Il proprietario vuole portare l’Omsa da Faenza in Serbia. Trecento donne in lotta, nel silenzio generale

mercoledì, 10 Marzo, 2010

 Ricevo da un giro di mail di sole donne questa lettera:

Oggetto: Per non soccombere in silenzio

Amiche e amici,

vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in
questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.

Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza
di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione
all’estero della produzione. Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino
Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia,
dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono
notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non
più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel
faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare
Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali
alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di
solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al
freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il
trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la
Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e
piuttosto superficiale).

Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più
allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i
lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in
mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un
guadagno più facile.

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali,  boicottando
i marchi Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue
Uomo –  altallegro – Saltallegro Bebè – Serenella.

Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche
solo girando questa mail a quante più persone potete.

Grazie mille per l’aiuto e il supporto che vorrete dare a queste
lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli
imprenditori dei dipendenti.

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