E ora abbiamo quattro o cinque Italie…

lunedì, 29 Marzo, 2010

Coraggio. Al Nord abbiamo un partito oggettivamente poujadista. Insomma niente di nuovissimo sotto il sole, certamente preoccupante però con quelle percentuali oltre il 30% in Lombardia e Veneto. Chi era il francese Poujade degli an ni ’50-’60? Riprendo perr comodo la voce Wikipedia:
 “Eccellente oratore tribunizio dalla voce tonante Pierre Poujade parla a tutte le professioni che si sentono minacciate da un mondo che sta cambiando. Egli le vuole difendere. Nel nome dei “piccoli” cittadini egli denuncia con veemenza lo “Stato vampiro” e i suoi “forchettoni” (i grandi funzionari che “mangiano”), le “eminenze” e i “senza patria” che occupano la “casa Francia”. Il suo movimento è fortemente antiparlamentare . Sostenuto agli inizi dai comunisti che sperano di inglobare il movimento, egli sarà in seguito soprannominato “Poujadolf” per discreditarlo come nazista, riferendosi alle sue manifestazioni politiche che arrivarono a contare la partecipazione di quasi 200.000 persone il 24 gennaio 1955 a Parigi, ma che vuole soprattutto alludere ai suoi atteggiamenti xenofobi e antisemiti: i suoi ripetuti attacchi contro l’ebreo Pierre Mendès-France, «che non ha di francese che la parola aggiunta al suo nome», non danno adito a dubbi.
Il suo movimento sindacale, l’unione della Difesa dei Commercianti e Artigiani (UDCA), conobbe un grande successo verso la fine della Quarta Repubblica , così anche nella sua versione elettorale : l’Unione e Fraternità Francese (UFF) che gli permise di conquistare 52 deputati (2,4 milioni di voti con l’11,6% dei suffragi) per l’Assemblea nazionale nel 1956 con una legge elettorale che assegnava 70 deputati al Movimento repubblicano popolare (MRP) con quasi 230.000 voti in meno. Fra questi c’era JeanMarie Le Pen che stava per diventare l’esponente più in vista dell’estrema destra in Francia ma con il quale Poujade si contrastò da subito rifiutando ogni affinità dell’UFF con lui….”.
Non è durato Poujade, dureranno i Bossi? Intanto va sottolineato il loro vero problema: quello degli immigrati che trattati perlopiù finora a pesci in faccia hanno mostrato di avere cartucce da sparare (vedi lo sciopero del I° marzo, con centinaia di fabbrichette bloccate tra Brescia, Mantova e Reggio Emilia, più il mercato torinese di Porta Palazzo a Torino sospeso). Gli immigrati che lavorano cominciano a mostrare una certta grinta…
L’Italia appare comunque spezzata per segnmenti. Il segmento  lesghista-nordista, quello di centro della sinistra al centro Italia, il Lazio e Roma in mano alla destra, il sud a macchia di leopardo con un versante pugliese-lucano a sinistra e col resto a destra.
Domanda: come farà a stare insieme tutto ciò?

 

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