Al funerale di Vittorio…

mercoledì, 20 Ottobre, 2010

Nella chiesa di Lunata, alla periferia di Lucca,  il parroco che celebra il funerale di mio fratello Vittorio lo ricorda e usa due parole per descrivere i valori in cui credeva e per i quali riteneva giusto battersi: giustizia e legalità.

Due termini che suonano strani di questi tempi e che planano sulla stampa del giorno che parla di un governo che cerca di assicurare l’impunità al premier,  dello Ior del Vaticano che si è fatto pescare coin 23 milioni di euro gestiti in modo poco chiaro, del sindaco di Milano Letizia Moratti che avrebbe finanziato con i soldi del comune l’impianto di illuminazione intorno ai possedimenti di Berlusconi nell’isola caraibica di Antigua ecc ecc.

Il funerale: tutt’intorno gente perlopiù della Lucchesia, una provincia in cui l’anticomunismo è piuttosto viscerale e la gente si schiera troppo spesso a destra. Non tutti però, ci sono anche conoscenti di mio fratello che invece sono di sinistra e non hanno difficoltà a spiegarlo, come fa un vecchio amico di Vittorio venuto dalla lontana Lodi.

Triste il funerale, la tomba è nell’adiacente cimiterino di Lunata dove un vecchio zio viene spostato in un ossario e si fa posto all’ingegnere Brogi.

I giornali locali di domani, giovedì, pubblicano la lettera che ho inviato al direttore generale dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. Perché quell’autopsia repentina effettuata dall’ospedale, un  atto “irripetibile”, che ha pregiudicato il campo d’indagine? Perché non avvertire la famiglia del morto? Ho intenzione di ripetere gli stessi interrogativi anche al Presidente della Regione, al quale chiedere anche: perché non consentire ai familiari di assistere un congiunto ricoverato in ospedale la prima notte successiva a un intervento chirurgico?

Qui di seguito pubblico l’articolo uscito oggi giovedì 21 sul Tirreno, intitolato: Il mistero delle due autopsie. Sommario: Lettera all’Aoup del fratello di un paziente deceduto

PISA. Non è stato possibile fare l’autopsia disposta dal pm perché l’ospedale, autonomamente, il giorno dopo la morte di un paziente operato e senza avvertire i familiari, avrebbe proceduto «a farne una tutta sua». Su questo particolare i familiari di Vittorio Brogi, un ingegnere pisano di 75 anni deceduto il 13 ottobre nella clinica neurochirurgica universitaria dell’ospedale, hanno scritto una lettera al direttore generale dell’Azienda opedaliero-universitaria pisana, Carlo Rinaldo Tomassini, chiedendo spiegazioni.
Sul caso, il pm Sisto Restuccia ha aperto un’inchiesta e ha iscritto già due persone sul registro degli indagati, il direttore della clinica ed un dirigente medico. Il mistero è esploso sul caso dell’autopsia: secondo i familiari il perito nominato dal magistrato, la dottoressa Martina Focardi di Firenze, non ha potuto procedere all’esame come avrebbe voluto e dovuto perché il precedente ne avrebbe pregiudicato il risultato.
«Gentile direttore – scrive Paolo Brogi, ex giornalista del Corsera, fratello di Vittorio – apprendo oggi che l’autopsia ordinata dalla magistratura sul corpo di mio fratello e svolta lunedì 18 non ha potuto dare i risultati che ci si aspettava: ne era stata già fatta, infatti, un’altra, che ha pregiudicato il campo d’indagine, nella mattinata immediatamente successiva al decesso, da parte dell’ospedale. Mi chiedo se un’azienda possa fare un’autopsia repentinamente, senza informare la famiglia e senza porla in condizione di presentare all’atto un proprio medico di fiducia. Tutto ciò tenendo anche conto che nella nottata fra il 13 e il 14 il figlio di mio fratello, Bruno, aveva già presentato una denuncia al posto fisso di polizia, i cui agenti erano intervenuti in corsia. A prescindere dalla legittimità o meno dell’operato dell’azienda sanitaria, mi chiedo come questo ente pubblico possa procedere in questo modo senza avvertire nessuno e soprattutto la famiglia».
Vittorio Brogi, ex ingegnere della Snam e della Montecatini, viveva a Lunata (Lucca) con la moglie Giorgetta Di Puccio, insegnante. «Quando è uscito dalla sala operatoria – raccontò subito dopo i fatti Paolo – – mio fratello era vigile, ma respirava male. Non hanno permesso a mia cognata e mio nipote di stare al suo capezzale e li hanno mandati a casa dicendo di stare tranquilli. Invece, a mezzanotte e mezza della notte fra il 13 e il 14, hanno chiamato mio nipote per dire che mio fratello era morto».

Sempre oggi c’è stato questo scambio di mail tra il dg del sangta Chiara de il sottoscritto:

Il giorno 21 ottobre 2010 15:00, Carlo Tomassini <c.tomassini@ao-pisa.toscana.it> ha scritto:

Gentile Dott. Brogi,

mi scusi se la contatto per via mail,  ho provato a trovare un contatto telefonico per parlarle ma non ci sono riuscito.
Ho ricevuto la sua lettera che pone dei giusti interrogativi, ho ovviamente fatto ricostruire il percorso attuato dall’ospedale e per questo , sempre che lei fosse d’accordo, quando lo riterrà opportuno, le offro la mia più completa disponibilità ad un incontro per risponderle anche personalmente

Cordiali saluti e le mie personali condoglianze per il suo dolore, Carlo Tomassini

Mia risposta:

Gentile direttore generale, la ringrazio per questo contatto. Ho provato anch’io a chiamarla poco fa ma non ho ricevuto risposta. Vede, in estrema sintesi quello che constato è che a tutt’oggi non sappiamo – parlo di noi familiari ma anche dell’opinione pubblica – di che cosa sia morto mio fratello. E questo anche in ragione dell’esame effettuato dall’ospedale. La ringrazio per la sua risposta, che credo dovrebbe trovare una forma pubblica. Non crede?  Ferme restando le iniziative intraprese, un suo primo impegno dovrebbe riguardare la consegna all’autorità giudiziaria in tempi rapidi del referto dell’esame da voi eseguito. Inoltre credo che lei possa intervenire su questo comportamento del reparto di neurochirurgia 1 dove un degente, nella prima notte post-operatoria, contrariamente a quello che è un uso più che diffuso in tutto il paese, non può avvalersi di un familiare al suo capezzale. Come lei saprà, mio fratello è stato lasciato in una cameretta da solo. A sua disposizione per qualsiasi chiarimento, Paolo Brogi


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