In memoria di Orlando Tamayo Zapata e del suo diritto ad essere un dissidente (e a non essere offeso anche da morto)

giovedì, 15 Aprile, 2010

L’associazione Italia-Cuba annunciando un sit-in a Bruxelles a favore del paese assediato ricorda, con le solite frasi sprezzanti, anche la morte di Orlando Zapata Tamayo. 
Tamayo, prigioniero politico della Cuba di Fidel e Raul Castro, appartenente al gruppo dissidente “Movimento per l’alternativa repubblicana”, era stato arrestato il 20 marzo 2003 assieme ad altri 74 oppositori. Italia Cuba lo liquida come carcerato comune, senza spingersi a quello che si legge in vari blog sull’onnipresente attivita controrivoluzionaria statunitense.
Ora Orlando Tamayo aveva subito varie condanne, fino a cinquant’anni di carcere, per reati come “vilipendio alla figura del Comandante Fidel Castro”. Tre mesi fa, Zapata Tamayo aveva cominciato uno sciopero della fame, dopo che le autorità del carcere gli avevano negato di potersi vestire di bianco (il colore dei prigionieri politici). Nelle ultime settimane era stato nutrito contro la sua volontà, via endovena. Poi è morto. Però Zapata Tamayo non era uno stinco di santo, ci ricordano i suoi biografi malevoli. 
Prendiamo per buone le liste di reati di cui si era macchiato come delinquente comune: avrebbe iniziato a delinquere nel 1988, è stato processato per violazione di domicilio nel 1993; lesioni nel 2000; lesioni e detenzione di arma bianca nel 2000; truffa sempre nel 2000; ferite e fratture del cranio del cittadino Leonardo Simòn con l’uso di un machete, alterazione dell’ordine e disordini pubblici nel 2002. “Queste sono solo alcune delle cause per nulla vincolate alla politica per cui venne giudicato e condannato per essere poi rilasciato il 9 marzo del 2003 sotto diffida a non commettere altri delitti- spiegano i siti -. Però il nostro “eroe” il 20 dello stesso mese tornò a delinquere. A causa dei suoi antecedenti questa volta venne condannato a 3 anni di carcere…”.
E allora? In sette anni di galera Orlando Tamayo non può aver maturato una sua posizione politica? No, non è possibile, vero? Nei giorni scorsi la Spagna di Zapatero ha offerto a un altro dissidente in sciopero della fame, Faninas, un aereo-ambulanza per lasciare il paese ed essere accolto in Spagna. Una proposta evidentemente concordata col governo cubano. Farinas ha rifiutato, resta a Cuba. Ma come?  Cerco di anticipare il pensiero dei siti malevoli: poteva venire a Madrid e da lì fare la sua propaganda controrivoluzionaria, strano, molto strano che non abbia accolto l’invito…
Ero a Cuba una decina di anni fa e leggevo regolarmente la “prensa cubana”. Poi ho preso l’aereo di ritorno e al mio sbarco a Fiumicino vidi i giornali in edicola: a Cuba erano stati arrestati pochi giorni prima 32 oppositori politici. Non c’era stato un solo cenno sulla “prensa cubana”. Fantastico, no?
Vado ancora indietro nel tempo: era il 1968, eravamo allora fortemente terzomondisti, ebbene ricordo ancora il comunicato da perfetto avvocaticchio di provincia con cui Fidel Castro giustificò l’invasione della Cecoslovacchia. Facemmo un volantino intitolato: “Internazionalismo proletario, i nodi vengono al pettine”. E la discussione fu molto animata e manesca alle porte delle fabbriche pisane, per il comportamento delle cellule del Pci. 
Per fortuna mia ho fatto parte di un gruppo politico (Lotta continua) che poi si ricordò nel gennaio successivo di distribuire un volantino sul suicidio di Jan Palach Andammo a distribuirlo anche alle fabbriche pisane. Alla Saint Gobain la cellula comunista del Pci uscì di nuovo in massa e cercò di ingaggiare con noi uno scontro. Ci difendemmo. E difendemmo anche la memoria del povero Palach. Allora sapevamo solo di lui, i suicidi in realtà erano stati una ventina. Cuba, Cecoslovacchia, dissidenti…
Così apprezzo oggi la dichiarazione di Paolo Rossi, il cosiddetto comico: “Difendo i dissidenti cubani perché proprio chi si è entusiasmato per la rivoluzione cubana non deve vergognarsi ora di criticare il regime di Castro”. Non tutto a questo mondo è opera della Cia. E anche un  ex delinquente cubano (non ho mai visto la sua fedina penale, però) potrà dire la sua, no? Intanto sua madre ci ha mostrato una maglietta sporca di sangue. Intanto il suo seppellimento è stato fatto in fretta e furia. Intanto ai suoi fratelli non è stato neanche permesso di partecipare. Intanto…
Paolo Brogi
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