Accordo per i profughi, ma la fiaccolata si fa lo stesso davanti all’ambasciata libica

mercoledì, 7 Luglio, 2010

IL CASO

Profughi eritrei detenuti in Libia
giovedì una fiaccolata

La mobilitazione di fronte all’ambasciata libica per la sorte dei profughi per cui è stato firmato un accordo

ROMA – Una fiaccolata di fronte all’ambasciata della Libia, giovedì alle 18. La mobilitazione per la sorte dei 205 profughi eritrei detenuti in condizioni estreme in un centro di detenzione nel cuore del deserto libico non si ferma neanche di fronte all’accordo annunciato questa mattina dalla Libia. E’ stato il ministro della Pubblica Sicurezza Libico, il generale Younis Al Obeidi, a rendere noto l’accordo firmato con il Ministero del Lavoro libico: i profughi dal centro di detenzione escono in cambio di «lavoro socialmente utile in diverse shabie (comuni) della Libia».
«QUALI GARANZIE?» – Ma la soluzione non convince le forze che si sono mobilitate negli ultimi giorni sul problema profughi. «Che garanzie abbiamo? – chiedono gli eritrei dell’Agenzia Habesha -. Nessuna…». «Domani andremo con una candela in mano domani davanti all’ambasciata libica, in via Nomentana 365 – spiega il portavoce di Habesha, Moses Zirai -. Conosciamo il sistema delle retate in Libia, ci vuole poco per tornare al punto di partenza. La vera soluzione semmai è il reinsediamento dei profughi in Italia e da qui semmai dopo una dislocazione diversa in altri paesi dell’Europa».
IL FILM – Questa posizione è stata fatta propria questo pomeriggio in una conferenza stampa a Montecitorio dai rappresentanti del Cir e da parlamentari come Livia Turco. La fiaccolata di giovedì è stata promossa da Amnesty Internationbal, Habesha, Fortress Europe, Meltingpot, Stalker, Welcome Indietro non si torna. L’idea è stata lanciata da Andrea Segre, un regista che col profugo etiope Dagmawi Ymer ha realizzato il film “Come un uomo sulla terra” dedicato agli immigrati in Libia. «Salvare le centinaia di persone che stanno morendo in Libia, anche a causa delle politiche migratorie italiane – scrivono nell’appello -, significa lottare per i diritti e le libertà di tutti, per il diritto di ognuno di noi di vivere in un paese civile».
Paolo Brogi
07 luglio 2010
Corriere della sera

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