Rachida portata in auto da Fede, Nicole Minetti che la ritira dalla Questura…

giovedì, 28 Ottobre, 2010

All’origine del ddl sulle intercettazioni ci sono intercettazioni imbarazzanti, così mi chiede un collega inglese. Questo si dice da tempo, mi ripete. E spiega: una riguarderebbe un medico che riferisce abitudini penose su iniezioni nel membro del suo assistito (per tre orette di erezione garantita) e soprattutto parla di minorenni.  Vero? Falso?

Spostiamo ora l’obiettivo ed ecco spuntare fuori Ruby, cioè Rachida R. minorenne extracomunitaria, sulle cui relazioni indaga la Procura. Certo, una di quelle donne – anzi una ragazzina – che il clan della Lega Nord, avallato dagli atti concreti di questo governo Berlusconi, vuole cacciare dal suolo nazionale. Anzi, una diu quelle alle quali Alemanno dà la caccia a Roma. Perfetto, ma Arcore però è extraterritoriale, no? Intanto Ruby frequenta la villa. Anzi, riferisce Fiorenza Sarzanini sul Corriere, ci viene portata da Emilio Fede sull’auto del fedelissimo di Berlusconi che è preceduta da un’altra auto, civcetta, pder evitare sorprese (vedi paparazzi tipi quello sardo). Lei ha un profilo su Facebook, si firma Ruby Rubacuori, il primo a riconoscerla è stato un paparazzo genovese.  In realtà si chiamerebbe per l’appunto Rachida R.

Terza istantanea: la questura Fatebenefratelli di Milano, dove questa giovane donna viene rilasciata nel maggio scorso su pressioni di Palazzo Chigi che asserisce essere figlia di Mubarak. Un falso, lo riferiscono i giornali. Ma intanto fuori della questura c’è la Nicole Minetti ad aspettarla, quella giovane ed appariscente donna che il premier ha infilato d’autorità nelle ultime liste elettorali per farla eleggere. Ricordate? L’igienista dentale bellina conosciuta da Berlusconi nel dopo “attentato” in Galleria…E’ lei a prendere in consegna a quanto pare la ragazza rilasciata come figlia del premier egiziano. Per affidarla poi, conseziente il Tribunale dedi Minori?, a una parente di Lele Mora. Che buona idea.

Poi si viene a sapere del “bunga bunga” (notate non solo l’allitterazione ma anche la ripetizione dell”atto primordiale che ricorda, del resto il raddoppio di parole per indicarlo è anche in  altre lingue come nel maldiviamo gighi gighi…). Il bunga bunga è un termine a quanto pare libico-gheddafiano che Berlusconi avrebbe imparato dall’amico colonnello che fa il bunga bunga dopo pranzo con le sue pretoriane. E dunque anche ad Arcore, non lontano dal mausoleo in marmo di Cascella con le insegne massoniche, si farebbe il bunga bunga con gran partecipazione degli amici.

Vero? Falso? Verosimile? Di sicure il fedele Fede ha già ammesso pubblicamente di aver conosciuto la bella minorenne araba alle cene di Arcore. Dunque un passetto in avanti è già fatto. Resta da sentire la Ruby, ma a questo – speriamo – ci avranno già pensato i Pm di Milano.  Se non si trova lei c’è sempre la Minetti, no? Ma sì la “pretty dental dentist” come ci hanno scherzato su  giornali inglesi come il Daily Mail al tempo della sua incoronazione a rappresentante politica (lo trovate cercando Minetti tra i miei post)…

Post scriptum sulla Questura. Sentite le dichiarazioni dell’allora questore Indolfi, fresco di nomina a Palazzo Chigi. Le ha raccolte l’Agi:

AGI) – Milano, 29 ott. – L’ex questore di Milano, Vincenzo Indolfi, ha confermato che, nel maggio scorso, ai suoi collaboratori arrivo’ una telefonata dalla presidena del Consiglio in cui si chiedeva una particolare attenzione nella gestione della vicenda della giovane Rachida R., perche’ era – si sosteneva – la “nipote” del presidente egiziano, Hosni Mubarak. “Ma si’, qui di telefonate ne arrivano a decine: ministri, parlamentari, personaggi pubblici”, ha affermato Indolfi, in un’intervista alla ‘Stampa’. “Ognuno ha un suo problema, di scorte, di ordine pubblico – ha continuato l’ex questore, fresco di nomina a ispettore generale di amministrazione del Consiglio dei ministri – se anche arriva una telefonata della presidenza del Consiglio, non e’ che uno si deve scandalizzare”. Quel 27 maggio, Rachida R., detta ‘Ruby’, diciasettenne marocchina, fu fermata in seguito a una denuncia per furto.
Indolfi non smentisce le ricostruzioni giornalistiche dei giorni scorsi e quella telefonata “pesante” al suo capo di gabinetto, Pietro Ostuni. “Ma non e’ che chiedevano proprio di rilasciarla – spiega – piu’ che altro si raccomandavano, visto che era minorenne, di fare quel che dovevamo fare, ma di gestire la cosa nel modo piu’ corretto possibile. Cosi’ il mio capo di gabinetto ha chiamato la centrale operativa per informarsi”. Ma quale fu il contenuto delle telefonata? “Una cosa tipo: ‘E’ vero che avete fermato quella persona? Allora fate gli accertamenti, poi vedete cosa fare'”. Ma si sostenne che fosse la nipote di Mubarak? “Si’, se non sbaglio, dicevano che era una sua parente. Si’, mi sembra la nipote”. Indolfi non chiarisce chi ci fosse dall’altra parte della cornetta. “La presidenza del Consiglio e’ la presidenza del Consiglio”, risponde. La ragazza non fu scarcerata subito – racconta – e furono “rispettati tutti i crismi delle regole e della procedura. Anzi e’ rimasta qui anche piu’ del dovuto”, aggiunge, precisando che fu avvertito un pm della Procura minorile. “E’ stato lui – spiega – a darci il benestare per affidarla alla consigliera regionale”, Nicole Minetti.

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