Trattavano rifiuti pericolosi in modo illegale, per la morte di un operaio il Gip li accusa solo di omicidio colposo. Nel traffico coinvolto Marcegaglia padre

martedì, 9 Febbraio, 2010

E ora chi parlerà di questo rumeno morto a Scarlino? Si chiamava Martin Decu, 47 anni, tre figli. Morto a Scarlino (Gr) per l’esplosione nell’impianto di riciclaggio rifiuti in cui lavorava. Un impianto in cui si operava in modo totalmente illegale. Però il Gip ha contrestato finora ai responsabili di questa situazione solo omicidio co0lposo. È una delle accuse di cui dovranno rispondere i titolari dell’Agrideco, l’impianto di Scarlino dove il 26 giugno 2008 è avvenuta un’esplosione che provocò la morte di Decu e il ferimento grave di un altro operaio. L’Agrideco era autorizzata per il trattamento di rifiuti non pericolosi ma dall’indagine del Noe dei carabinieri è emerso che la società nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray. I rifiuti erano a Scarlino privi di analisi preventiva e senza i codici per rifiuti non pericolosi. L’incidente è avvenuto con la triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette che ha provocato la fuoriuscita dei gas contenuti ed ha prodotto una miscela esplosiva che ha causato la forte deflagrazione. I vigili del fuoco, per domare le fiamme e bonificare l’intera area, hanno impiegato quasi una settimana di lavoro. Ecco il quadro: questa morte a Scarlino s’inquasdra in un sistema ramificato che opera anche al nord e che vede coinvolto anche il padre di Emma Marcegaglia.

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