Indulto in Cile. La differenza col “lavoro” svolto in Sud Africa

domenica, 20 Giugno, 2010

Giustizia, perdono, riconciliazione. Peccato che non ci fosse molta gente all’incontro promosso per discutere dell’indulto in Cile, proposta avanzata da poco dal cardinale di Santiago Francisco Javier Errazuriz. Chi vorrà potrà avere conto degli intervewnti dalla tv Arcoris che li pubblica sul suo sito.
Nel corso dell’incontro Hugo Venturelli, giovane nipote di Omar il “desaparecido” per il quale si celebra un processo in Corte d’Assise a Roma nei confronti di chi è accusato di averlo fatto sparire nell’ottobre 1973 dal carcere di Temuco in Cile (e cioè il pm di allora Alfonso Podlech, detenuto a Rebibbia pewr essere stato arrestato nel 2008 dal giudice spagnolo Garzon mentre era di passaggio a Madrid), ebbene Hugo Venturelli ha letto la lettera contro l’indulto che Maria Paz Venturelli – la figlia del desaparecido – ha scritto al Papa (il testo lo trovate in questo blog, nel resoconto di venerdì scorso).
L’incontro a cui partecipavano don Tonio Dell’Olio di Libera International, il Pastore valdese Antonio Adamo e la giornalista cilena Patricia Mayorga è partito dalla valutazione di quello che nel mondo si propone come il principale esempio di lavoro per la riconciliazione, il lavoro svolto in Sud Africa dalla “Commissione per la verità e la Rinciliazione” presieduta dal vescovo anglicano Desmond Tutu a partire dal 1996. Un lavoro di scavo e di grande confronto che attraverso 21.800 testimoni sentiti ha permesso di amnistiare 1163 persone che hanno ammesso pubblicamente le loro colpe compiute chiedendo perdono.
Chi ha visto “Invictus” di Clint Eastwood capisce di cosa stiamo parlando.
Scenario completamente diverso è il Cile dove la commisssione presieduta negli anni ’90 da Josè Zalaquett – sotto la presidenza di Patricio Alwyn – ha permesso dopo nove mesi di lavoro la ricognizione di 2.200 delitti compiuti dai militari golpisti fermandosai però a questa semplice istantanea.
Nel Cimitero di Santiago – è stato rficordato – ci sono scolpiti su marmo i nomi dei desaparecidos (tremila nomi sulla sinistra) e quelli (un migliaio sulla destra) degli “ejecutados”, i giustiziati sotto la dittatura Pinochet. Ecco il problema, su cui in Cile non si sono colpiuti a tutt’oggi passsi in avanti significativi. La richiesta d’indulto appare dunque come una pure e semoplice pietra tombale posta su un passato che non è stato ancora affrontato.
Il processo per la scomparsa di Omar Venturelli proseguirà il 21 e il 22 luglio (I Corte d’assise di Roma, Piazzale Clodio, Edificio B, I Piano, ore 9.30).

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