Il Cie di Ponte Galeria, un posto definito “terrificante” con 392 immigrati

sabato, 29 Maggio, 2010

Cie Ponte Galeria; Nieri: “Luogo di segregazione. Negate le funzioni ispettive ai consiglieri”

Nella struttura presenti 171 uomini e 121 donne

“Entrare nel Cie di Ponte Galeria è ogni volta una esperienza terrificante. Si tratta di un vero e proprio luogo di reclusione dove vengono negati diritti fondamentali e in cui le condizioni di vita sono di estrema difficoltà – è quanto dichiara Luigi Nieri, Presidente del Gruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio che quest’oggi si è recato in visita insieme a una delegazione composta anche dai consiglieri regionali Fabio Nobile, Ivano Peduzzi, e Rocco Berardo – Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente presenti 171 uomini e 121 donne. Nel corso della visita abbiamo potuto raccogliere testimonianze preoccupanti e storie incredibili. Come quella di E., proveniente dal Marocco, che sta cercando invano di far valere l’atto attraverso il quale la magistratura ha sancito di non dover procedere alla sua espulsione. O come quella di Youssi H.S. che, dopo aver fatto un lungo sciopero della fame, è ancora recluso nella struttura, mentre fuori l’attendono la moglie italiana e la figlia di 2 anni”.

“Il Cie di Ponte Galeria è peggiore di un carcere, è un luogo di segregazione – prosegue Nieri – ne è la prova il fatto che nelle strutture penitenziarie i consiglieri possono svolgere le normali funzioni ispettive. A Ponte Galeria è stato negato ai consiglieri regionali di portare con sé una delegazione di avvocati e collaboratori. Le procedure per la richiesta di autorizzazione, inoltre, sono estremamente complesse, molto più che in carcere. Anche questo è un segnale di scarsa trasparenza”.

“E’ inaccettabile che in una simile struttura siano recluse persone che non hanno commesso alcun reato e che queste possano essere trattenute per un periodo di 6 mesi – conclude Nieri – Non possiamo accettare che sia riservato un simile trattamento a chi ha la sola colpa di essersi trovato nel momento sbagliato sul suolo di un paese razzista”.

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