Informazioni che faticano a trovare spazio

Il caso Said Stati. Una lettera a Fini

La lettera che EveryOne ha inviato a Gianfranco Fini:
Illustrissimo Presidente Fini,

ricorda il caso Said Stati, nel Cie di Gradisca di Isonzo? Il giovane marocchino (la cui tragica storia è sintetizzata qui sotto, nel comunicato che già Le mandammo) è ancora detenuto nel Centro e i suoi bambini sono disperati, perché papà manca loro da quasi cinque mesi e non sanno che fine farà. Said è sull’orlo di un crollo. I secondini lo provocano, lo umiliano, lo inducono ad atti inconsulti. Gli portano un cibo immangiabile, passandolo sotto la porta, come se fosse un animale. Abbiamo chiesto attraverso il legale di visionare i video di sorveglianza per attestare il pestaggio da lui subito, ma il filmato è “misteriosamente” sparito. Oggi ho sentito Said e ha pianto durante tuta la nostra conversazione. E’ allo stremo. Le due interrogazioni parlamentari sul suo caso (presentate dai Radicali e dall’onorevole Souad) non sono servite a nulla. In Italia, tutti i politici pensano solo all’interesse personale e ai consensi elettorali: i Diritti Umani non significano nulla per loro ed è per questo che il paese è tanto imbarbarito, è divenuto tanto immorale. Si vende e svende carne umana, per conseguire potere e privilegi. Dopo aver tentato ogni via in Italia, politica o umanitaria, stiamo ora preparando un dossier sul caso da sottoporre alle Istituzioni europee e all’Alto Commissario Onu. I tempi, però, saranno medio-lunghi, prima di un intervento. Se Lei può, Presidente, impedisca che prosegua questa ingiustizia. Si identifichi, se riesce, in Said: un uomo buono, un padre di famiglia senza colpe, rinchiuso in un Cie (carcere terribile) solo perché gli è scaduto il permesso di soggiorno. Pensi alle Sue bambine: anche i figli di Said sono piccoli e sono stati separati dal padre solo per la crudeltà delle leggi anti-stranieri chje esistono in questa triste Italia. La deputata Sbai Souad ha tentato di fare qualcosa, poi si è arresa al muro di intolleranza e crudeltà che divide gli “stranieri” dagli “italiani” (Dio mio: come fate a non vedere le similitudini con altre epoche. Come fate a rifiutare un paragone tanto evidente?). Ora però è necessario aiutare Said a uscire dal Cie e riunirsi ai suoi bambini. Ha una casa (il fratello lo aiutava, mentre cercava un nuovo lavoro), è un papà affettuoso, non ha mai commesso reati. Lei è fortunato, Presidente, perché – all’interno delle “Istituzioni” – è al sicuro dall’orrore e dal dolore: non passa le sue giornate con i migranti, i Rom, i poveri. Lei è fortunato perché, non vedendo, può tenere lontana da sé una realtà che – se palese – La farebbe piangere. Ognuno di noi, anche se non l’accetta, avrebbe il compito di essere “attivista”, perché la vita, il bene, l’uguaglianza, la solidarietà e la giustizia sono il più alto patrimonio di una nazione, di una società. Non so quali parole possano ragiungerLa, Presidente: cerco disperatamente dentro di me e spero di averle trovate o, almeno, di sollevare un “minimo dubbio” nella Sua coscienza. Non abbandoni il piccolo “bene” quotidiano, sia  un po’ “attivista”, sia un po’ “papà” per i bambini di Said. Non ignori questa email, ma ci affianchi in questa difficile azione. La prego. Roberto Malini – Gruppo EveryOne

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