Malumori inglesi per l’intrusione vaticana sulla politica interna

venerdì, 12 Febbraio, 2010

Da “Cronache laiche” riprendiamo questo aggiornamento sui malumori inglesi contro le intrusioni del Vaticano, un problema per il Papa e la sua visita in settembre.

Non sarà sfuggito, a quanti amano dare un’occhiata alla sezione esteri dei quotidiani, che in Gran Bretagna serpeggia un certo disappunto per l’annunciata visita, in settembre, del Santo Padre. Dato il noto pragmatismo anglosassone, sarà stato facile credere che il motivo di ciò risieda nella prevista spesa di 20 milioni di sterline da sostenere per la sua accoglienza. E in effetti, 20 milioni di sterline, specie in piena crisi economica, sono un’ottima ragione per non volere l’esoso ospite.

Tuttavia, dietro la contrarietà di molti britannici, si celano ragioni ben più profonde. E sono almeno due.

Proprio in questi giorni, è in discussione nella Camera dei Lords un provvedimento chiamato Equality Bill, firmato dalla laburista Harriet Harman e già passato alla Camera dei Comuni, che estende e rafforza le garanzie di pari opportunità ed uguale trattamento per tutti i cittadini britannici. Il fatto singolare è che l’Equality Bill non si limita a deprecare genericamente la discriminazione, ma individua delle categorie di persone con caratteristiche ben specifiche e indica, altrettanto specificamente, quali sono i comportamenti ritenuti discriminatori e, quindi, da evitare, nei loro confronti. Le caratteristiche protette, nell’ordine, sono: l’età, la disabilità, il cambio di sesso (avvenuto, parziale o programmato), le coppie di fatto, la gravidanza e la maternità, la razza, il credo religioso o filosofico, il sesso, l’orientamento sessuale.

Da notare che tale provvedimento è solo un ulteriore passo nel cammino verso una più concreta uguaglianza intrapreso dal Governo laburista nel 2007, quando, con l’Equality Act on Sexual Orientation, furono estesi il matrimonio – civile e anglicano – e la possibilità di adottare bambini anche alle coppie gay. I vescovi cattolici insorsero, gridando che in questo modo, per venire incontro ai diritti di alcuni (i gay), si ledevano i diritti di altri (i credenti). La normativa, infatti, implica che anche le agenzie cattoliche per l’adozione debbano adeguarsi alle nuove regole e valutare le richieste avanzate dalle coppie gay alla stregua di quelle avanzate dalle coppie etero. Più della metà di esse ha preferito chiudere e cessare i propri servizi piuttosto che accettare il fatto che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti.

Il disegno di legge ora in discussione irrobustisce la tendenza imboccata dal Governo e così, lo stesso giorno in cui la Cancelleria Vaticana ha confermato ufficialmente la visita del pontefice nella vecchia Inghilterra, lo stesso indirizzava una lettera ai vescovi cattolici, in cui affermava: « l’effetto di una certa legislazione atta a raggiungere questo obiettivo [l’uguaglianza] è stato di imporre ingiuste limitazioni alla libertà delle comunità religiose di agire secondo il proprio credo. Per alcuni aspetti essa viola veramente la legge naturale su cui si fonda l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e per mezzo della quale essa è garantita. ». Il Times non ha usato mezzi termini, ed ha così commentato l’osservazione del papa: «È davvero inusuale che un capo di Stato straniero o un leader religioso intervenga così direttamente nel processo legislativo di uno Stato protestante; i commenti del papa hanno provocato la condanna delle organizzazioni secolari e per i diritti dei gay». Si sono creati comitati di protesta e Terry Sanderson, uno degli organizzatori, si domanda «perché mai i contribuenti britannici dovrebbero accollarsi le spese della visita di qualcuno che verrà ad attaccare il diritto all’uguaglianza e a promuovere la discriminazione».

Ma non è finita qui. A monte di questa vicenda sociale, ve ne è, infatti, una strutturale. Nel luglio del 2008 la chiesa anglicana ha assentito all’ordinazione delle donne vescovo (che già dal 1992 potevano divenire sacerdoti) e, recependo la direttiva sulle unioni civili, ha consentito ai pastori gay di unirsi civilmente. Ciò ha provocato la reazione scomposta della parte più tradizionalista del clero britannico, primi fra tutti i membri della Traditional Anglican Communion, che hanno avanzato formalmente richiesta di entrare a far parte della chiesa di Roma. Il Vaticano ha annusato l’affare e, dopo un paio d’anni di tentennamenti, ha spalancato le paterne braccia a tutti quei vescovi e sacerdoti anglicani che proprio non se la sentivano di vedere una femmina elevata al loro rango, o di inghiottire il rospo delle unioni omosessuali.

Pur di far rientrare le pecorelle smarrite nell’ovile, Benedetto XVI, lo scorso 9 novembre, ha istituito un apposito ordinariato, sancito dalla Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus. Con essa si stabilisce che i pastori e i vescovi «scissionisti» potranno conservare le liturgie anglicane e una certa autonomia nella diocesi di appartenenza. Quanti di loro, poi, sono già sposati, diverranno a tutti gli effetti sacerdoti della Santa Romana Chiesa; i vescovi, però, dovranno rinunciare al loro rango e tornare semplici sacerdoti.

Il Vaticano sta dunque portando avanti una doppia strategia nel chiaro intento di indebolire la chiesa anglicana: inveisce contro il Governo laburista che limita la libertà religiosa, pretendendo di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, e offre protezione a quegli anglicani che si rifiutano di accettare le novità. Si calcola che i vescovi anglicani pronti a mettersi sotto la rassicurante ala della Santa Romana Chiesa siano una cinquantina, e che porteranno con sé mezzo milione di fedeli.

Ecco perché gli inglesi non sono proprio contenti di pagare 20 milioni di sterline per ospitare il pontefice in casa propria.

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