Da Brescia, ieri Edda e Arun hanno parlato al paese: siamo in 50 mila così

giovedì, 11 Novembre, 2010

Brescia, ieri sera. Sotto la gru in cui sono asserragliati i cinque immigrati a 35 metri di altezza arriva la tv. Loro sono un po’ i nostri minatori, intrappolati lassù, in attesa di soccorsi. Sotto ecco una piccola donna che prende il microfono, è un torrente in piena. Quando Stefano Gaeta di Annozero le porge il microfono,  Edda, peruviana, spiega tutto in pochi minuti. A raffica. Per dire che la sanatoria truffa ha colpito 50 mila lavoratori immigrati (sono dati del ministero dell’interno, ripete, comunicati nei due incontri che abbiamo avuto). Siamo costretti alla clandestinità da un governo che “vuole mantenerci al nero”, dice, “così ci fanno lavorare all’Expo di Milano per 3 euro all’ora…”. Edda non sbaglia un concetto, non si perde in parolacce, solo sostanza inequivocabile, Casini che la segue dallo studio annuisce più volte e poi dirà che “la signora ha ragione”. E lei: “Sono stata clandestina per parecchi anni, ho la faccia forse da delinquente?”, chiede all’inviato di Santoro. Un applauso nasce  da chi la circonda.

Dalla gru parla Arun, con un cellulare. Arun, pakistano, è il portavoce dei cinque asserragliati e assediati dalle forze dell’ordine che hanno fatto un deserto sotto di loro, nella speranza di farli scendere. Sono 12 giorni ormai che Arun e gli altri suoi compagni sono lassù. Arun dice di aver ormai perso tutto. “I soldi indietro il ministero non me li dà, ma neanche i documenti…”. Arun ripete: “Sono da quattro anni qui…dovrei continuare a lavorare in nero?”.

Situazione surreale. La tv la mostra in pieno. Un talk show sulla miseria e sull’ipocrisia estrema di questo paese dove il gesto degli immigrati ha messo a nudo ora tutto.  Compresa l’estrema dignità e il rigore con cui questi immigrati venuti da paesi molto lontani per lavorare e ottenere uno status legale cercano di garantirsi un futuro. Se non fosse che quegli uomini a 35 metri d’altezza, al freddo e tra evidenti stenti, rischiano la vita sembrerebbe la solita inchiesta tv mordi e fuggi.  E invece non sarà facile per nessuno liberarsi di quei cinque testardi migranti che non vogliono scendere finché non saranno garantiti loro diritti elementari. Chi vuol dare loro una mano nelle prossime ore e nei prossimi giorni, prima che la reazione più bieca abbia ragione delle loro fragili vite?

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