Il 5 maggio

martedì, 4 Maggio, 2010

Cinque maggio. Chi ricordare? Certamente Rosalie Montmasson, unica donna dei Mille, che riuscì ad imbarcarsi nascondendo i suoi capelli da donna sotto un berretto (andò peggio alla moglie di La Masa, che fu lasciata sulla banchina). Poi Rosalie però fu rigettata dal marito, quel Crispi che ormai sulla cresta dell’onda aveva incontrato contesse e lasciato figli in giro, ripudiata perché grossa, ingombrante, eccessivamente proletaria (era in fin dei conti solo una stiratrice), amante un po’ troppo del buon vino. Con Rosalie bisogna poi ricordare un’altra outsider, la straordinaria Jessie White Mario, che risalì la pensola gestendo ambulanze e senza aver paura di niente (è lei forse la prima grande antropologa del sud, con quel suo libro sui mali di Napoli). Da ricordare anche il marinaio spezzino Luigi Andreotti, era su uno dei due vapori sequestrati dai garibaldini e decise lì per lì di unirsi alla spedizione. Come il mendicante di Orbetello che andato a mendicare a Porto Talamone si ritrovò arruolato. Gente così, come i 180 garibaldini dei Mille partiti da Bergamo, pensate oggi cosa darebbe quella città del nord  in cui l’altro giorno il povero Rumiz di Repubblica ha trovato solo cartoline contro Garibaldi.  E ora eccoci a 150 anni dopo: che cosa succede il 5 maggio del 2010? Succede che un ministro che si era già dovuto dimettere una volta per le sue frasi oscene contro un ammazzato vittima del terrorismo deve dimettersi per una seconda volta, con ciò stabilendo un vero record nella storia dei governi. Stavolta per una casa della figlia, che nei giorni scorsi ha ripetuto la poveretta di non saperne nulla. Anche questo dà un po’ il senso del nostro tempo…I garibaldini sono andati a Marsala. E Scajola go home. Appunto.

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