Duchamp e Mapelli, una “scatola” alla fotogalleria di via degli ombrellari

sabato, 20 Novembre, 2010

Un’opera famosa di Marcel Duchamp.

E un fotografo.

Risultato una scatola composta dalle inquadrature dell’opera. Dal 30 novembre (ore 19) in mostra in una galleria romana, la foto libreria galleria di via degli ombrellari 25 (06 0664760105 info@stsenzatitolo.it www.stsenzatitolo.it).

Dunque l’opera di Duchamp è La Mariée mise à nu par ses célibataires, même
ovvero Il Grande vetro di Marcel Duchamp conservata  al Philadelphia Museum of Art.

Il fotografo è Franco Mapelli, che ha scattato le nove foto che compongono poi la scatola.

L’operazione è stata curata da Matteo Di Castro, il testo che accompagna è scritto da Stefano Chiodi che interviene al vernissage con l’autore e Pia Candinas.

“Martedì 30 novembre 2010  s.t. foto libreria presenta il lavoro che Franco Mapelli ha dedicato a una delle opere-simbolo dell’arte del Novecento: La Mariée mise à nu par ses célibataires, même di Marcel Duchamp, conosciuto anche come Grande Vetro.
Milanese di nascita, ma attivo a Roma da diversi anni, Franco Mapelli ha indirizzato la sua ricerca soprattutto sull’identità e le metamorfosi del paesaggio urbano, non solo italiano.
Alla fine degli anni settanta, nel corso di un viaggio negli Stati Uniti, Mapelli visita anche il Philadelphia Museum of Art, dove dal 1954 il Grande Vetro è conservato.
Alla passione personale che da sempre nutre per il lavoro dell’artista francese, si sovrappone il desiderio di esplorare, col mezzo fotografico, le diverse sollecitazioni offerte da quest’opera particolarmente enigmatica.
L’approccio di Mapelli è tutt’altro che analitico: non una ricognizione dettagliata sulla struttura della “macchina agricola” -uno dei nomi suggeriti dallo stesso Duchamp; e neppure il tentativo di convogliare in un unico scatto -un totale, o un dettaglio- la potenza concettuale del Grand Verre.
Le sue immagini  in bianco e nero mirano piuttosto a restituire l’esperienza dell’incontro con l’opera nello spazio museale che la accoglie e la sua peculiare determinazione materica: il vetro, appunto, capace di produrre una serie di differenti visioni al mutare della realtà con cui viene a contatto: la luce, l’obiettivo del fotografo, l’apparizione in scena di altri visitatori.
Al ritorno dagli Stati Uniti, Mapelli stampa le foto realizzate durante il suo viaggio. Per oltre trent’anni, tuttavia, queste stampe sono rimaste confinate in quel limbo tra vissuto personale e progettualità incompiuta che ogni fotografo ben conosce.
Oggi una selezione degli scatti realizzati al Philadelphia Museum of Art nel 1979 viene riproposta da s.t. foto libreria galleria in un’edizione digitale: nove stampe inkjet su carta cotone, eseguite personalmente dall’autore e raccolte in una scatola ad hoc.
Fra queste nove immagini figurano anche due esterni: un totale all’uscita dal museo innevato e un altro scorcio, altrettanto siderale, del paesaggio urbano.
Sin dall’inizio Mapelli ha scelto di non riproporre il bianco e nero delle stampe originali. Il progetto di un’edizione digitale degli scatti al Grande Vetro gli ha offerto invece la possibilità di rimettere in scena il suo incontro con l’opera di Duchamp a Filadelfia, puntando su un’inedita tonalità di grigio. Il risultato è un piccolo racconto dalle atmosfere quasi mistery.
L’edizione/box, prodotta in trenta esemplari, ospita anche un testo critico di Stefano Chiodi, curatore fra l’altro del libro Marcel Duchamp. Critica, biografia, mito (Electa 2009)”.

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