Il sindaco di Adro e i suoi processi per inquinamento: assolto, reati prescritti!

giovedì, 29 Aprile, 2010

Chi è il sindaco di Adro, il paese del bresciano salito alla cronaca per la storia della mensa e dei bambini rimasti senza pranzo?
Il Lancini, il sindaco, finora si era messo in luce, tra l’altro, per aver controbattuto all’imprenditore che ha donato 10 mila euro per sanare i debiti dei bimbi morosi che suo padre non era un cointadino ma un bidello. Questa l’importante precisazione del sindaco.
Intanto in zona sono però stati diffusi dei volantini, si sono ricordati alcun i precedenti non proprio illustri del medesimo.
Che precedenti vanta dunbque il sindaco di Adro? Quelli di un imprenditore finito sotto accusa per aver smaltito rifiuti inquinanti e per sua fortuna poi uscito indenne dal processo perché nel frattempo, grazie alle legislazioni in materia, i reati sono caduti quasi tutti in prescrizione. Un po’ come Mills e Berlusconi.
Di seguito riprendo tre articoli usciti tra il 2005 e il 2007 su Bresciaoggi.

ADRO. La sentenza prevede anche la prescrizione
Rifiuti, assolta la Elg
«Il fatto non sussiste»

Parzani: «Ma il danno c’è stato». lancini: «Non commento»

Mercoledì 21 Marzo 2007 PROVINCIA, pagina 26 

Seconda vittoria in tribunale per la Elg (Eredi lancini Giancarlo) di Adro:
caduti in prescrizione il 90 per cento dei capi di accusa che avevano
portato sul banco degli imputati Maria Brescianini e i figli Lionella, Luca
e Oscar Lancini (nella foto, quest’ultimo da tre anni sindaco di Adro), le
argomentazioni dell’avvocato difensore Luigi Frattini hanno convinto il
giudice Giovanni Pagliuca a dichiarare che «il fatto non sussiste» per gli
ultimi due capi d’accusa, che erano sfuggiti alla decorrenza dei termini.
Nel processo, che ha fatto registrare una serie di rinvii per vari motivi
legati a difficoltà organizzative del Tribunale, erano rimasti come unici
capi di accusa la quantità di rifiuti smaltiti (il perito del Pm Simone
Marcon aveva sostenuto che dai documenti di carico e scarico dell’aziend,a
tra febbraio e agosto 2002, emergeva una differenza di 1.893 metri cubi) e
lo smaltimento abusivo di oltre 32mila metri cubi «in più» rispetto alla
quantità che la società poteva trattare nel periodo. Queste le accuse che
erano rimaste sul tavolo, e che sono state smontate dai legali della ditta.
La perizia della difesa aveva contestato i dati presentati dai periti
dell’accusa, e l’avvocato difensore aveva fatto notare che non era possibile
parlare di trattamento abusivo per un’azienda che, giust’appunto, trattava
rifiuti nel rispetto di una autorizzazione rilasciata dalla Regione.
Nell’ultima seduta la Provincia aveva chiesto 15mila euro di danni, il
Consorzio una provvisionale di 100 mila euro e il legale dei due Comuni
coinvolti aveva chiesto 17 mila euro per Adro e 11 mila per Capriolo.
L’avvocato Frattini aveva invece chiesto (e ha ottenuto ieri mattina)
l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». La sentenza ha infatti accolto
le conclusioni della difesa e deluso le parti civili, che attendono il
deposito della sentenza per poterla studiare a fondo, e su queste basi
decidere se continuare e come il procedimento.
Commentando la sentenza, Paolino Parzani, ex sindaco di Adro ha osservato:
«L’assoluzione, essendo finite in prescrizione le accuse più serie per la
lungaggine eccessiva dei processi, era nell’aria. Ma se il fatto non
sussiste, sul piano penale resta da vedere chi debba in ogni modo pagare il
danno ambientale che è stato dimostrato. Si tratta a questo punto di scelte
politiche da parte di amministrazioni pubbliche, perché le spese per i
fanghi del depuratore non ricadano sui cittadini».
oscar lancini, attuale primo cittadino di Adro ha dichiarato: «Come
cittadino privato non commento la sentenza come ho sempre fatto: come
sindaco mi atterrò alle indicazioni del legale scelto dal Comune».
g.c.c.

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ADRO. Prima udienza del processo

«Così la ditta Elg
smaltiva in fogna
gli inquinanti»

Domenica 22 Gennaio 2006 PROVINCIA, pagina 19 

Si è aperto nei giorni scorsi il processo contro l’azienda «Elg» di Adro. Si
tratta di uno dei procedimenti giudiziari per reati ambientali più atteso da
cittadini e amministratori e società di depurazione della Franciacorta che
per motivi diversi si presentano come vittime delpresunto inquinamento
provocato dallo stabilimento.
La prima udienza davanti al giudice Pagliuca è stata dedicata, come spesso
accade allo sfoltimento della lista di testimoni. Il processo è stato poi
aggiornato al 21 febbraio. In aula, in veste di spettatore c’era l’ex
sindaco di Adro, Paolino Parzani che otto anni fa apri il caso accusando la
«Elg», di cui era socio insieme alla famiglia dell’attuale sindaco oscar
lancini, di sversare nella fognatura di via Lucerna sostanze che l’azienda,
che si occupa di trattamento di rifiuti, avrebbe dovuto inertizzare.
Il processo dovrà accertare se l’azienda abbia effettivamente scaricato nel
collettore reflui non trattati provocando danni ai Comuni di Adro e Capriolo
e al Consorzio che gestisce il depuratore consortile del basso Sebino.
All’udienza era presente lo staff dell’Arpa di Brescia ma sul banco dei
testimoni è salito soltanto Roberto Micheletti. Il tecnico ha spiegato come
funziona il sistema di controllo che governa il rilascio dei liquidi
dall’azienda alla fognatura e gli interventi eseguiti dall’Arpa a seguito
delle segnalazioni del Consorzio che avevano portato al primo sequestro
della «Elg».
Il geometra Fabrizio Bolis del Consorzio ha raccontato invece degli effetti
degli scarichi di via Lucerna nel depuratore, che fra l’altro lo scorso anno
provocarono l’intossicazione i due dipendenti addetti all’impianto.
Sempre secondo l’accusa il mancato trattamento dei reflui avrebbe causato
dal 1998 in poi decine e decine di migliaia di euro di danni, sia per il
ripristino della fauna batterica che per lo smaltimento dei fanghi che,
prima dell’inquinamento provocato dagli scarichi di via Lucerna, venivano
affidati senza costi ad aziende agricole, dopo si sono dovuti smaltire in
discariche controllate con ulteriori costi per gli oltre trenta comuni soci.

Ultimo a deporre Luca Ferrari, agente della Polizia locale di Capriolo che
ha partecipato all’ultimo sequestro dell’azienda che la scorsa estate ha
bloccato le lavorazioni e alle precedenti operazioni e a precedenti
operazioni disposte dal pubblico ministero. La deposizione del geometra
Fabrizio Bolis del tecnico del Consorzio, che ha sede ad Iseo ed ha soci
bresciani e bergamaschi, ha chiarito la consistenza dei danni al consorzio.
Il tecnico rispondendo alle domande delle parti civili ha esposto le fatture
dell’impianto da cui risultava un consistente calo di spesa durante il
periodo del sequestro che aveva bloccato le attività della «Elg». La
prossima udienza vedrà in primo piano le deposizion
i degli altri tecnici
dell’Arpa.
Giancarlo Chiari

ADRO. Il giudice rinvia l’udienza al 20 gennaio
Processo alla Elg
Comune parte civile

Chiederanno anche Capriolo, la Provincia e il consorzio Tas

Mercoledì 26 Ottobre 2005 PROVINCIA, pagina 19
I testimoni al processo dovranno ritornare nel 2006«Non ci sono fondi per
pagare gli straordinari ai dipendenti, quindi invito i testimoni ad essere
presenti il 20 gennaio 2006». Con queste parole Giovanni Pagliuca, giudice
della prima udienza del processo, ha chiuso la seduta del processo contro
Maria Brescianini e oscar Danilo lancini (sindaco di Adro), titolare e
responsabile tecnico della Elg di Adro, azienda che tratta rifiuti speciali,
scorie che sarebbero finite nella fognatura che attraversa Adro e Capriolo e
finisce a Paratico nel depuratore consortile di Tas (Tutela del basso
Sebino).
Il giudice ha accettato come parti civili i Comuni di Adro e Capriolo, la
Provincia di Brescia, rappresentata dall’avvocato Gisella Donati, il
consorzio Tutela del basso Sebino, che gestisce il depuratore, rappresentato
dall’avvocato Edoardo Luna.
Solo per i Volontari di Legambiente il giudice Giovanni Pagliuca ha accolto
l’opposizione dello studio Frattini, che rappresenta la Elg, motivando il
diniego ad accettare gli ambientalisti come parte civile con la formula
«motivazioni insufficienti».
I testi dell’accusa, una decina di persone, erano tutti in aula, ma non c’è
stato tempo per ascoltarli: le conclusioni del giudice hanno accontentato
tuttavia alcuni cittadini venuti da Adro e i legali della parti civili, che
contano di chiudere il processo entro la primavera, per evitare la
prescrizione.
Nel frattempo la Elg ha ottenuto il 15 ottobre il dissequestro dell’azienda,
con alcune limitazioni per strumentazione di controllo: dopo una serie di
ricorsi e controricorsi e un sequestro probatorio, il tribunale del riesame
ha disposto il dissequestro degli uffici, poi del resto dell’azienda.
Ma a carico della Elg è partita una nuova inchiesta e Luca lancini, fratello
del sindaco, ha ricevuto una comunicazione giudiziaria, che inizia un nuovo
procedimento che vanificherebbe un’ eventuale prescrizione per i fatti del
2001 e del 2002.
Le parti civili sono decise ad andare fino in fondo alla vicenda; e se resta
problematica la posizione del legale del Comune di Adro (in quanto il
sindaco oscar lancini, imputato come tecnico della Elg, è parte lesa come
sindaco) il legale del TAS è deciso a recuperare i danni patiti dal
depuratore. Giuseppe Pea, Aldo Maccarana, Roberto Micheletti, Ettore Macola,
dell’Arpa di Brescia, sono arrivati con borse di documenti; il pm Paola
Reggiani con un carrello di faldoni; i testimoni, convocati alle 8,30, hanno
atteso con pazienza il dibattito delle 12, che limitandosi ai preliminari ha
reso necessario un loro ritorno. Ma il giudice Pagliuca, costretto a
sdoppiarsi per far fronte a precedenti cause, ha assicurato che le prossime
udienze non subiranno altri intralci.

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