Termini Underground

martedì, 19 Ottobre, 2010

Sotto la Stazione Termini ci sono tre livelli di sotterranei. Spazi in cui arrivano perfino camion, percorsi inaspettati, luoghi normalmente lontani dagli sguardi (sopra la foto di un incendio, tempo fa).

E’ qui che una giovane regista, Emilia Zazza, ha ambientato “Termini Underground”, un film che sarà presentato al Festival internazionale del Film di Roma, nella sezione Alice nella città, il 31 ottobre alle 19,30 presso la Casa del Cinema. La storia? Quella di un corpo di ballo multietnico nei sotterranei della stazione più grande d’Italia…

Spiega la regista: “I sotterranei della Stazione Termini di Roma sono un luogo di opportunità: perse, colte, rimandate, sfruttate, ignorate. È qui, infatti, in un piccolo teatro del dopolavoro ferroviario, che l’Associazione Ali Onlus, creata dalla coreografa Angela Cocozza, ha iniziato ad accogliere i “suoi” ragazzi.
Adolescenti o poco più, prevalentemente di origini non italiane, alcuni poco integrati con il resto della città: per loro i sotterranei di Termini sono diventati una tappa fissa. Angela insegna hip-hop e break-dance, ma anche le regole della convivenza, della tolleranza, del rispetto reciproco e del lavoro offrendo opportunità di crescita e inserimento sociale…”

E ancora: “Con loro ha iniziato un percorso di integrazione alla pari creando così un vero e proprio corpo di ballo di danza urbana. Il documentario Termini Underground segue la preparazione dell’ultimo spettacolo realizzato dal gruppo (da ottobre 2009, a giugno 2010): l’Eneide di Virgilio. La storia del naufragio dell’eroe troiano sulle coste italiche è messa in scena da questi ragazzi provenienti da ogni parte del mondo attraverso quadri di danza hip-hop, break-dance, immagini video e brani recitati.
Ma la vita e i problemi quotidiani dei ragazzi entrano prepotentemente in quella sala sotto i binari della stazione: questioni di cuore, l’urgente necessità di trovare un lavoro che permetta il rinnovo del permesso di soggiorno, la richiesta di cittadinanza, la necessità di una casa, il bisogno di un avvocato per chi si è messo nei guai, la voglia di partire in cerca di un futuro migliore…”.

Insomma? “E’ il gruppo che si attiva, che reagisce, che aiuta e che sostiene. Ed è il gruppo, con le sue dinamiche, il protagonista di questo documentario che ha una sostanziale unità di luogo: le riprese, infatti, sono quasi esclusivamente sotterranee. Sotto il cavalcavia i ragazzi trovano rifugio dall’esterno, una Roma sempre meno accogliente e sempre più indifferente. Nella sala del dopolavoro, provando e riprovando la storia di Enea, “profugo per volere del fato”, crescono, stanno insieme e immaginano un futuro possibile…”.

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