Napoleone e il vulcano Tambora, una storia poco nota che forse ha cambiato la storia moderna

domenica, 18 Aprile, 2010

Napoleone perse la battaglia dui Waterloo per la pioggia initerrotta che ridusse a un mare di fango il terreno. Successe tra il 17 e il 18 giugno del 1815. Il clima era completamente impazzito in quella fine primavera, l’anno dopo nel 1816 l’estate non ci fu proprio. La colpa era di un vulcano lontanissimo, in Indionesia.
La pioggia caduta torrenziale per quasi 48 ore imnmobilizzò di fatto l’arma decisiva di Napoleone, l’artiglieria pesante. Questo è un dato noto, così come è noto che la nuova dislocazione delle forze avversarie  nella giornata del 18 giugno non fu contrastata adeguatamente da Napoleone proprio a causa delle condizioni di manovrabilità sul terreno. Più penalizzata di tutte fu l’artiglieria, che in gran parte rimase tagliata fuori dal campo di battaglia. E così cambiò la storia dell’Europa…
Ma che cosa aveva creato quelle condizioni climatiche inaspettate? Poco tempo prima si era verificata la più potente esoplosione vulcanica che si ricordi in epoca moderna, quella del Monte Tambora in Indonesia.
Il 10 Aprile 1815, il mondo intero era stato sconvolto da questa eruzione micidiale. Un’eruziione valutata dai vulcanologi da  quattro ad otto volte più del Krakatoa, esploso poi nel 1883, con un’esplosione valutata in 200 megatoni provocando  un boato che arrivò a quasi 5000 km di distanza. L’esplosione del Krakatoa polverizzò completamente l’isola del mar della Sonda sulla quale sorgeva il vulcano e scatenò un’onda di maremoto alta 40 metri.
Il vulcano Tambora secondo i vulcanologi produsse effetti da quattro ad otto volte superiori a quelli del Krakatoa.

Il monte Tambora è uno stratovulcano (come lo sono Etna, Vesuvio e Stromboli) che si trova sulle isole Sumbawa, in Indonesia, dove si innalza oggi per 2700 metri. Sotto il vulcano Tambora,  vecchio di circa 50.000 anni, c’è una camera magmatica spaventosamente grande, che nel 1815 ha portato ad un’esplosione che ha pochi eguali nella storia delle eruzioni vulcaniche.
Si sa per certo che, prima del 1815, il Tambora ha eruttato almeno tre volte: nel 3900 a.C., nel 3000 a.c. ed intorno al 700 d.C., con un’approssimazione di 150-200 anni.
Ma la più spaventosa è stata senz’altro l’eruzione del 1815.
Già nel 1812 si sono iniziati ad avvertire i sintomi di quella che sarebbe stata l’eruzione più mostruosa mai registrata dal genere umano. Il vulcano iniziò a dimostrarsi insolitamente turbolento dopo diversi secoli di inattività, emettendo fumo nero ed iniziando a rombare.
A distanza di tre anni, ed a 2600 km dal Tambora, vennero avvertiti dei suoni che sembravano spari. Non erano colpi di fucile, ma il vulcano che iniziava a scatenarsi a migliaia di chilometri di distanza da Sumatra. A circa 1000 km di distanza, insediamenti europei riferirono di aver sentito colpi di cannone, e vennero inviate navi per scoprire se ci fosse un attacco in corso in una delle isole indonesiane.
Il 10 Aprile l’eruzione si fece sempre più violenta, fino all’esplosione, classificata sul Volcanic Esplosivity Index al settimo grado. Giusto per comparare la potenza con altri eventi vulcanici, il 7° grado è il penultimo sulla scala di esplosività vulcanica. L’eruzione del Tambora fu da 4 ad 8 volte più potente del Krakatoa, e nemmeno lontanamente paragonabile a quella del Vesuvio del 70 d.C., classificata al 5° grado del Volcanic Explosivity Index e circa 100 volte meno potente del Tambora.
Prima dell’esplosione, il vulcano era alto circa 4300 metri; dopo l’esplosione, la sua altezza si era ridotta a 2851 metri, ed era comparsa l’enorme caldera, del diametro di 7 km e profonda 700 metri. L’esplosione venne sentita a 2600 km di distanza, e le ceneri ricaddero ad oltre 1300 km.

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