EveryOne sui profughi in Libia

martedì, 6 Luglio, 2010
I profughi che l’Europa respinge subiscono trattamenti inumani in Libia
Profughi in Libia. Riceviamo dalla Libia notizie di violenze, mancato soccorso ai feriti e deportazioni verso Paesi in crisi umanitaria. Molte delle vittime sono uomini, donne e bambini respinti dalle autorità italiane, in violazione della Convenzione di Ginevra. 
Milano, 6 luglio 2010. Circa 350 profughi, fuggiti da crisi umanitarie nel Corno d’Africa, sono detenuti dal 30 giugno scorso nel centro di internamento di Al Braq, a 80 km da Sebah, nella Libia meridionale. Lo stesso 30 giugno l’Agenzia Habeshia e il Gruppo EveryOne, dopo aver parlato via telefono cellulare con alcuni dei detenuti, lanciavano un allarme internazionale: “Abbiamo appena ricevuto un appello urgente da parte di 350 profughi detenuti in Libia e trasferiti su camion dalla prigione di Mishratah (Misurata) a quella di Al Braq. Vi sono circa 80 bambini fra loro. Li colpiscono gravissime violenze: percosse, trattamenti inumani e degradanti, torture. 30 persone hanno subito gravi ferite e i testimoni riferiscono di ‘un bagno di sangue’. I profughi minacciano il suicidio ingerendo sostanze tossiche, mentre gli agenti di sorveglianza proseguono la repressione. Sollecitiamo intervento urgente da parte dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, dell’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni internazionali per i Diritti Umani. Attendiamo notizie e contatti dal carcere, che riferiremo in tempo reale alle Istituzioni internazionali”. Segnalavamo inoltre che molti dei detenuti erano stati vittime di respingimenti da parte delle autorità italiane e maltesi. Due giorni dopo, lanciavamo un nuovo allerta: alcuni dei profughi ci comunicavano di essere a rischio di deportazione nei Paesi di origine, dove correvano seri pericoli di vita. Delle persone ferite dalle guardie, inoltre, non si avevano più notizie e si temeva il peggio. Il commissario  ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg contattava immediatamente il governo libico e inviava due lettere al ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, nonché al ministro degli Esteri, Franco Frattini, chiedendo di “collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico”. Nonostante le promesse, fino ad ora la mediazione italiana è servita a poco o niente e in data odierna Habeshia ed EveryOne sono state costrette a sollevare un altro appello urgente. “C’e stato un pestaggio e ci sono ancora dei feriti,” riferisce Don Mussie Zerai, presidente di Habeshia, “circa un ora fa, solo perché hanno chiesto di essere portati in ospedale per ricevere cure mediche – secondo le testimonianze dei profughi – hanno ricevuto questa risposta: ‘Voi non meritate di essere curati perché vi siete ribellati alla legge dello stato’, quindi l’emergenza sta peggiorando. Non c’è tempo da perdere bisogna intervenire subito per salvare queste persone da questa situazione”. Il Gruppo EveryOne ha aggiunto, nel messaggio alle Istituzioni Ue e alle Nazioni Unite, che “molti dei profughi torturati e a rischio di immediata deportazione in Paesi in crisi umanitaria, fra cui il Sudan e l’Eritrea, provengono da respingimenti da Italia e Malta. Il Gruppo EveryOne vi chiede un intervento rapido per evitare che la tragedia umanitaria peggiori nelle prossime ore e per fermare definitivamente, con un provvedimento urgente, i respingimenti dall’Italia e da Malta, che avvengono in base a politiche xenofobe e a un accordo iniquo con la Libia, che viola in toto la Convenzione di Ginevra”.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: +39 331 3585406
info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com
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