Lettera delle maestre della materna di Rignano Flaminio in difesa delle loro colleghe rinviate a giudizio per pedofilia

lunedì, 15 Febbraio, 2010
Ricevo da Rignano Flaminio questa lettera delle maestre dell’Olga Rovere, la scuola in cui hanno operato le tre maestre e la bidella rinviate a giudizio venerdì dal Gup di Tivoli per rispondere di atti di pedofilia compiuti sui bambini della scxuola. Il ptocesso inizierà il 27 maggio. Questa mattina le maestre della scuola hanno sottoscritto la lettera che segue. Ai tempi in cui sarebbero acvvenuti i fatti contestati nella scuola materna Olga Rovere oltre alle quattro incriminate operavano altre 29 persone tra maestre e bidelli. In grande misura le stesse che ora scrivone queste righe. Acccanto due immagini della scuola.
Stamattina alzarsi dal letto è stato difficile. Come ogni lunedí dobbiamo recarci al nostro posto di lavoro, la Scuola dell’Infanzia “Olga Rovere” di Rignano Flaminio. Dobbiamo accudire i nostri piccoli allievi, li dobbiamo educare, proteggere dai pericoli dell’ambiente e da quelli che vengono dai comportamenti sbagliati come l’egoismo e la prevaricazione. Dobbiamo aiutarli a compiere i primi passi nel mondo e nella società, vivere assieme a loro la gioia delle cose e del mondo.
Ma stamattina non ce la facciamo.
Venerdì il GUP di Tivoli ha accolto le richieste dei suoi colleghi GIP e PM e ha rinviato a giudizio le nostre colleghe Marisa, Silvana e Patrizia, il marito di Patrizia e la bidella Cristina.
Ci sentiamo rinviate a giudizio anche noi. E in fondo lo siamo da 4 anni, perché è 4 anni che spieghiamo a tutti, di continuo, che la scuola dell’Infanzia di Rignano Flaminio non ha ospitato nessuna banda di orchi, che nessun bambino è stato mai portato lontano dalla scuola o sottoposto a quelle violenze così ripugnanti che non riusciamo nemmeno a dirle. Che cose mostruose come quelle è semplicemente impossibile che accadano in una scuola.
E un minuto dopo, ancora scosse e amareggiate dalle accuse e dalla diffidenza della gente a cui negli anni, con entusiasmo, abbiamo dato un insostituibile servizio educativo, un minuto dopo eccoci lí a continuare il nostro lavoro, a prenderci cura dei piccoli, a nascondere la nostra tristezza e il dolore dietro un sorriso e un abbraccio.
Ma oggi è più difficile che prima.
Da sempre il nostro lavoro è al servizio dello Stato. Nel nome della Costituzione della Repubblica e dei principi di uguaglianza e fratellanza tra gli uomini di qualunque età, razza, sesso o religione noi posiamo i primi mattoni per costruire gli uomini e le donne di domani, affinché questi siano persone serene, consapevoli, civili, positive, capaci.
Ma lo Stato dove era venerdí 12 giugno? Certo non era a Tivoli, non era in quell’aula di tribunale dove dei grigi burocrati decretavano il proseguimento di un calvario assurdo per le nostre colleghe, per noi insegnanti di Rignano, per tutta la comunità che da 4 anni aspetta dallo Stato che si scriva la parola FINE su questa brutta storia, in modo da poter provare a ripartire, a ricostruire.
O forse c’era? Forse lo Stato era rappresentato da quei burocrati che per 4 anni sono andati alla caccia delle streghe, spendendo milioni di euro di soldi pubblici in consulenze affidate a persone di fiducia? che hanno sentito i bambini di Rignano dire 20 cose ma ne hanno ascoltato solo una, solo quella che in qualche modo potesse sostenere l’assurdo castello accusatorio che hanno costruito con la sabbia e che è stato spazzato via dall’onda delle sentenze del Tribunale del Riesame e della Corte di Cassazione? che si turano le orecchie quando i bambini di Rignano dicono che a scuola stavano bene e che vogliono bene alle loro maestre?
Cos’è questa follia? Perché lo Stato non è con noi, non ci aiuta?
Perché lascia che degli pseudo-dottori millantino abilità diagnostiche che non sono proprie della Scienza psicologica e con esse illudano i poveri di spirito?
Perché permette che alcuni politici vestiti da “difensori dei bambini” si gettino come un branco di iene sul corpo ferito di una semplice scuola di provincia, ricavandone visibilità e carriera?
Perché consente ad individui senza intelligenza, o forse senza scrupoli, di seminare tra la popolazione italiana la paura delle scuole materne e delle loro maestre?
Noi maestre della Scuola dell’Infanzia, umili servitrici dello Stato, siamo lasciate indifese di fronte alla follia di pochi individui malati, che grazie alla convergenza di interessi e potere ci fanno a pezzi impunemente. Come possiamo continuare a fare questo lavoro se per un qualunque pazzo che si permette di recarsi presso una caserma a raccontare le storie più assurde (magari dopo averle messe in bocca a un bambino) noi veniamo inquisite, arrestate e processate IN ASSENZA DI RISCONTRI?
Sarebbe ora che lo Stato si risvegli dal torpore e si renda conto che questa follia sta cancellando la fiducia della gente nelle istituzioni tutte e in particolare nella Scuola.
Lunedí, 15 febbraio 2010
Le maestre della Scuola dell’Infanzia di Rignano Flaminio
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