Trolley, cos’era costui…Ancora sull’anglo-italiano in uso

martedì, 13 Aprile, 2010

Ancora sull’italiano infarcito d’inglese. Altro “pezzo” scritto da Claudio Antonelli, un italiano che vive da molti anni oin Canada. Forse troppo, comunque bastanti a mostrare le sue difficoltà di comprensione del nostro ultimo italiano. Ecco.


L’anglo-italiano dei novelli “sciuscià”

L’abuso di termini inglesi da parte dei giornalisti italiani – termini poi ripresi avidamente dal resto della popolazione – viene giustificato con la necessità di meglio comunicare: l’inglese arricchisce l’italiano. Ma è poi vero? 
A me non sembra. Anzi, le parole “inglesi” usate a bizzeffe dagli organi italiani d’informazione ottengono spesso l’effetto contrario. Ciò avviene, o perché il vero significato di questi termini sfugge al destinatario del messaggio, o perché queste parole importate sono erronee oppure usate a  sproposito, o infine perché tali termini sono accolti nell’italo-inglese maccheronico degli italiani in una sola delle loro accezioni originarie (box, boss…). 
In tutti questi casi, quindi, lungi dal facilitare il messaggio, tali termini lo complicano oppure lo immiseriscono. Assai spesso si tratta poi di “prestiti di lusso” e non “di necessità”, ossia di anglicismi completamente inutili. Paradossalmente, l’effetto negativo di non comprensione si aggrava per il lettore che conosca l’inglese. Costui, infatti, stenterà talvolta a capire l’inglese esibizionistico-maccheronico degli italiani. 
Il tema dello scimmiottamento della parlata anglo-americana da parte dei novelli “sciuscià”, legioni in Italia, ci condurrebbe lontano a volerlo analizzare nei vari aspetti. Andiamo allora diritti all’essenziale, con un esempio di questo inglese particolare, ostacolo alla comprensione.  Sul “C. della S.”,  nell’articolo consacrato alla morte del transessuale Brenda, vi è la ricostruzione di quanto sia potuto avvenire nell’appartamento dove si è verificato l’incendio mortale. L’ipotesi del giornalista: “Qualcuno entra e dà fuoco al trolley. Vuole spaventare, ma la situazione sfugge.” 
Il termine “trolley” è introdotto nel testo senza spiegazioni. Ma di che trolley si tratta? Leggo e rileggo l’articolo per meglio capire. Invano. Consulto allora altri giornali italiani, sempre alla ricerca di articoli consacrati alla morte del travestito. Anche questi articoli menzionano che l’incendio sarebbe partito dal “trolley”, ma non dicono nulla circa la natura di questo “trolley”, oggetto misterioso per me. Consulto subito un dizionario inglese, ma non vengo a capo del rebus. Forse i dizionari italiani… mi dico.  Il “Sabatini Coletti” alla voce “trolley” mi dà: 1. Nei veicoli mossi a elettricità, presa di corrente ad asta attaccata alle linee aeree. 2. Valigia con rotelle.  Il trolley causa dell’incendio non può avere certamente il primo significato. Che sia un “trolley bag”, ossia una valigia con rotelle?” Ma perché non dirlo chiaramente?  Un secondo dizionario, l’“Hoepli”, mi dà solamente il significato di: “Asta terminante in un congegno di presa che permette l’alimentazione di un tram o di un veicolo ferroviario da una linea elettrica aerea.” Ma tra le tante aste, attive in casa della sventurata Brenda, non doveva esserci certamente un’asta di tram…
Ritorno ai dizionari inglesi. I significati di trolley variano. Non mi ci raccapezzo. Non si tratta certamente di un “trolley bus”. Che si tratti di un “trolley car” oppure “trolley cart”? Ma di che tipo? Forse un carrello portavivande? Impossibile saperlo dal contesto. L’inglese che ho imparato dopo anni in Canada non mi è d’aiuto. Sarei dovuto rimanere in Italia per capire il significato di “trolley” e di altri termini inglesi che i giornalisti italiani maneggiano con gran disinvoltura… Morale della favola: il testo sulle cause della morte del transessuale mi rimane  oscuro a causa di questa foia italiana dello scimmiottamento che spinge tanti nella penisola, novelli sciuscià, a “portare avanti” un discorso farcito di termini anglo-americani, veri o inventati.
Claudio Antonelli

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