Singh scende dalla gru, sta male. La mobilitazione in Italia

mercoledì, 10 Novembre, 2010

Brescia, ore 14,30. Il cordone di polizia intorno alla gru non fa passare niente, neanche i medici. E allora tocca uno dei sei immigrati della gru scendere. E’ Singh, l’indiano, sta male.

Singh ha 26 anni, è arrivato nel nostro paese nel 2005, era partito dall’India l’anno prima. Ha quattro fratelli e sorelle, oltre ai genitori. Scuole medie e lavori saltuari, soprattutto distribuzione di volantini. E ora è sceso dalla gru. Ma lassù restano in condizioni difficilissime gli altri cinque compagni di lotta. Con i due pakistani Arun di 24 anni e Sajad di, Jimi 25 anni egiziano,  Rachid 35 anni marocchino, Papa  ventenne senegalese.

Sono i mineros d’Italia. Intrappolati a 35 metri di altezza, un po’ alla rovescia dei loro compagni della miniera cilena. Difficile capire chi li puo salvare. La Lega ha deciso di fare il muso duro contro di loro, così il ministro dell’Interno adotta il no a qualsiasi mediazione e ne consegjue l’applicazione di interventi di polizia che come mostrano i video girati (vedi qui a lato) sono all’insegna della gratuità e pretestuosiotà più evidente.

L’Italia, lentamente, sta accorgendosi di questo spettacolo incredibile che viene da Brescia. Manifestazioni si sono tenute a Torino e Roma, a Milano altri immigrati sono saliti su una torre l’altro giorno, a Bologna dove si è tenuto ieri un presidio in piazza Nettuno è annnunciata ora una manifestazione per sabato che si preannuncia significativa (vedi la corrispondenza che pubblico qui sotto).

Però c’è troppo silenzio, anche sul fronte del volontariato, della Chiesa, degli intellettuali. In Francia nella Chiesa di Saint Germain si mobilitarono in tanti ai tempi dei sans papiers. e qui?

L associazione Diritti per tutti sta intanto facendo a Brescia una conferenza stampa.

Ecco ilo quadro che vienme da Bologna, fatto da Repubblica

Gli immigrati tornano in piazza  “No al razzismo, sì ai diritti”
Corteo collegato alla lotta dei lavoratori di Brescia. Domani alle 21 assemblea al Tpo e sabato manifestazione in centro dalle 14,30
la Repubblica, 10-11-2010
SARA SCHEGGIA
Una grande manifestazione regionale che da Bologna tornerà a far sentire la voce degli immigrati e che sarà collegata alla protesta dei lavoratori di Brescia, da dieci giorni su una gru. Riparte sabato il movimento che lo scorso primo marzo ha portato in piazza migliaia di persone per lo sciopero dei lavoratori stranieri contro il razzismo e la legge sull’immigrazione Bossi-Fini. In preparazione dell’iniziativa, a cui hanno aderito un centinaio di associazioni da tutta l’Emilia Romagna, domani alle 21 al centro sociale Tpo (via Casarini 17) si terrà un’assemblea cittadina a cui parteciperà anche il segretario della Fiom di Bologna, Bruno Papignani.
“Contiamo di superare le diecimila presenze dello scorso marzo – spiega Sene Bazir, del comitato Primo Marzo – diciamo no al razzismo e daremo visibilità ai diritti di chi si nasconde per paura di essere rimpatriato”. Lunghissima la lista delle adesioni, da associazioni come Emergency o l’ambulatorio Sokos di Bologna, fino alla politica, con Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà, o realtà come Cospe e sindacati da varie città come la Fiom. L’appuntamento è per sabato alle 14.30 in piazza XX settembre: da lì il corteo sfilerà lungo un tratto di viali e risalirà per via Amendola, per poi attraversare la zona universitaria e ritornare verso l’autostazione da via Indipendenza. Il tutto, senza fiorare la parte di centro vietata alle manifestazioni, altro punto che gli organizzatori inseriscono tra le voci della protesta. “Lanciamo un appello a tutte le realtà in lotta contro la crisi e le politiche del governo – sottolinea Neva Cocchi del Tpo, che aderisce al movimento insieme a Bartleby e Crash – dal mondo della scuola ai lavoratori delle fabbriche”.
“Il nostro è un laboratorio aperto – conferma la portavoce del comitato, Cécile Kyenge Kashetu – ci stiamo preparando al primo marzo 2011: la nostra forza è un movimento che parte dal basso”.
Altri temi caldi al centro della manifestazione, la richiesta di chiusura dei due centri di identificazione ed espulsione della regione (Bologna e Modena) e i fatti di Brescia, dove non è esclusa una protesta parallela collegata a quella bolognese.



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