Videocracy a New York, il popolo viola con uno striscione sulla VI Avenue

sabato, 13 Febbraio, 2010

In proiezione a New York “Videocracy”, il film che ricostruisce la genesi dell’impero mediatico-politico di Berlusconi, boicottato in Italia. La pellicola di Erik Gandini è proiettata all’Ifc Center, sulla Sesta Avenue. Ieri davanti alla sala ha stazionato anche un gruppo di italiani con uno striscione anti Berlusconi. Rappresentano il popolo viola di New York, gli stessi che in autunno erano andati a manifestare a Times Square per il no-B Day (notizie e foto riprese dal blog di Andrea Visconti dell’Espresso).
Nel documentario sono presentati, come personaggi paradigmatici della videocrazia e della perdita dei valori sociali, Lele Mora (che a fine film pronuncerà il ‘basta apparire’ che compare nel titolo) e  Fabrizio Corona. In Italia il documentario è stato sostanzialmente boicottato ed è uscito in poche sale. La Rai e Mediaset si sono rifiutate di trasmettere il trailer, la prima ritenendo che il film attacchi il governo e necessiti quindi di un messaggio di segno opposto per garantire l’imparzialità del servizio pubblico, la seconda per “ragioni di opportunità” a causa della critica alla televisione commerciale in esso contenuta. Poi a sostegno di questa tesi è stata mobilitata anche “Striscia la notizia” di Canale 5, che ha accusato Videocracy di falso storico, un fatto che a detta di Striscia ne minerebbe la credibilità. L’accusa rivolta al film è di avere attribuito erroneamente l’inizio dello sfruttamento del corpo femminile in televisione alla nascita della televisione di Berlusconi. Il documentario infatti si apre infatti con le immagini di “Spogliamoci insieme”, il primo sexy quiz della tv italiana. Spogliamoci insieme è stato invece un  programma di  Tele Torino International andato in onda dall’ottobre 1977 al febbraio 1978.
A cosa non ci attacca? E da quale pulpito?  In passato lo stesso Berlusconi, a suo tempo, ha rivelato di essere stato ideatore del format di “Colpo grosso”, andato in onda su Odeon Tv negli anni ’80 con ballerine e spogliarelli vari gestiti dal conduttore Smaila. Perché l’idea era finita su Odeon? In quel momento il format era troppo osé per le tv di Berlusconi. Ma l’idea era così “buona” che quando poi il Servizio opinioni della Rai fece un’inchiesta tra i primi albanesi sbarcati in Italia per capire cosa vedevano in tv, si scoprì che nella notte da Durazzo a Tirana la prima trasmissione seguita era proprio Colpo grosso. Gli stessi albanesi, sbarcati a Otranto e scoperto un Salento abbastanza differente da quel paese tutto lustrini e spacchi ascellari visto in tv,  si rifiutavano di uscire allora dai campi profughi in cui erano ricoverati. In pochi anni poi Berlusconi ha riparato, velinizzando tutto quello che poteva (grazie anche ad Antonio Ricci e al suo Striscia).
Bravi comunque i nostri giovani connazionali che manifestano ora anche a New York contro lo strapotere di questo zar furbetto che ci ritroviamo al potere in Italia.

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