Algeri, ucciso il generale Ali Tounsi

venerdì, 5 Marzo, 2010

Dal Blog di Karim Metref riprendo:

Oggi, in mattinata è stato ucciso, a colpi d’arma da fuoco, dentro il suo ufficio, il Generale Ali Tounsi: Direttore Generale Della Sicurezza Nazionale Algerina. Secondo il comunicato ufficiale del ministero degli interni, il capo della polizia era in riunione con i suoi colleghi quando uno di loro, ufficiale di alto grado con il quale aveva vari conflitti professioanli in corso, ha estratto l’arma e l’ha colpito varie volte. Ma la versione ufficiale non spiega perchè le strade della città di Algeri sono state chiuse al traffico subito dopo l’accaduto.

Da qualche settimana il paese è come sospeso a un filo. Ci sono voci insistenti che danno il presidente della repubblica per gravemente malato. Altre invece diccono che è morto da un po’ di giorni. Sui media, la figura del Capo dello stato, così ghiotta di uscite pubbliche e di primi piani in Tv e suoi giornali, non appare più da un bel po’. questo in Algeria basta per infiammare “radio trottoir” (radio marciapiede) come la chiamano gli algerini, per molti considerata l’unica fonte attendibile.

Il paese è abituato a non essere messo al corrente delle cose che una volta raggiunto l’accordo tra i vari clan del potere.

Già nel passato, la malattia e poi la morte del presidente Houari Boumedienne è stata tenuta nascosta per giorni fino all’avvenuto accordo tra i dinosauri del regime per il passaggio dei poteri.questo basta ad interpretare ogni silenzio dell’attuale presidente (anziano e molto malato) come una notizia di morte. sono ormai vari anni che le voci di corridoio lo danno regolarmente per morto e che poi lui ritorna sulla scena, come se niente fosse.

Il presidente Abdelaziz Bouteflika ha concentrato buona parte del potere intorno alla sua persona. La sua figura è diventata indispensabile per l’equilibrio del paese. Intorno a questo ometto si sono costruiti gli accordi tra potenze straniere per la spartizione delle ricchezze naturali del paese. Ma è anche garante dell’equilibrio tra clan interni al potere e della “equa” spartizione tra di loro della manna del commercio interno, dei grandi cantieri pubblici e della piccola e media industria.

Negli anni si è dimostrato uno straordinario funambulo capace di camminare su un filo molto sottile senza mai cadere né da una parte né dall’altra.

E’ riuscito a ricucire i clan al potere e a mettere fine a 15 anni di guerra civile. Ha trovato un equilibrio tra gli interessi dell’Europa che si è rassegnata e a preferito non perdere proprio tutto e gli Stati Uniti che invece si sono accontentati della parte del leone e hanno accettato di non cercare ad arraffare proprio tutto. Così ha avuto il sostegno di tutti e carta bianca per reprimere le libertà, falsificare le elezioni e militarizzare il paese ancora più che durante la guerra civile.

Il problema delle figure forti di questo genere è che lasciano poco intorno a loro. E quindi se muore la successione è del tutto incerta. Aveva iniziato a preparare il fratello per la successione. Said bouteflika, docente di economia all’Università, personaggio colto e ben educato. Ma al fratello manca l’esperienza e il carisma. Per tenere buoni i generali e i dinosauri dell’establishement ci vuole ben altro che bei discorsi e sorrisi.

Oggi che si teme la sua morte, la gente ha paura del ritorno delle faide tra potenti. I generali sono stati messi in un anglo ma sono ancora forti. Gli islamisti si sono accontentati di una porzione della torta ma continuano a volerla tutta.

Il generale Tounsi è morto, il suo assassino è in ospedale tra la vita e la morte, Bouteflika è assente all’appello. Questo basta a terrorizzare un paese non ancora guarito da 15 anni di stragi assurde. L’Algeria rivede planare sul suo cielo ombre inquietanti del passato.

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