Ancora su Walter Rossi. Che cosa c’è scritto nel libro “Guerrieri” di Tassinari

domenica, 3 Ottobre, 2010
Trovo un commento nel mio blog, relativo all’articolo di Flavia Perina su Walter Rossi. Il commento appartiene a Ugo Maria Tassinari, che ha un blog, FascinAzione. In quel blog l’autore ha appena ripubblicato queste pagine tratte da “Guerrieri”, il suo libro uscito nel 2005 presso la casa editrice Immaginapoli. Vale la pena leggerle, un invito che rivolgo anche a Flavia Perina. Che cosa ne pensa?:
“Cristiano (Fioravanti, ndr) chiama direttamente in causa il partito: il responsabile di Monteverde aveva ordinato a Fioravanti e Alibrandi di andare alla Balduina essendo consapevole di inviare due militanti armati.
Cristiano insiste su questo aspetto: i due, ancora minorenni, «si mettono a disposizione» dell’organizzatore (Fioravanti non dice chi è ma il meccanismo descritto accusa il leader di Balduina, Sandro Di Pietro (4), peraltro presente). Tutti i partecipanti sono coscienti del ruolo di copertura “armata” giocato dai due, che si collocano in disparte, sulle scale che costeggiano la sede e perciò non intervengono nell’aggressione ai danni di due giovani transitati in motorino. Il pentito è contraddittorio nel fissare il numero dei pistoleri e reticente nell’identificare i componenti del gruppetto da cui lui e Alibrandi si sganciano. Le versioni differenti fornite a ogni interrogatorio (5), alimentano il sospetto che su quella sera Fioravanti non abbia detto tutto. Della stessa idea è il fratello Valerio che durante un’udienza per la strage di Bologna polemizza: è finita che Cristiano è riuscito ad attribuire il colpo mortale ad Alessandro che è morto e il processo è finito lì. [Bianconi 1992: 73]. Fioravanti, Sparti e Bardi sono giudicati solo per le armi e condannati a lievi pene (Cristiano a 9 mesi e 200 mila lire di multa) (6).
Ma, sottolinea un dossier degli amici di Walter Rossi, colui che è stato sicuramente visto esplodere dei colpi di pistola, era, nel gruppetto di 5 o 6 fascisti che si trovavano all’altezza di viale Medaglie d’oro 108, quello più tarchiato e basso rispetto alle persone che gli stavano immediatamente vicino. Altre caratteristiche raccontate dai testimoni: i capelli biondi, il ciuffo da una parte sono molto più conformi a Cristiano Fioravanti che a Alessandro Alibrandi. Alibrandi era scuro di capelli, longilineo e abbastanza alto, Fioravanti è più basso, robusto con fianchi larghi, portava il ciuffo sugli occhi. [Associazione 2000: 23]
Delle tre pistole in possesso dei fascisti il 30 settembre, nessuna è stata ritrovata. L’esistenza della calibro 7,65 di Fioravanti è stata smentita dal fornitore, il “pentito” Sparti. Della 22, la cui presenza è denunciata da un bossolo inesploso con evidenti segni di inserimento in canna, non si ha notizia. L’arma del delitto, la Beretta 34 calibro 9 corto, senza numero di matricola e con una impanatura per avvitare il silenziatore, fu consegnata a Bardi la sera dell’omicidio52. Successivamente Alibrandi la riprese e la prestò a un “pischello” dell’Aurelio, in occasione degli scontri di Acca Larenzia. Il ragazzino, di cui Cristiano non ha mai voluto fare il nome, spaventato dagli incidenti, avrebbe nascosto la pistola in un vaso di fronte alla sezione. Un paio di giorni dopo Fioravanti e Alibrandi tentarono il recupero senza trovarla.
L’ondata di violenze antifasciste che si scatena in tutt’Italia trova un precedente per intensità ed estensione solo nelle “giornate di aprile” del 1975. Stavolta, però, oltre a distruggere le sezioni missine,
l’armata rossa colpisce i bar considerati punto di ritrovo dei “camerati”. Il servizio d’ordine torinese di Lotta continua, una frazione irriducibile che si è opposta allo scioglimento decretato nel congresso di Rimini nel settembre 1976 e finirà per ingrossare le fila di Prima linea, attacca con micidiali molotov al catrame l’Angelo Azzurro, considerato un locale per “fighetti”. Nel rogo muore Roberto Crescenzio, uno studente-lavoratore ventunenne che non risulta neofascista. Sulla tragedia si innesta la polemica non violenta del quotidiano Lotta continua.
Ma troppi sono partiti per la tangente guerrigliera. Nonostante la durezza del progrom che segue i funerali, (con la devastazione dei santuari missini di Colle Oppio e di piazza Tuscolo) gli ultrà neri romani non calano la testa e il 4 ottobre feriscono a pistolettate un’operaia comunista, Patrizia D’Agostini, che va al lavoro all’Autovox.
(2-fine)
NOTE
4) Aveva sostituito da pochi mesi Enrico Tiano, ridotto in fin di vita per alcune pistolettate alla schiena in un agguato del 21 maggio 1977.
5)L’associazione Walter Rossi, in un ampio dossier pubblicato nel suo sito web, elenca numerose domande: perché – si chiedono – a uno scontro duro si sarebbe recato con una pistola arrugginita e inutilizzabile? Una spiegazione possibile la dà il fratello Valerio: «in realtà la pistola era una e se la passavano» [Bianconi 1992:73]. Ondivaga è anche la posizione di Cristiano durante gli scontri: «va dal dire di avere visto poco o nulla perché molto indietro rispetto al gruppo che sparò a causa dell’inefficienza della pistola in suo possesso, a descrivere con dovizia di particolari la posizione dell’Alibrandi, dei compagni e degli altri fascisti al momento degli spari, fino a dire che era rimasto indietro perché non corre molto e tutti gli altri lo avevano sopravanzato». [Associazione 2000: 23]
6) Venti anni dopo i compagni di Walter si costituiscono in associazione e richiedono alla magistratura una nuova indagine giudiziaria sull’omicidio. Nell’ottobre 1998 il pm Floquet, della Procura per i minorenni, riapre l’inchiesta. L’8 giugno 2001 il giudice proscioglie Cristiano per non aver commesso il fatto e incrimina per falsa testimonianza tre compagni di Walter. Il 20 ottobre 2001 è rigettata la richiesta di appello.
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