Non toccate Yoani

domenica, 11 Aprile, 2010

Mondo | Beatrice Borromeo

Novemila persone dicono: ‘Non toccate Yoani’

9 aprile 2010

Il Fatto per la libertà d’espressione a Cuba

Per capire chi è Yoani Sánchez, la blogger cubana continuamente boicottata dal governo castrista, basta seguire gli studenti dell’Universidad de la Habana: ogni volta che il governo oscura Generaciòn Y (il sito d’informazione della Sánchez, tradotto in 18 lingue) i ragazzi disertano le lezioni e la raggiungono nella sua casa sulla spiaggia. Una volta arrivati, si siedono e l’ascoltano mentre racconta quello che avrebbe scritto se avesse potuto. Il giorno dopo, ognuno di loro informa gli amici che non c’erano. Il rito si ripete quasi ogni mese, perché il regime – che ha individuato nella Sánchez una delle voci più influenti all’esterno e quindi pericolose – non solo oscura il suo blog, ma ne modifica le pagine online con l’intento di screditarla. E’ così, con Internet e il passaparola, che a Cuba si combatte la censura. Mentre il resto del mondo cerca, come può – come ha fatto anche il nostro giornale – di sostenere questa giornalista 34enne che da sei anni sfida la dittatura di Fidel prima e ora di Raúl Castro. Ieri sera alla Triennale di Milano Yoani Sánchez è intervenuta al telefono nel corso della presentazione di un documentario su di lei e sui dissidenti. Durante l’iniziativa, organizzata da Wired Italia, è stata trasmessa anche un’intervista alla blogger realizzata dalle troupe di Current tv. Si è parlato del Web, di libertà, della proposta – cui la Sánchez aderisce – di consegnare il premio Nobel per la pace proprio a Internet.

L’AGGRESSIONE. Lo scorso 6 novembre la Sánchez è stata sequestrata per alcune ore e malmenata dalle forze dell’ordine mentre, assieme ad altri blogger, andava a una manifestazione contro la violenza. Nelle sue cronache aveva appena toccato alcune delle corde più scoperte della politica cubana:come l’abitudine di distribuire il cibo con le tessere di razionamento (un panino a testa al giorno, la carne una volta alla settimana), il divieto per i cittadini di espatriare, i controlli notturni nelle case senza permessi, e le elezioni fasulle, visto che c’è una sola lista votabile ed è quella del Pcc. Verità che non si possono raccontare ma che grazie alla Sánchez sono ogni giorno a disposizione di tutti. Per questo il Fatto Quotidiano ha proposto una petizione per sostenere la blogger, raccogliendo quasi 9000 firme, spedite lo scorso 28 marzo all’ambasciata cubana. E tanti sono i messaggi che le hanno accompagnate: “Sono le persone come Yoani e tutti gli oppositori dei regimi (ufficiali e non) del mondo che ci danno la possibilità di credere ancora nell’Uomo”, scrive Daniele Turchetti, uno dei ragazzi che ha aderito. Poi c’è Pablo J. Castillo, un connazionale della Sánchez : “Sono un cittadino cubano ma tra un po’ sarò italiano, visto che vivo qui da ormai 10 anni. E’ spaventoso il livello di censura e il controllo dei contenuti web che c’è sull’isola”.

Daniela Arnone cita anche Che Guevara, ricordando il messaggio che il comandante argentino diffuse quando, a Cuba, era secondo soltanto a Fidel: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario”. Oltre alla Sánchez ci sono i dissidenti politici in sciopero della fame. Uno di loro, Orlando Zapata, è morto all’ospedale dell’Avana dopo 85 giorni passati senza cibo, lo scorso 24 febbraio. Altri si sono aggregati alle proteste proprio dopo la morte di Zapata. Intanto, sul Web, continua a crescere la voglia di riscatto, di “essere protagonisti del nostro tempo”, come scrive la Sánchez su Generaciòn Y: “Per tutti quelli che sono segnati dai fantocci russi, dal coprifuoco, dalla frustrazione. Scrivete”.
Da il Fatto Quotidiano del 9 aprile

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