Islanda, la vita sotto il vulcano

martedì, 20 Aprile, 2010

Singolare situazione dell’Islanda. Appena tre anni fa veniva incensata come il paese più felice d’Europa. Agevole, benestante, facile, con pochissimi divorzi…
Uno dei pochi paesi al mondo a non avere un esercito,  sostituito da un piccolo drappello di poliziotti e dalla guardia costiera. Un posto abitato da 320 mila abitanti, dove i detenuti sono poco più di 100 con un rapporto di 42 reclusi ogni 100 mila abitanti, un rapporto tra i più bassi del modo (negli Stati Uniti siamo oggi a  754 detenuti ogni 100  mila abitanti). Un posto in cui qualcuno ha scoperto tempo fa che le cataste di teste di merluzzo, gettate fuori dagli stabilimenti ittici che lavorano il pesce, potevano avere un radioso futuro. Infatti interessavano agli abitanti della lontana Nigeria, che ne fanno uso. E allora cosa è successo? Ne è nato uno scambio di teste seccate di merluzzo in cambio di petrolio. Come spiega il cattedratico islandese Hörður Sævaldsson, dell’università di Akureyri “another factor is an increased utilization of by-products in the Icelandic seafood industry, such as the fish trimmings and heads. Some claim that the tastiest part of the fish is in the head but it is somewhat difficult to process. Previously a large part of the by-products was processed into low value meal and oil. By using geothermal energy and high technology driers, it is now possible to process the heads and other previous waste from cod, saithe and haddock into valuable products that are marketable on the Nigerian market. As this market is a long way from Iceland, it also benefits from modern developments in packing and transports”.
E poi? Cosa è capitato poi a questo paese? In due anni un patatrac. Una micidiale crisi economica prima (in Islanda sono stati perfino bloccati i bancomat per un po’ di tempo). E ora l’impronunciabile vulcano che inonda l’Europa con le sue ceneri…Attenzione, l’Europa, non l’Islanda, per un ennesimo paradosso. Come vivono infatti attualmente gli islandesi? Pare piuttosto bene, salvo ovviamente quelli a ridosso del vulcano. Il grosso della cenere non li riguarda, va verso l’Europa. Lo spiega in questa corrispondenza per Inter Press Service la giornalista Lowana Veal.

La vita sotto il vulcano
Lowana Veal  
Inter Press Service
[20 Aprile 2010]
In Islanda, gli aeroporti non sono stati chiusi. La colonna di cenere preoccupa gli allevatori e i contadini che vivono a ridosso del ghiacciaio Eyjafjallajokull.
Per quanto possa sembrare incredibile, la vita quotidiana della stragrande maggioranza degli islandesi non è stata minimamente toccata dall’eruzione vulcanica sotto il giacciaio Eyjafjallajokull che ha lasciato decine di migliaia di passeggeri fermi negli aeroporti mondiali a causa della cancellazione dei voli.
I venti settentrionali e occidentali che hanno dominato dall’inizio dell’eruzione, hanno mandato la gigantesca colonna di cenere via dall’Islanda, oltre il mare, sull’Europa. Per la comunità di circa 700 persone che vivono a sud o a est del ghiacciaio, la storia è diversa. La maggior parte di quanti vivono lì sono contadini. Finnur Tryggvason di Raudafell è uno di loro. Sulla sua fattoria, a 10-15 chilometri dall’eruzione, Tryggvason alleva cavalli e qualche pecora.
«Per la nuvola di cenere è buio tutto il giorno», dice Tryggvason sabato sera. Il giorno dopo la nuvola si è abbassata di molto – tre chilometri di altezza invece di quindici – e dunque non ha viaggiato a lungo. «Ci sono stati anche un sacco di tuoni, ma i lampi non si potevano vedere a causa della nube», aggiunge.
È un paese ad alta attività vulcanica, l’Islanda, quindi non è strano avere un’eruzione. L’ultima, o meglio una di quelle in corso, è terminata appena 36 ore prima che partisse quella nuova. Quell’evento, però, è stato completamente senza danni tanto che subito è stata battezzata «l’eruzione turistica».
I geologi sorvegliano la situazione e il Dipartimento della protezione civile islandese controlla le operazioni ogni volta che c’è un’eruzione. Nelle ultime due, un gran numero di scosse di terremoto ha preceduto l’inizio dell’attività vulcanica. Questa volta, circa 800 persone sono state svegliate alle 4 di mattina ed evacuate prima che l’eruzione iniziasse verso il Centro di soccorso della Croce Rossa che era stato allestito nella città più vicina perché la Protezione civile temeva che potesse esserci un’eruzione, con il conseguente rischio di inondazioni per lo scioglimento del ghiacciaio.
Agli allevatori è stato poi concesso di tornare a casa, per mungere e per prendersi cura degli animali, ma sono dovuti tornare al centro più tardi. L’ordine di evacuazione è stato annullato alla sera, tranne che per gli abitanti di 20 fattorie che hanno dovuto dormire lontano dalle loro case fino a sabato notte.
Tryggvason è stato uno di quelli evacuati all’inizio dell’eruzione: «In realtà non ce n’era bisogno – dice – La mia fattoria è abbastanza lontana». Molte delle persone evacuate all’inizio, erano state spostate anche durante la prima eruzione, sempre per il rischio di inondazioni. «La vita è stata terribile per gli abitanti preoccupati. A parte gli allevatori, molti residenti hanno lasciato le loro case per andare a vivere da parenti e amici lontano dalla zona dell’eruzione», dice Urdar Gunnarsdottir, dell’ufficio stampa del Dipartimento della Protezione civile.
Chi è rimasto, ha ricevuto maschere antipolvere e occhiali protettivi dai team di soccorso. Molti hanno cercato di sigillare porte e finestre delle case e delle stalle, sperando così di tenere fuori le particelle di cenere più sottili. Ma non sempre funziona.
«La cenere è entrata in casa e specialmente nelle costruzioni esterne, che non erano sigillate come si deve», dice Tryggvason.
Gudrun Larsen è una geologa dell’Istituto di scienze della Terra che si è occupato di misurare lo strato di cenere nella zona colpita: «Nelle parti più basse, lo spessore è arrivato anche a cinque centimetri, anche se nelle zone dove la cenere è stata portata dal vento, abbiamo avuto spessori maggiori». Quali sono gli effetti a lungo termine di questa cenere? «Non siamo in grado di dirlo. Dipende da quanto dura l’eruzione, da quanto sono forti i venti e da quanto diventa spesso lo strato di cenere. Se è sottile, potrebbe essere lavato via dalla pioggia, ma la situazione potrebbe peggiorare se lo strato diventasse più consistente e più ricco di fluoridi che non sono salutari per gli animali», dice Gunnarsdottir.
I fluoridi possono combinarsi con il calcio per produrre fluoruro di calcio, un composto insolubile che può portare all’indebolimento delle ossa e dei denti. Gli allevatori, al momento, sono incoraggiati a cercare riparo per i loro animali, ma quando questo è impossibile – alcuni cavalli non hanno mai visto l’interno di una stalla – devono trovarli cibo e acqua freschi e puri.
Alcuni, nonostante tutto, sono ottimisti. Thorarinn Olafsson produce orzo nella sua fattoria di Dranhshlid: «Sto arando la cenere nel terreno – dice – Non è troppo spessa dalle mie parti, solo uno o due centimetri». Vuole seminare 100 ettari di orzo al posto dei 160 che ha seminato l’anno scorso. «Abbiamo bisogno di molta pioggia per lavare via i fluoridi e gli altri composti tossici», spiega. Ma che senso ha arare la cenere vulcanica nel terreno? «Non ho ancora studiato la composizione chimica di questa cenere – risponde Sigurgeir Olafsson, dell’Autorità islandese per la sicurezza alimentare e veterinaria – Ma i fluoridi non
sono tossici per le piante, per cui secondo me una piccola quantità di cenere non dovrebbe produrre alcun danno».
Se lo strato è spesso, invece, potrebbe essere molto dannoso. L’associazione degli allevatori è preoccupata perché potrebbe esserci bisogno di importare foraggio nella zona dell’eruzione, se l’attività del vulcano va avanti ancora a lungo. L’eruzione ha prodotto anche alcune inondazioni che, in qualche caso, hanno danneggiato strade, ponti e canali. A un certo punto c’è stata anche penuria di cibo nella città meridionale di Vik e alcuni problemi con la raccolta del latte dagli allevatori. Lunedì, poiché il vento è cambiato e la visibilità è scesa, la scuola di Vik è stata chiusa.
È possibile che la colonna di cenere raggiunga Reykjavik o altre zone più abitate, se la direzione del vento cambia? «È impossibile da dire – risponde Gunnarsdottir – Dipende dalla direzione e dalla forza del vento e dalla quantità di cenere, ma anche da altri fattori».
Nelle zone a ridosso dell’eruzione, sono stati organizzati degli incontri pubblici per informare i residenti sulla situazione e sui possibili effetti della cenere sugli animali e sulla vegetazione. Altri si tengono aggiornati grazie alle webcam sul luogo dell’eruzione e alla copertura mediatica. Ironicamente, l’aeroporto internazionale e la maggior parte degli aeroporti interni in Islanda sono rimasti aperti. La cenere cade sull’Europa, ma non sull’isola.

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