Sindaci francesi: banlieues sul punto di esplodere di nuovo

lunedì, 24 Maggio, 2010

Da La Stampa del 24.5.2010:

“Banlieues sul punto di esplodere”
Quarantasei sindaci francesi lanciano un Sos al governo: si rischia una rivolta peggiore del 2005

La Stampa, 24-05-2010
Tremblay en France, gemellata con Marciano e Loropeni», annuncia il cartello; e un bel vialone, di un verde furibondo, introduce alla banlieue oggi più tristemente celebre di Francia. Grazie a Sarkozy e al ministro degli Interni, che l’hanno scelta come esempio delle zone di scandaloso non diritto; dove comandano i «voyous» che bisogna sradicare con l’eterno apriti sesamo del raid poliziesco. Chi potrebbe dirlo sfilando le villette con giardinetto accluso di placidi pensionati, percorrendo il corso che porta alla stazione tutto giocoso di proustiani lillà in fiore? Eppure in un tetro palazzone la polizia ha appena spalancato «l’ufficio» di un «caid»: c’erano un chilo e mezzo di cocaina, 400 grammi di eroina e altrettanti di cannabis, e soprattutto 980 mila euro in biglietti di piccolo taglio. L’incasso. Non mancava la macchina per contare i biglietti: come in banca. E a Tremblay, banlieue di civile, sviante normalità urbanistica, sono arrivate le tv per raccontare una città di 35 mila abitanti supermercato della droga, dove la gente vive uscio a uscio con gli spacciatori che nei cementizi falansteri si sono fatti un buon nido. Dove bande di ciurmatori adolescenti a libro paga dei caid, lapidano gli autobus e le auto della polizia che osano superare «la frontiera».
Il regno delle bande
Le «cités» si convertono alla fiorente economia di supermercati per tossicomani, ghetti all’americana, dove i giovani aderiscono alla delinquenza come a un partito politico. Non a caso nelle ultime regionali le percentuali dei votanti sono state minime. Un mondo a parte, impervio, solidale ma retto da regole malavitose, occulte,dove la mitologica coazione all’integrazione è cenere.
Sono le venti, al deposito degli autobus, i mezzi rientrano a gran velocità, sta per scattare il coprifuoco delle linee 15 e 39. Troppe aggressioni, bande di giovani presidiano le fermate e li bombardano di pietre. Quando cala il sole viaggiare è un’impresa da commando. Nessuno si sogna più di chiedere il biglietto, per non essere pestati. Djamel, delegato della CGt, ha le idee chiare: «Siamo autisti, non ci hanno mica arruolati nell’esercito! Per il ministro degli Interni siamo carne da cannone, deve giocare alla guerra con i teppisti, ma noi non ci stiamo». Gli autisti rifiutano anche la scorta, come per le diligenze del West: alcuni degli autobus massacrati a sassate erano appunto inutilmente presidiati.
Un appello bipartisan
Il sindaco di Tremblay si chiama Francois Asensi, è comunista, uno degli ultimi rimasti nella cintura rossa che un tempo abbracciava Parigi, quando le banlieues erano operaie. Il suo nome è il secondo sulla lista dei 46 che hanno firmato la «Lettera a coloro che ignorano le banlieues» sul Journal du dimanche. Per denunciarne il secondo tradimento e il rischio che esploda una rivolta più feroce di quella del 2005. L’iniziativa l’ha presa, non a caso, Claude Dilani, sindaco di Clichè-sous-Bois dove scoppiarono quei moti. Hanno firmato sindaci dell’Ump, il partito di governo, socialisti, centristi e verdi. Tutti sono «stufi di fare i pompieri», di cercare di tener buona la gente, di contare le auto bruciate ogni sabato sera senza che a Parigi facciano più statistiche’perché è meglio non disturbare le miserie che dormono. Bollano quella che chiamano «la segregazione territoriale». Il «piano banlieue» è scomparso nel nulla, utopie senza fondi. L’aveva redatto Fadela Amara chiamata al governo per risanare le cités. Era sembrata una buona idea di Sarkozy. Propaganda furbamente equivoca. Si fanno scommesse su quando, esausta, darà le dimissioni.
Il business della droga
Tutti questi sindaci hanno davanti una gioventù perduta , uscita troppo presto dalla scuola e che non ha alcuna chance di trovare lavoro, destinata alla strada. A Tremblay il tasso di disoccupazione tra i 18 e i 35 anni è del 35%; i loro genitori quando va bene se la cavano con mille euro al mese. E allora per vivere ci sono gli spacciatori, si va «a faire le pu», ovvero il palo con il walkie-talkie, davanti al kebab e alla drogheria africana, il piede appoggiato al muro per controllare che la polizia non venga a disturbare: con un che di impiegatizio. Ci sono ragazzini che portano a casa 150 euro al giorno, così. La droga rende sempre più, i clienti migliori arrivano da Parigi, la cocaina a 50 euro il grammo fa furore. Ci sono «aziende» di condominio che rendono 10 mila euro al giorno. «Per questi ragazzi non posso fare nulla – sintetizza il sindaco Asensi – ci vorrebbero strutture chiuse con gli psicologi».
Martedì verrà sfornato il nuovo «Consiglio nazionale delle città». Un’altra sigla? I sindaci avvertono: «Al di la dell’insicurezza, inaccettabile, subiamo ogni giorno di più la separazione, la disoccupazione, il fallimento scolastico, la mancanza di case, la penuria dei mezzi pubblici… accrescono un sentimento di abbandono che gran parte della società francese non riesce a capire. Senza dibattito, senza che ce ne rendiamo conto, la Francia sta cambiando società: la libertà, la fraternità e la eguaglianza sono in pericolo a vantaggio di egoismo e ineguaglianza».

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