Gasparri. Un caso di tracimazione reazionaria

lunedì, 20 Dicembre, 2010

Maurizio Gasparri deve avere qualche trauma che si porta dietro dal liceo Tasso. Infatti ora vorrebbe gli arresti preventivi dei manifestanti. E un nuovo 7 aprile. Tipico di chi cerca una rivalsa ad ogni costo. L’esagerazione, che sconfina nella piena illegalità. Così propone arresti preventivi, inchieste tipo sette aprile, genitori che chiudono in casa i figli…

Del resto il senatore Gasparri non è nuovo alle iperbole. A Ballarò tempo fa se ne uscì con cifra straordinaria di un miliardo di telefonate intercettate in Italia ogni anno. Sulla rete trovate un blogger che l’ha preso sul serio e ne ha ricavato il calcolo di quanti intercettatori ssarebbero necessari per un tale monte di telefonate. Il risultato? Venticinquemila agenti per sbobinare le intercettazioni fatte.

Più fattivo, Gasparri lo è sempre stato nel rapporto con Berlusconi. Recentemente, nonostante la sua vasta dotazione di cravatte (dice di averne 140), Gasparri si è fatto riprendere mentre ossequiosamente (avendo visto la cravatta patriottarda di Berlusconi) corre a cambiarla adottando lo stesso look del gran capo.

Del resto, per cosa è noto il senatore? Per la legge Gasparri, quel censurabile dispositivo con cui è stata salvata Retequattro. All’aeroporto di Cagliari rispose con insulti vari – poveraccio, mentecatto – a un giornalista che lo stava interpellando su questo regalo a Berlusconi.

Al momento dell’affaire Marrazzo il senatore Gasparri ha minacciato a destra e a manca, nei confronti di chi avesse voluto collegarlo all’ambiente dei trans. Gasparri ha poi spiegato il conquibus. E cioè di essere stato fermato dai carabinieri una sera all’Acqua Acetosa, ritrovo serale di trans, mentre stava cercando l’ingresso di un club in cui lo aspettavano a cena.

In ogni caso il gay pride per lui è una “manifestazione vergognosa”.

Occupandosi di politica estera, il nostro gigante ha commentato l’elezione di Obama così: “Con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è più contenta…”.

Occupandosi in vece di politica interna, o meglio della Santanché , un giorno ha estratto un fazzoletto bianco e ha coperto la scollatura profonda della milanese.

Alla fine cosa resta? Quegli occhi un po’ scombiccherati, divergenti e la necessità di far pagare a qualcuno gli anni difficili passati da fascista nella scuola di sinistra, il Tasso.

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