La Dia: la ‘ndrangheta s’infiltra al Nord, grazie a amministratori locali

mercoledì, 17 Novembre, 2010

Roberto Maroni strepita contro Roberto Saviano (qui col procuratore antimafia Piero Grasso), pretende risarcimenti tv. Purtroppo per lui la nuova relazione della Direzione Antimafia al Parlamento sul primo semestre 2010 lancia l’allarme sull’ infiltrazione delle organizzazioni mafiose nel sistema appalti al Nord. Grazie a chi? La relazione sottolinea il «coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede a impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti e assestato oblique vicende amministrative».

Per penetrare nel tessuto sociale, le cosche – che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla «casa madre» calabrese come ha dimostrato l’inchiesta «Crimine» che ha ricostruito l’organigramma della ‘ndrangheta – si muovono seguendo due filoni: «quello del consenso e quello dell’assoggettamento». Tattiche che, sottolineano gli esperti della Dia, «da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici».

Con questa strategia, e favorita da «una serie di fattori ambientali», si consolida la «mafia imprenditrice calabrese» che con «propri e sfuggenti cartelli d’imprese» si infiltra nel «sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell’edilizia privata» come il «multiforme compartimento che provvede alle cosiddette opere di urbanizzazione». Secondo la Dia dunque, si assiste ad un vero e proprio «condizionamento ambientale» da parte della ‘ndrangheta, che è riuscita «a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali». E la penetrazione nel sistema legale dell’area lombarda, è favorita, dice la Direzione investigativa antimafia, da «nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al massimo ribasso» nelle gare d’appalto e la «decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere».

Contento, ministro dell’interno Maroni? Ora ci spieghi invece lui chi sono questi amministratori locali in combutta con la ‘ndrangheta. Su, ministro, spieghi a tutti.

Sennò forse ce lo potrebbe dire il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Il paese onesto ha diritto di sapere.

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