Processo di Brescia: Delfino depistatore, il ruolo di Freda e Zerbi

lunedì, 15 Febbraio, 2010

Ancora un’udiuenza del Processo a Brescia per la Strage di Piazza della Loggia, quewlla dell’11 febbraio. Un pentito accusa l’uffgiciale dei carabinieri Delfino, è stato lui il depistatore. Ecco il resoconto fatto dalla cronista di “Bresciaoggi”, il giornale locale che seguie con attenzione questa iomportante vicenda giudiziaria in cui compaiono Freda, Zorzi e un nobile calabrese che avrebbe procurato l’esplosivo.(nella foto di Bresciaoggi il presidente della corte d’Assise, Fischetti)

Titolo: Un superpentito assicura:
«Delfino era il depistatore»
di Wilma Petenzi
Sommario: «Ho ricevuto le confidenze di chi ha ospitato Freda prima della partenza per il Costa Rica: sulla strage ne sa più della procura»

Accuse circostanziate o parole in assoluta libertà? Riferimenti supportati da una conoscenza o solo una serie di nomi buttati a casaccio per fare scalpore? Confidenze che scottano o nomi e fatti ascoltati per caso? Sarà la corte d’assise, chiamata a giudicare cinque imputati per la strage di piazza della Loggia, a dover decidere sull’attendibilità e la credibilità di Giacomo Ubaldo Lauro, calabrese, collaboratore di giustizia, sentito ieri per la terza volta (è venuto dal carcere di Sulmona in aereo con cinque uomini di scorta) e come in precedenza prodigo di racconti fino a rasentare la logorrea. Sarà la corte d’assise a decidere cosa fare delle dichiarazioni di Lauro richiamato più volte dal presidente Enrico Fischetti a fare sintesi e a non divagare su fatti che non hanno alcuna attinenza con il processo per la strage del 28 maggio 1974.
Le accuse mosse da Lauro fanno riferimento a un legame negli anni Settanta tra la destra eversiva, la ’ndrangheta e la massoneria sotto la benedizione dei servizi segreti deviati per alimentare la «strategia della tensione» nel nostro paese. Collante, per Lauro, uno dei cinque imputati chiamati a rispondere di strage in concorso, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, nativo di Platì e all’epoca della strage comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia. «Lo sanno tutti che Delfino era nei servizi segreti – ha precisato Lauro -: era un reclutatore».
Certezze che Lauro dice di avere dopo le rivelazioni e le confidenze di Filippo Barreca (altro superpentito) e di Giuseppe Vernace che avrebbero dato ospitalità a Franco Freda, fuggito durante il processo a Catanzaro e rifugiatosi sullo stretto. «Io non ho mai conosciuto Freda – ha detto Lauro in aula – ma ho parlato con chi l’aveva tenuto e è riuscito a liberarsene dopo avergli procurato un passaporto per inviarlo in Costa Rica».
E cosa avrebbe saputo Lauro dai «custodi» di Freda? «Freda sulla strage di piazza della Loggia ne sapeva più di me e di lei» ha risposto Lauro rivolgendosi al pubblico ministero Roberto Di Martino e rincarando «e non era l’unico a sapere tutto, a cominciare da Gianadelio Maletti (ex numero due del Sid e dall’81 rifugiato in Sud Africa) fino al capitano Antonio Labruna».
Lauro avrebbe saputo che l’esplosivo per la strage di piazza della Loggia veniva dalla Calabria, a procurarlo era stato Fefè Zerbi, nobilmonarchico, capo di Avanguardia nazionale in Calabria.
«Ne avevano a chili di esplosivo» ha aggiunto Lauro «l’avevano preso da una nave affondata al largo delle coste calabresi».
E lo stesso Fefè Zerbi, sempre secondo il racconto di Lauro, sarebbe stato a Brescia la mattina della strage, insieme a Carmine Dominici, esponente di punta di Avanguardia Nazionale a Reggio Calabria. Lauro avrebbe informazioni anche sul tipo di esplosivo usato in piazza Loggia: “Era tritolo. In tutti gli attentati è stato usato il tritolo, l’unico esplosivo che si può bruciare anche senza innesco”.
Un ruolo di depistaggio nella strage di Brescia Lauro lo affida, sempre in base alle confidenze ricevute, a Delfino. “Delfino sarebbe dovuto intervenire in caso di possibili disguidi”, ha rivelato Lauro. Disguidi che potevano essere di ogni tipo e il capitano, sempre secondo Lauro, avrebbe dovuto trovare un rimedio.
Per il collaboratore di giustizia «la colpa della strage di piazza Loggia doveva ricadere sulla sinistra anarchica. La strategia era quella». Una strategia di destabilizzazione che Lauro avrebbe trovato confermata anche nel programma di Propaganda Due, la P2. Ma come faceva ad avere il programma della P2, ha chiesto la difesa Delfino (avvocati Stefano Forzani e Paolo Sandrini) sottolineando anche la doppia condanna per calunnia del teste. Lauro non ha fornito una risposta precisa, ma ha detto che il programma della P2 l’avevano tutti, anche Delfino: «circolava come i Baci Perugina alla festa di S. Valentino».
E l’obiettivo finale, secondo il collaboratore, del groviglio di trame oscure tra destra eversiva, criminalità organizzata, servizi e massoneria, era di arrivare a un colpo di Stato.
Lauro ha anche accennato alla presenza di un mestrino in questa organizzazione: «Si chiamava Adelio Zorzi, o Delio Sorgi – ha faticato a far luce tra i ricordi Lauro -. No, il nome era Adelfo». Accuse circostanziate o solo parole?

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