato siu sarebbe scontrato con l’opposizione del condominio. Un passo comunque non è mai stato fatto concretamente dalla amministrazione comunale, neanche per segnalare sulla pubblica via il luogo. In via Romagna 38 l’edificio invece è oggi una sede del Ministero dello sviluppo. Il risultato è che a Roma sembrano dimenticate le efferatezze commesse in quei bui mesi dalla banda di Pietro Koch. Ha scritto su di lui Silvio Bertoldi: Koch e’ specializzato nella caccia ai membri del Partito d’ azione e ai comunisti, tra gli altri “pesci” grossi catturati c’ e’ Luchino Visconti, salvato grazie all’ amicizia di Maria Denis con il bel tenente, pronto a rilasciare il regista in omaggio alla diva. Non gli riesce, invece, di arrestare Bontempelli, preda ambita, perché lo scrittore gia’ fascistissimo e accademico d’ Italia ora e’ passato alla Resistenza (nel dopoguerra diventerà parlamentare comunista). Nella banda l’ avvocato Trinca Armati e’ il capo del cosiddetto ufficio legale, il vicecomandante si chiama Armando Tela, un italoargentino con una piccola industria in Toscana. Sono in tutto una sessantina, con tanto di segreteria, ufficio investigativo, autodrappello, ufficio disciplina, armeria, sorveglianza prigionieri. Un apparato per mascherare da polizia legale quello che e’ invece uno strumento di arbitrio per operazioni persecutorie, tra l’ altro alle dipendenze della Sicherheitsdienst tedesca più che della polizia repubblichina. Non mancano due preti, don Pasquino Perfetti e padre Epaminonda Troya, gia’ vice parroco di Santa Trinita a Firenze, e una schiera di donne, Lina Zini, Anna Saracini, Camilla Giorgatti, Teresa Ledonne, Anna Chiavini, Giulia Ferrini, Annapaola Marchetti, Maria Rivera e, perfino, una soubrette in quei mesi sull’ onda del successo a Milano, Daisy Marchi, amica del ministro della Real Casa Acquarone, e amante en titre del capobanda. Koch e la banda restano a Roma fino all’ arrivo degli alleati, poi risalgono a Nord, prima a Firenze e poi a Milano, la citta’ dei loro lugubri fasti.
Fin qui Bertoldi. Su e sulle efferatezze commesse in quei nove mesi a Roma, con uno strascico poi a Milano, Massimiliano Griner ha messo a punto dieci anni fa un’ampia ricostruzione pubblicata da Bollati Boringhieri.

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