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Il Sole 24 ore e i trasformismi del I Municipio di Roma

Dal Sole 24 Ore di domenica 13 giugno 2010

Eterni trasformismi – la crisi di Roma “centro”

Corsetti, Trombetti e la politica dal basso

di Andrea Romano

Si dice che la chiave per il rinnovamento della politica nazionale, logorata da anni di immobilismo, sia nella politica locale e nei suoi giacimenti
inesplorati di giovani talenti. Si pensa che la cura per il malcostume politico sia nella carica morale dei tanti che sul territorio si dedicano con
passione alla militanza e alla buona amministrazione. Può darsi, lo speriamo in molti.
Ma talvolta il peggio viene proprio dalla politica locale, dove al riparo dagli sguardi dei media nazionali e fuori dal raggio d’azione di partiti sempre
più deboli si producono episodi di familismo e trasformismo che raccontano più di un intero saggio di politologia. Questo è l’insegnamento che viene da quanto è accaduto all’amministrazione del centro storico di Roma, come è stato riportato ieri dalle cronache della capitale.
I fatti riguardano il municipio di Roma centro, grande e prestigiosa circoscrizione urbana nella quale vivono circa 120mila cittadini la cui
qualità di vita dipende anche dalle decisioni assunte ogni giorno da una giunta che ha competenza diretta su temi come la manutenzione delle strade, la mobilità locale, l’occupazione del suolo pubblico, la gestione di centri anziani e asili nido, l’abusivismo edilizio e commerciale.
La giunta di centro-sinistra, eletta nel 2008, è recentemente andata in crisi per il passaggio all’Udc di due consiglieri in precedenza appartenenti al
Partito democratico. E fin qui siamo dentro un quadro di ordinaria mutazione di appartenenze. Quello che accade subito dopo merita invece di essere
raccontato nel dettaglio. Perché il presidente del municipio, Orlando Corsetti, ritiene di uscire dalla crisi nominando una giunta nella quale entrano le seguenti personalità. Al primo posto, almeno per originalità di percorso politico, l’assessore Yuri Trombetti. Il quale ha ricoperto negli ultimi anni un’ampia varietà di caselle partitiche: dapprima militante di Alleanza nazionale, poi consigliere municipale dei Democratici di sinistra nonché segretario della storica sezione Ds del quartiere Testaccio, quindi consigliere municipale di Forza Italia, infine candidato nel 2006 nelle liste dell’Udeur (allora schierata con il centro-sinistra) e nel 2008 dell’Udc (alleata con il centro-destra). In seconda posizione l’assessore Laura Pastore: ex coordinatrice provinciale dei giovani di Forza Italia ed eletta consigliere municipale nel 2006 sotto le bandiere del partito fondato da Silvio Berlusconi, salvo poi passare nel 2008 al Partito democratico. Quindi gli assessori Salvatore Alfano, da anni uomo di fiducia tuttofare del presidente Corsetti, ed Emiliano Pittueu in rappresentanza della minoranza interna al Pd (i veltroniani).Dal punto di vista di un qualunque elettore romano, l’esito della vicenda è paradossale.
Quella che nel 2008 era stata eletta come una giunta di centro-sinistra si è improvvisamente trasformata in un’amministrazione locale composta per una metà da transfughi del centro-destra e per l’altra da fiduciari diretti del presidente del municipio, che oggi celebra quanto avvenuto come il segno di «una rinnovata azione politica». Ma c’è un insegnamento anche per coloro che possono guardare con distacco a quanto accade per le vie del centro di Roma.
Ovvero che i terminali politici più vicini alla vita quotidiana dei cittadini, come sono le circoscrizioni urbane anche quando comprendono decine di
migliaia di residenti, sono spesso privi di qualsiasi residuo di responsabilità pubblica e istituzionale. E tendono a riprodurre, in forme inevitabilmente farsesche, dinamiche di trasformismo che ci appaiono del tutto stucchevoli già a livello nazionale. Il risultato non può che essere quello di fornire ai cittadini uno spettacolo avvilente, proprio là dove la politica dovrebbe essere riconosciuta da ognuno di noi nei suoi contenuti concreti e nella sua capacità di risolvere anche i piccoli problemi quotidiani.
È quindi difficile stupirsi che il più numeroso partito italiano sia ormai diventato quello di coloro che scelgono di non votare, se votare significa
rischiare di ritrovarsi rappresentati dai Corsetti o dai Trombetti di turno.

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