Stasera “Bucefalo” al Palladium. Il fascismo, un ring, la memoria

lunedì, 4 Ottobre, 2010
Anche allo Yad Vashem di Gerusalemme c’è un “ring”,  è quel pezzo di museo della Shoà dedicato alla ribellione degli ebrei. Varsavia ma anche i fratelli Bielski e la Brigata Ebraica, poi. Ma soprattutto Varsavia con le facce indimenticabili di Mordechai Anielewicz, e di Mira la sjua comopagna, di Marek Edelman che lo sostituì dopo il suicidio e di Cukierman e degli altri eroi di quei quattro incredibili mesi nei quali un  piccolo esercito di combattenti riuscì a tenere in scacco il mostro tedesco. Poi però ebbero la peggio. Ma quelle facce, così intense, così forti, aiutano a percorrere gli orrori dello Yad Vashem.
Si avvicina il 16 ottobre, il giorno della vergogna romana quando la città assistette come in colpevole trance al rastrellamento degli ebrei del Ghetto, e Roma ritrova un ring, quello di “Bucefalo”, il giovane pugile ebreo ventisettenne Lazzaro Anticoli, uno dei martiri delle Ardeatine.
Tempo fa la sua storia, portata in scena, ha commosso al Ghetto centinaia di persone accorse a vedere lo spettacolo organizzato da Alessio Di Caprio.
Ora Di Caprio ci riprova al Palladium di Garbatella con un’edizione rinnovata e soprattutto col sostegno dell’entusiasta Rebecca Braccialarghe, che per l’occasione il 5 ottobre sera (ore 21, entrata libera fino ad esaurimento posti) leggerà parecchi brani della resistenza ebraica. E’ uno spettacolo voluto dalla Miriam Novitch di Adolfo Pedrugia, con Mattia (fratello di Rebecca) che fa la scenografia, Georges de Canino che ha curato la locandina e l’orchestra Kikar che con 20 elementi rifà musica tradizionale ebraica.
Anticoli, dunque, eccolo un giovane pugile che in scena si allena da solo. Si chiama Lazzaro, ha 27 anni, è un venditore ambulante, sposato con un bambina, aspirante al titolo di campione nazionale di box. La narrazione si svolge lungo il filo della sua vita attraverso i ricordi di infanzia, tra Trastevere e il ghetto, con gli amici, i lavori, l’incontro con la moglie, le paure la miseria ma anche tanta solidarietà. Le leggi razziali fasciste, e poi l’attacco partigiano di via Rasella, il tradimento delatore di Celeste Di Porto e il drammatico arresto del giovane pugile.
Perché Lazzaro Anticoli viene arrestato dalle SS e, dopo una breve reclusione nel terzo braccio di Regina Coeli, sarà poi ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944 insieme ad altri 334 martiri. Prima però nel carcere di Regina Coeli, sui muri della cella numero 306, terzo raggio, ha avuto il tempo di incidere il muro con un chiodo: “Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mi e’ colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi”.
Una tragica denuncia in poche righe. Anticoli era stato il 23 marzo 1944 al mattino perché era ebreo, nel pomeriggio di quel giorno era scoppiata la bomba di via Rasella, il 24 venne assassinato alle Fosse Ardeatine. Era stato vittima della “pantera”, Celeste di Porto, un’ebrea divenuta per denaro spia e delatrice dei suoi correligionari, al servizio della Gestapo e della polizia fascista durante l’ occupazione di Roma, uno che si aggirava per il ghetto scortata dall’amante sicario della banda Pollastrini. Quando andarono a prenderlo Bucefalo riusci’ ad abbattere tre militi fascisti prima di essere trascinato in carcere.
Ecco perché un ring, un  invito a non dimenticare e a reagire ai sopraffattori.
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