La Cassazione: “Marrazzo vittima di un’imboscata”. Eppure aveva avuto quattro anni di tempo per evitarla…

mercoledì, 21 Aprile, 2010

Leggo sul Corriere online che “la Corte di Cassazione ha depositato le carte dell’inchiesta sul traffico di cocaina e prostituzione legata ai transessuali, nel quale è coinvolto l’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. In riferimento al video nel quale l’ex governatore risulta in compagnia del trans Natalie e con della droga sul tavolino, dai documenti emerge che Marrazzo «fu vittima di un’imboscata». Anzi: l’esponente politico fu «chiaramente vittima predestinata».
Questo resta un mistero. Marrazzo sapeva perfettamentre, dal 2006, che nell’inchiesta Laziogate era stato portato a galla un maneggio nei suoi confronti, in particolare le sue presunte frequentazioni di trans erano state oggetto di un piano-trappola poi non portato a termine. Avrà saputo Marrazzo, se non altro perché la notizia fu pubblicata da giornali come il Corriere della Sera ,che cosa stava bollendo in pentola. E allora perché non si è messo in condizione di evitare questa sua particolare vulnerabilità?

Qui di seguito ripubblico l’articolo uscito allora (14 marzo 2006) sul Corriere della Sera. Eccolo, il titolo (a parte l’uso non felicissimo del termine viado) era tutt’altro che sibillino…

Un viado per rovinare Marrazzo
Gli investigatori privati arrestati avevano organizzato un complotto a luci rosse, poi fallito, per screditare il rivale di Storace
Piero Marrazzo (Eidon)
Piero Marrazzo (Eidon)
MILANO — Un viado per distruggere Piero Marrazzo. Avevano già organizzato pure un falso scandalo sessuale gli investigatori privati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spionaggio anche politico: inchieste totalmente illegali per screditare gli avversari di Francesco Storace (An), l’ex ministro della Salute che nell’aprile 2005 cercava la riconferma alla presidenza della Regione Lazio.

LA CONFESSIONE — L’idea degli spioni era di fabbricare un clamoroso complotto a luci rosse per rovinare la reputazione del popolare giornalista di Mi manda RaiTre, candidato dal centrosinistra contro Storace. Il piano è documentato da una serie di intercettazioni non citate (ma allegate) alle 305 pagine di ordinanza d’arresto. L’obiettivo era distruggere Marrazzo non solo sul terreno politico o professionale, ma anche sul piano umano, psicologico e familiari. Ora il complotto è confermato dalle confessioni di Gaspare Gallo (il tecnico di fiducia del titolare della Ssi, Pierpaolo Pasqua), che ha già ammesso di aver corrotto i militari della Guardia di finanza e i funzionari di compagnie telefoniche. In carcere Gallo ha anche spiegato che il mandante politico, secondo quanto gli riferiva costantemente Pasqua, era Niccolò Accame, il rappresentante ufficiale della Lista Storace.
Gallo ha messo a verbale anche il nome e cognome del travestito – un uomo «dedito abitualmente alla prostituzione» – che era stato già arruolato dalla banda per fabbricare il falso scandalo, poi rimasto inattuato non per scrupoli morali, ma perché sembrava troppo rischioso ricorrere a un personaggio di dubbia affidabilità.

ALTRE VITTIME — Ma nelle cinque ore di interrogatorio, Gaspare Gallo avrebbe fatto anche i nomi di altri personaggi con cariche istituzionali che sarebbero stati spiati dalla sua agenzia di investigazione. Dossier illegittimi su altri politici, che si aggiungerebbero nella lista delle vittime accanto ai già noti Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini. Il verbale di interrogatorio di Gaspare Gallo è stato secretato. S’ignorano sia i mandanti sia le vittime di questi nuovi casi di spionaggio, ma le indagini dei carabinieri del nucleo operativo sono già ripartite a caccia di nuovi riscontri.
Per uno dei marescialli arrestati della Gdf di Novara, Franco Amato, intanto, l’accusa potrebbe ridimensionarsi: l’altro finanziere arrestato, Francesco Liguori, lo ha dipinto come «fuori dall’associazione e coinvolto marginalmente» per una sola interrogazione allo Sdi, la banca dati centralizzata del Ministero dell’Interno.

INTERROGATORI A ROMA — A Roma intanto è ripartita l’inchiesta gemella sui reati commessi nella capitale. I pm Achille Toro, Italo Ormanni e Francesco Ciardi hanno sentito, come teste, Fausto Serse Pennazzo, l’impiegato della Regione Lazio che il 29 marzo 2005 avrebbe agevolato l’ingresso riservato negli uffici dell’investigatore privato Pasqua. E subito dopo è stato ascoltato Andrea Straziota, ex addetto stampa della Regione.

Paolo Biondani
Biagio Marsiglia
Corriere della Sera 14 marzo 2006

Articolo chiaro, pubblicato in cronaca nazionale. E dunque? Marrazzo vittima sì, ma piuttosto telegrafata…E qui allora bisogna chiedersi finalmente che cosa allora abbia spinto Marrazzo a insistere in queste frequentazioni. Onnipotenza, cupio dissolvi, voglia di essere beccato, superficialità estrema? La risposta finora non è stata data chiaramente. Magari potrebbe darla lui, invece di continuare a dire di essere stato vittima. Vittima sì, ma di chi?

 

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