Captain Beefheart ha raggiunto Frank Zappa. Addio al visionario del rock

domenica, 19 Dicembre, 2010

Per la rivista “Rolling Stone” Captain Beefheart ci ha regalato uno dei migliori 500 cd del rock. Per l’esattezza il 58°, “Trout Mask Replica”. Se n’è andato l’altro giorno in California, si chiamava Donald Van Vliet, ma nella musica rock dove aveva portato una ricca ventata di follia era Captain Beefheart. Van Vliet era malato da tempo di sclerosi multipla. Con lui scompare un grande visionario del rock, un amico e compagno di strada dell’ingtramongtabile Frank Zappa, artista creativo e inimitabile, figura di riferimento per molti musicisti dei decenni successivi. Negli ultimi anni Captain si era messo in luce come pittore. Questo ha scr itto su di lui l’agenzia Ap:

SAN FRANCISCO (AP) — Musician and artist Don Van Vliet, who performed a complex brand of experimental rock under the name Captain Beefheart, died Friday. He was 69.

The Michael Werner Gallery in New York confirmed Van Vliet’s death in California due to complications stemming from multiple sclerosis. The gallery exhibits his paintings.

Van Vliet was probably best known for the album “Trout Mask Replica,” which was released in 1969 by Captain Beefheart and His Magic Band.

The album’s angular, dissonant take on blues rock and Van Vliet’s growling, surreal lyrics put him outside the mainstream, but staked his place in rock history.

Rolling Stone magazine recently ranked “Trout Mask Replica” number 58 on its list of the 500 greatest albums of all time. The album was produced by fellow experimental rock pioneer Frank Zappa, a high school friend from the desert town of Lancaster, Calif.

“Record producers have always been certain that Don Vliet was just a hype away from the big money,” according to a 1970 profile in Rolling Stone. “But Beefheart stubbornly continues what he’s doing and waits patiently for everyone else to come around.”

By shunning commercial success and a more accessible sound, Van Vliet became a role model for subsequent generations of musicians. His music is cited as an influence on the rise of punk, post-punk and new wave. Beefheart is also claimed as a kindred spirit by free jazz musicians and avant-garde classical composers.

In the 1980s, Van Vliet turned full-time to art. He painted in a raw, expressionistic style and showed his acclaimed work widely even as he withdrew from the public eye.

He is survived by his wife of more than 40 years.
Ernesto Assante su Repubblica online ha aggiunto:
“Per molto tempo Captain Beefheart è stato quasi un alter ego di Zappa, incarnando il lato più oscuro, istintivo e iconoclasta della controcultura freak. La sua stessa vicenda artistica e personale è strettamente legata negli anni Sessanta a quella del “genio” di Baltimora. Anch’egli cresce ai limiti del deserto di Mojave, manifestando sin dalla più giovane età una spiccata vocazione artistica, non solo musicale ma anche come pittore e scultore. Giovanissimo si trasferisce a Cucamonga dove Zappa aveva appena approntato il suo studio di registrazione e i due vengono così in contatto. Suonano insieme negli anni della gavetta, ma poi si separano per divergenze soprattutto caratteriali.

Van Vliet forma quindi la Magic Band e fa suo il vezzo dadaista di attribuire a ogni membro del gruppo un personaggio, un’identità, con un nome a esso collegato. Il leader è, così, Captain Beefheart, il chitarrista Jeff Cotton si trasforma in Antennae Jimmy Seemens e il batterista John French diventa Drumbo…”

E amcora: “La vicenda di Captain Beefheart continuerà sino alla metà degli anni Ottanta, tra improvvisi ammorbidimenti, legati al tentativo di diventare una star anche in termini di vendite, e susseguenti rigurgiti della sua potenza devastatrice. Quindi il ritiro dalle scene e la rinascita come pittore. La sua figura resta comunque fissata nella storia della Los Angeles dei freak come il complemento, in termini di follia, dell’opera di Frank Zappa, e come romantico e straordinario esempio di come si potesse coniugare in maniera assolutamente originale arte, libertà e rock…”.

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