Allarme Brescia. Lega e Fn contro Arun, Rachid, Sajad, Jimi, Singh e Papa

giovedì, 4 Novembre, 2010

C’è un’emergenza democratica, sono i cinque immigrati sulla gru di Brescia. La Prefettura per aprire un tavolo voleva che scendessero, ieri sera, entro le otto. Non sono scesi. Il dialogo è interrotto. I rappresentanti leghisti del comune abbandonano la riunione senza dire nulla, in realtà covano l’ideuzza di fare una contro manifestazione. Intanto per il 13 novembre Forza Nuova annuncia la sua manifestazione. Cosa sta succedendo a Brescia?  Forse è venuto il momento perché le forze democratiche impediscano un’ulteriore deriva xenofoba e razzista. Ma intanto ecco anche i nomi di chi protesta… Qui di seguito gli articoli di oggi su Bresciaoggi:

BRESCIAOGGI, 4 NOVEMBRE 2010

La rivolta della gru. Dialogo in stallo, la Prefettura: «Non abbiamo più proposte»

di Irene Panighetti

Quinta giornata di occupazione della gru del cantiere del metrobus di piazzale Cesare Battisti. Alle 8 di ieri mattina scadeva l’ultimatum lanciato dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunitosi martedì sera, in forma allargata anche a rappresentati dei sindacati e del centro migranti della diocesi. Comitato dal quale era uscita la proposta di autorizzare un presidio per 15 giorni gestito dalla Pastorale migranti e di aprire un tavolo istituzionale di discussione.

Ad una condizione, però: che i 6 scendessero entro le 8 di ieri. «Non scenderemo fino a quando non avremo i permessi di soggiorno, non abbiamo nulla da perdere, abbiamo già perso tutto – avevano risposto Arun e Jimi, due degli occupanti – . Vogliamo un incontro con il ministro, un presidio e garanzie di non subire ritorsioni. Se la polizia cerca di salire ci buttiamo, loro sono i responsabili di quello che può succedere».
Che succede ora? «Non abbiamo parlato di soluzioni drastiche» riferiva ieri pomeriggio la prefetto Brassesco Pace dopo una nuova riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza.
All’uscita sindaco e vicesindaco evitano i giornalisti, lasciando al prefetto il compito di riferire «ma in realtà non c’è niente da dire – prosegue la rappresentante del governo -: la proposta fatta martedì sera è decaduta questa mattina e non ne abbiamo altre». E su un’eventuale accettazione del Ministero di un tavolo di mediazione risponde: «Non gestiamo noi il contatto diretto perché l’incontro non è stato chiesto tramite la Prefettura».
Nel frattempo per tutta la giornata è continuato il presidio sotto la gru, con picchi di grande partecipazione a mezzogiorno e nel tardo pomeriggio e volantinaggi in diverse lingue per promuovere il corteo di sabato prossimo, per il quale si stanno attivando le comunità immigrate bresciane. «I veri protagonisti sono i migranti, quindi è a loro che le autorità si devono rivolgere – precisa Umberto Gobbi, dell’associazione Diritti per Tutti – Ritengo offensivo che vengano considerati come dei burattini in mano a noi o al Magazzino 47 come qualcuno crede. Noi facciamo le nostre valutazioni, siamo solidali con loro e saremo in piazza Loggia sabato alle 3, ma sono loro gli interlocutori».
Sulla vicenda si esprime anche Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, ieri a Brescia per un dibattito sul tema dei respingimenti: «Mi auguro che le autorità bresciane recepiscano il disagio espresso da una forma di protesta così dura e che arrivino ad una soluzione». Sul ruolo delle istituzioni anche la Uil fa sapere le sue valutazioni: «Le iniziative sin ora assunte con il Comitato convocato dal prefetto hanno legittimato comportamenti sbagliati dando la sensazione di disponibilità a mediare – si legge in una nota – . È necessario, prima di definire qualsiasi posizione, ripristinare condizioni di legalità e sicurezza anche impedendo che il cantiere della metropolitana e la zona circostante diventino una terra di nessuno». Di segno opposto Maria Cipriano, segretaria del Psi: «La protesta degli immigrati non deve essere liquidata con richieste di gesti di distensione a senso unico: essi possono (e non devono) desistere solo se le garanzie d’ascolto esistono realmente e non nelle intenzioni di qualcuno». Cipriano si dice sorpresa dal Pd: «È contraddittorio sostenere le parziali ragioni degli immigrati e affermare che se fosse toccato a loro, non

avrebbero autorizzato la manifestazione». E esorta le istituzioni a fare «tutti i passaggi per consentire ciò che chiedono i migranti».

BRESCIAOGGI, 4 NOVEMBRE 2010

Arun, Jimi, Rachid, Sajad, Singh e Papa

Chi sono i sei migranti al quinto giorno di occupazione della gru del cantiere della metropolitana di Brescia? Ecco le loro brevi biografie, in parte tratte dal sito Internet dell’associazione «Diritti per tutti».
Arun, 24 anni, pachistano proveniente da Gujarat, il distretto del Punjab dal quale arriva la maggior parte della grande comunità pachistana di Brescia, la più numerosa. In Italia da quattro anni, a casa ha lasciato i genitori e quattro sorelle e fratelli; ha l’equivalente del titolo di studio di terza media. Si è mantenuto distribuendo in nero volantini pubblicitari, stipendio circa 500 euro al mese, a volte anche per oltre 10 ore al giorno. È volontario alla moschea pachistana.
Jimi, 25 anni, egiziano. Da cinque anni in Italia, per tre ha lavorato in nero come operaio metalmeccanico generico in una piccola ditta della provincia. In agosto ha perso il lavoro. Lavorava 6 ore al giorno per 650 euro. In Egitto ha lasciato i genitori, un fratello e una sorella. Ha un diploma di tecnico informatico.
Rachid, 35 anni, proveniente dal Marocco. La sua famiglia, in Nordafrica, è composta dai genitori, sei sorelle e due fratelli. Ha fatto solo il primo anno di scuola media, è in Italia da quattro anni , ha svolto lavori saltuari e distribuiva volantini pubblicitari, stipendio 450 euro al mese.
Sajad, 27 anni, pachistano della zona di Gujarat. È in Italia da tre anni e da tre anni non vede la moglie, i genitori e quattro fratelli e sorelle. È laureato, con un master in lingue. Ha fatto lavori saltuari.
Singh, 26 anni, arrivato nel nostro Paese nel 2005, partito dall’India l’anno prima. Ha quattro fratelli e sorelle, oltre ai genitori. Scuole medie e lavori saltuari, soprattutto distribuzione di volantini.
Papa, 20 anni, abita a Brescia da circa cinque anni con i genitori, mentre il resto della famiglia vive in Senegal. Attualmente non lavora.

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