Dell’Utri: aveva annunciato il ritrovamento di un capitolo inedito di Petrolio di Pasolini. Ora non ce l’ha più…

mercoledì, 17 Marzo, 2010

Riprendo questo articolo di Paolo De Stefano. E’ relativo all’annuncio dato da Dell’Utri del ritrovamento di un capitolo di “Petrolio”, l’ultimo libro di Pasolini rimasto incomnpiuto e pubblicato dopo la sua morte. Annunciato per il 12 marzo il capitolo si è dissolto nel nulla. Dell’Utri non ce l’ha. Dice di averlo avuto per qualche tempo in mano, poi la persona che lo deteneva non si è più fatta viva. Ma di che ci sta parlando il fantastico senatore, quello capace di prendere a male parole i poveri colleghi che avevano  avuto las malasorte di avvicinarlo all’uscita dal  Tribunale di Palermo dove era in corso il suo processo? Ma che gente inconbra il senatore, dopo l’eroe Mangano? Altri eroi? Di seguito l’articolo di Paolo De Stefano uscito sul Corriere della Sera il 12 marzo.

Petrolio”, il mistero in mostra
Il capitolo scomparso di Pasolini ritirato dalla manifestazione milanese
di Paolo De Stefano, “Corriere della Sera” 12 marzo 2010


La copertina di 'Questo e' Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente'Questa è la strana storia di gente che dice e non dice, che afferma e poi si tira indietro, che allude e si guarda bene dal confermare, che ricorda e poi perde la memoria. Tanto che anche chi non avesse nessuna tendenza al complottismo a tutti i costi, alla fine qualche brutta idea se la fa venire per forza. Per esempio: il senatore Marcello Dell’Utri annuncia, in coda a una conferenza stampa di presentazione della Mostra del Libro Antico (martedì 2 marzo), che (probabilmente) verranno esposti i famigerati fogli di Petrolio, l’ultimo romanzo (rimasto incompiuto) di Pier Paolo Pasolini, misteriosamente scomparsi dopo la sua morte. Annuncio clamoroso. I giornali ovviamente si scatenano e, a poco a poco, col passare dei giorni, la notizia perde credibilità: sì, forse, ma… e alla fine non se ne fa niente. La Mostra si inaugura (oggi 12 marzo 2010 alla Permanente di Milano) [ma in effetti l’inaugurazione è avvenuta ieri, da oggi – e fino al 14 marzo – la mostra è aperta al pubblico, ndr] e i fogli non ci sono: «La persona che me li ha promessi è scomparsa ». Ma lei li ha visti? «Li ho avuti tra le mani per qualche minuto, sperando di poterli leggere con calma dopo». Che fisionomia avevano? «Una settantina di veline dattiloscritte con qualche appunto a mano». Poi si preciserà che sono esattamente 78 «di un totale di circa duecento». Potrebbe essere il famoso capitolo mancante, intitolato Lampi sull’Eni? Risposta: «Più esattamente Lampi su Eni». Che la preposizione sia semplice o articolata, si tratterebbe, dunque, delle pagine del famoso Appunto 21 che nel romanzo coincidono con un foglio in bianco e che, secondo alcuni, dovevano contenere il racconto «sconvolgente» della scalata di Cefis all’ente petrolifero italiano e forse il mistero della morte di Mattei. O più probabilmente rivelazioni sull’oscuro passato partigiano dello stesso Cefis in val d’Ossola.
Ma è cosa che già non si sappia? E cosa che non sia contenuto in un libro, Chi è Cefis? L’altra faccia dell’onorato presidente, firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz, pubblicato nel ’72 dall’Ami (Agenzia Milano Informazioni) e fatto immediatamente sparire dalla circolazione? Pamphlet di cui – è acclarato – Pasolini possedeva una delle rarissime copie sopravvissute e a cui lo scrittore attinse a piene mani per costruire il suo romanzo. Quel che rimane del presunto documento destinato alla Mostra sono esili tracce: sarebbe stato proposto a Dell’Utri da una persona di Roma che spaventata dal rumore seguito all’annuncio avrebbe pensato bene di tirarsi indietro (dopo aver offerto il libro di Steimetz, che invece è regolarmente esposto, accanto a un altro volume raro, intitolato L’uragano Cefis, a cura di Laura Betti, Giovanni Raboni e Francesca Sanvitale, pubblicato sotto la sigla editoriale EGR e privo di data). Insomma, tanti condizionali d’obbligo, a questo punto, se non si riesce neppure a capire come mai sia stato dato l’annuncio del sorprendente ritrovamento (sia pure in forma dubitativa) quando ancora 
l’acquisizione per la Mostra non era certa. Mistero gaudioso. O doloroso, a seconda dei punti di vista.
Ora, la soluzione più comoda sarebbe quella di tagliare la testa al toro e sentenziare che quel testo non è mai esistito e che si tratta solo di ipotesi fantasiose di impenitenti dietrologi, allineandosi così tranquillamente alle dichiarazioni degli eredi Pasolini. I quali hanno sempre escluso recisamente che dopo il 2 novembre 1975 sia avvenuto un furto in casa dello scrittore (peraltro smentiti dalla testimonianza di Guido Mazzon, un altro cugino di Pasolini). Affermazione che non basta, perché quelle carte potrebbero, eventualmente, essere state sottratte secondo modalità «lecite», magari in seguito a sopralluoghi delle forze dell’ordine (fatto di cui la famiglia non ha più memoria). È questa un’altra ipotesi che circola presso ambienti universitari. Alessandro Noceti, che ha curato l’esposizione pasoliniana alla Mostra milanese, conferma che quelle pagine ci sono e non dispera che vengano fuori nei prossimi giorni. Ma rimane tutto appeso ai condizionali, come l’intera vicenda.
Il dato di fatto, interno al testo, è che all’Appunto 21 (quello mancante) viene fatto esplicito riferimento nel capitolo successivo come a un brano già compiuto: «Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato “Lampi sull’Eni”, e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria ». (In Petrolio, Mattei viene chiamato Bonocore, mentre a Cefis spetta il cognome, non proprio lusinghiero, di Troya). Ora, è pur vero che il romanzo si presenta in forma di brogliaccio, ma proprio per questo l’autore avrebbe dovuto sorvolare sui nessi interni quando ancora non erano certi, per precisarli in una fase successiva. Del resto, è lo stesso Pasolini a confessare: «Il mio non è un romanzo “a schidionata”, ma “a brulichio” e quindi è comprensibile che il lettore resti un po’ disorientato». Forse non avrebbe immaginato che il disorientamento sarebbe stato accresciuto trentacinque anni dopo da troppe omertà. O dall’uso strumentale cui si presta un’opera ancora dolorosamente attuale.
 

IMMAGINE: La copertina di Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente.Il libro è stato presentato l’11 marzo da Marcello Dell’Utri, presidente della Permanente di Milano come “… assolutamente scomparso e rarissimo, che Pasolini fece…  lesse e sul quale è costruito il famoso capitolo Lampi su Eni< /i> e le famose 78 pagine che pare siano scomparse. Lo volevo dire perché pare c’era una grande attesa…” – Paolo De Stefano riferisce nell’articolo del “Corriere” sopra riportato altre dichiarazioni del senatore-bibliofilo ottenute nella sua intervista di oggi, 12 marzo, dopo l’apertura della mostra seguita alla inaugurazione avvenuta appunto l’11 marzo, ore 18,30.
NOTA: Sul libro di Giorgio Steimetz (Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente) c’è da dire che effettivamente il libro scomparve e non risulta presente neppure nelle principali biblioteche pubbliche italiane, ma da un anno è stato pubblicato a puntate nel blog di Giovanni Giovannetti (DireFareBaciare – Luogo di sconfinamenti) che ha annunciato recentemente che sarà ripubblicato da Effigie in settembre 2010. Ecco tra l’altro ciò che scrive Giovannetti il 10 marzo con il titolo Nasi rossopalla e parrucche multicolore: «”L’ho letto, è inquietante, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese”. Così parlò Marcello Dell’Utri il 2 marzo scorso, annunciando che di Lampi sull’Eni – il capitolo mancante di Petrolio, il mutilato romanzo di Pier Paolo Pasolini – proprio di quelle pagine proprio lui, beffardamente era entrato in possesso. Una notizia clamorosa due volte: perché l’amico dello stalliere di Arcore stava dando (inconsapevolmente?) una “notizia di reato” e perché, nonostante Dell’Utri, ci saremmo trovati di fronte a pagine di rilevante interesse sia storico che letterario. Ma l’uomo è quello che è: uno che colleziona libri, un collezionista più bibliofobo (altra cosa è leggerli, i libri) che bibliofilo: colto, sì, a pisciare fuori dal vaso, e subito chiamato a correggere il tiro: “in realtà non l’ho letto… me ne hanno riferito un sunto… sembra che in quelle pagine Pasolini parli… parli dell’Eni… di Cefis… di Mattei…”. È di queste ore un nuovo colpo di scena: “Speravo di avere il capitolo scomparso di Petrolio per la mostra ma a questo punto non credo che faremo in tempo”. Il motivo? “Chi me l’ha proposto è poi sparito. Forse il clamore che ne è seguito lo ha spaventato”. Insomma, una buffonata. Allora Dell’Utri dismetta per un momento il naso rosso a palla e la parrucca multicolore, e ci dica da chi avrebbe avuto quelle carte, senza tuttavia provare ad ammansirci con l’esposizione dell'”introvabile” Questo è Cefis di Giorgio Steimetz (il probabile interfaccia di Lampi sull’Eni, che da oltre un anno è accessibile in questo stesso blog, nonché scaricabile gratuitamente anche dal sito “Il primo amore“) e delle “70 fotografie inedite”, inediti solo agli occhi dell’intrepido peracottaro Marcello Dell’Utri».
Aggiungo che, in effetti, la sezione della mostra dedicata a Pasolini contiene un irresistibile deja-vu di 72 fotografie pasoliniane, per le quali l’editore (Biblioteca di via Senato, presidente Marcello Dell’Utri) di Immagini corsare (titolo del “catalogo della mostra”) dice di rendersi “disponibile a regolare eventuali diritti per immagini o testi di cui non sia stato possibile reperire le fonti”. Lo stesso presidente/bibliotecario dichiara infine: “Le fotografie contenute in questo catalogo sono tutte originali e fanno parte della collezione della Libreria Carattere di Milano di Alessandro Noceti”.

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