Processo di Brescia: udienze fino a ottobre. Il ruolo dell’Aginter Press, il gruppo su Facebook

venerdì, 19 Marzo, 2010

IL PROCESSO. Seconda deposizione in aula per il tenente colonnello Massimo Giraudo, l’investigatore del Ros che ha effettuato gli accertamenti per la procura
Strage, «Aginter Presse legata a On»
Wilma Petenzi

«Il direttore della fasulla agenzia di stampa era Guerin Serac, documentati i contatti con Rauti e un suo passaggio a Roma»

· Venerdì 19 Marzo 2010
· CRONACA, pagina 10

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Il tenente colonnello Massimo Giraudo nell’aula d’assise FOTOLIVE

Un’agenzia di stampa sulla carta, ma nella realtà un insieme di camerati votati nella lotta perenne al comunismo. È questa l’anima dell’Aginter Presse, la fasulla agenzia di stampa portoghese evocata spesso nel processo per la strage di piazza della Loggia.
Il ruolo dell’Aginter Presse per i pm Roberto di Martino e Francesco Piantoni non è secondario: sarebbe stato Guerin Serac, bretone trapiantato a Lisbona, direttore dell’agenzia, a procurare l’esplosivo per la bomba scoppiata nel cestino di piazza della Loggia. A contattare Serac, sempre secondo la ricostruzione effettuata dai pubblici ministeri, sarebbe stato Delfo Zorzi, imputato per la strage con Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti.
A TRACCIARE l’operato dell’Aginter Presse è tornato in aula, per la seconda volta, il tenente colonnello Massimo Giraudo, investigatore dei Ros usato dalla procura di Brescia per tutti gli accertamenti dell’inchiesta, che con la precisione e la meticolosità che aveva già dimostrato nella precedente udienza, ha ricostruito il ruolo della finta agenzia di stampa, nata tra il ’67 e il ’68 a Lisbona e trapiantata in terra madrilena dopo la «rivoluzione dei garofani» del ’74.Proprio la rivoluzione, come ricordato da Giraudo, consentì di «mettere le mani» sui documenti dell’agenzia. Parte dei documenti vennero pubblicati dall’Europoe nel ’75.
«Tra i documenti – ha spiegato Giraudo – un manuale delle istruzioni completo di informazioni su tecniche rivoluzionarie, missioni speciali, guerriglia, guerra psicologica, copertura, alibi, pretesti, pedinamenti, buca delle lettere vive e morte, codici, topografia. Il manuale – ha riferito l’investigatore – è spiegato in maniera accurata e con modalità tipiche usate nel mondo dell’intelligence». Un condensato, tradotto in italiano del manuale, viene trovato nel ’78 addosso all’estremista di destra Gianluigi Napoli durante una perquisizione, a dimostrazione che il documento aveva lasciato il Portogallo e girava tra il popolo della destra eversiva. Il documento Napoli l’avrebbe ricevuto da Giovanni Melioli, ordinovista di Rovigo indicato da Tramonte come l’autore materiale della strage, l’uomo che infilò la bomba nel cestino della piazza la mattina del 28 maggio 1974. Il tenente colonnello Giraudo ha anche evidenziato i rapporti esistenti tra l’Aginter Presse e ordine Nuovo.
«I RAPPORTI tra Ordine Nuovo e Order er Tradition, il ramo organizzativo dell’agenzia, emerge da quanto rilevato da Armando Mortilla, giornalista collaboratore della Divisione affari riservati con il nome in codice di “Aristo” pagato per riferire tutto quello che sapeva su Rauti e sulla destra eversiva». Tra Aristo e Serac c’è uno scambio epistolare che il direttore della Dar comunica al giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio. Mortilla, in sostanza, propone a Serac tre campi d’azione in cui avrebbe potuto esserci collaborazione tra il movimento di Pino Rauti e Order et Tradition: non solo aiuto per informazione e diffusione, ma anche per l’azione armata. Il movimento avrebbe dato disponibilità di uomini, oltre che di armi e munizioni. Serac sarebbe anche passato a Roma da Rauti. Diversa la nota di Federico Umberto D’Amato, direttore della Dar al giudice istruttore: non c’è alcun riferimento alla disponibilità di On all’azione armata.
Giraudo avrebbe trovato tracce di Serac anche in Belgio. Sarebbe di Serac l’out out posto al governo belga: «Basta con le rapine (una banda in cinque anni aveva ucciso 28 persone) se possono restare le basi Nato». Un legame della destra che porta forse oltre oceano.
LA TESTIMONIANZA. L’investigatore ha cercato riscontri e carte
«Nel Veneto una fitta rete
di fiduciari dei servizi»

Mara Rodella
Tutti i nomi delle fonti vennero fatti da Digilio collaboratore della Cia e pilastro dell’inchiesta

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I pubblici ministeri Roberto di Martino e Francesco Piantoni

Nel lungo incidente probatorio reso ai magistrati bresciani nel 2000, aveva fatto i nomi delle spie che i servizi segreti spedivano tra gli estremisti neri negli anni ’70: lui per primo, in effetti, in codice si chiamava «Zio Otto», alias Carlo Digilio, infiltrato della Cia in Ordine Nuovo a Venezia. I periti lo hanno dichiarato «capace di intendere», i pm bresciani fondano gran parte dell’impianto accusatorio sulle sue deposizioni, per dimostrare che la strage di piazza Loggia muove dalla complicità degli apparati deviati dello Stato con i gruppi eversivi neri.
E L’ATTENDIBILITÀ di Digilio trova alcune conferme nell’esame di Massimo Giraudo. «Abbiamo lavorato in territorio ostile, soprattutto là dove sorgevano le basi militari – tiene a precisare Giraudo -. per questo gli atti sui presunti agenti venivano inviati ai comandanti di fiducia». Primo dei nomi di chi, secondo Zio Otto, avrebbe collaborato con i servizi americani, è proprio quello del padre, Michelangelo Digilio: «Era un militare della Guardia di Finanza, ma trovammo documenti che dimostravano come svolgesse attività patriottica nel periodo cospirativo. Esattamente come sosteneva il figlio, se non fosse che informava l’Intelligence nell’armata inglese». Altro nome più volte pronunciato da Digilio, quello di Marcello Soffiati, che, stando al pentito, avrebbe trasportato la bomba esplosa a Brescia il 28 maggio’74 da Venezia a Milano, per consegnarla alle Sam.
«Su di lui c’è ben poco – spiega Giraudo -: ma un atto custodito a Verona attesta che nel’74 Bruno e Marcello Soffiati cercarono un contatto con la base Nato di Vicenza. La cosa strana è che della richiesta informativa non c’è traccia nemmeno al comando dei carabinieri di Vicenza». E questa non sarebbe l’unica anolmalia. «Sequestrare dell’esplosivo al plastico nel 1974, in cui si consumarono ben due stragi, e non sottoporlo a perizia, è criminale – tuona Giraudo -: quello trovato a Soffiati è stato fatto distruggere».
Nella trama di spionaggio imbastita da Digilio, anche i nomi di Sergio Minetto, «che non è certo sia lo stesso che operava per gli americani in Liguria»; Joseph Longo, capo del Cic di Bolzano, «un soggetto spregiudicato, al punto che cercò di prendere il controllo di una rete spionistica gestita dal nostro servizio militare e per questo fu allontanato»; e Joseph Pagnotta, del Cic. E ancora, all’appello, Giovanni Bandoli, «elemento dei servizi segreti nordamericani»,e Pietro Gunnella, indicato da Digilio come altro informatore dell’Intelligence. Nel gruppo dei presunti agenti anche il generale Adriano Giulio Cesare Magi Braschi: «Era il massimo esperto di guerra non ortodossa in Italia».
ULTIME UDIENZE
IN OTTOBRE
Si intravede la fine. Il processo per la strage di piazza della Logg

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ULTIME UDIENZE
IN OTTOBRE
Si intravede la fine. Il processo per la strage di piazza della Loggia potrebbe concludersi pe
r la fine di ottobre, praticamente a distanza di due anni dalla prima udienza del 25 novembre 2008.
La nuova tabella di marcia è stata dettata ieri dal presidente della corte d’assise Enrico Fischetti. E è una tabella a ritmo sostenuto. Da qui alla fine di aprile sono previste dodici udienze: i testi dell’accusa da sentire sono meno di cinquanta, dieci udienze dovrebbero essere più che sufficienti. Resta da risolvere il «nodo» dell’escussuione di Gianadelio Maletti, ex numero due del Sid e attualmente cittadino sudafricano.
La richiesta per sentire Maletti in videoconferenza è stata formalizzata ieri.
Per la fine di maggio il presidente Fischetti conta di effettuare anche l’esame dei cinque imputati, se acconsentiranno a rispondere alle domande dei pm (di certo non si presenterà Delfo Zorzi).
Prima della pausa estiva la corte pensa di iniziare con i testi delle difese, per lasciare poi spazio alle discussioni. Tra settembre e ottobre sono previste 19 udienze, quella del 29 ottobre dovrebbe essere l’ultima.
Il processo approda in rete
Un gruppo su Facebook

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Parte dei faldoni del processo

La lunga ricerca dei colpevoli della Strage di piazza della Loggia approda anche su Facebook. Nei giorni scorsi, per iniziativa del bresciano Eugenio Papetti, utente del social network più frequentato al mondo, è stato fondato un gruppo dal titolo “Processo di Brescia per la strage del 28 maggio 1974” (lo trovate all’indirizzo http: // www.facebook.com/group.php?v=wall&ref=ts&gid=355283011491). “Il motivo per cui l’ho fondato – spiega Papetti in un post “affisso” alla bacheca del gruppo – è molto semplice: avevo 16 anni quel giorno in piazza e vidi la carneficina. Seguirono giorni indimenticabili durante i quali la città fu presidiata, giorno e notte, dai sindacati, dai volontari, dai militanti dei partiti antifascisti….».
L’INIZIATIVA multimediale sta facendo il giro della rete e può contare ora su oltre 470 aderenti in continua crescita. In molti “postano” nel gruppo ricordi personali di quei giorni tragici, considerazioni sulle udienze in corso, condividendo documenti e filmati esistenti sulla rete (dallo speciale di Blu notte di Carlo Lucarelli dedicato a Piazza Loggia, ai video sull’attentato ospitati da Youtube) e materiale tratto dai siti internet dei media locali (compresi i resoconti delle udienze ospitati su www.bresciaoggi.it). Un gruppo dinamico tenuto costantemente aggiornato da Eugenio Papetti che informa via mail gli aderenti sulle novità della giornata.
Il gruppo di Facebook, però, non è l’unico angolo di web nel quale il processo in corso a Palazzo di giustizia è seguito con costanza. Da segnalare, infatti, l’attenzione dedicate alla Strage da Radio radicale che all’indirizzo http://www.radioradicale.it/processo/processo-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia-28-maggio-1974 offre la registrazione integrale (con la possibilità di seguire anche la deposizione dei singoli testi) di tutte le udienze fino ad ora celebrate davanti alla prima corte d’assise di Brescia.M.TOR.

da “Bresciaoggi” del 19.3.2010

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