Giustizia per Aldo Bianzino, il falegname ucciso nel carcere di Perugia

martedì, 7 Dicembre, 2010

Questa sera nella sua nuova trasmissione “Nelle mani dello Stato” Carlo Lucarelli ha ricordato, con quelle di Cucchi e Aldrovandi, anche un’altra morte in carcere, quella del falegname umbro Aldo Bianzino trovato cadavere nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia nel 2007  L’avevano arrestato per qualche piantina di marijuana nell’orto, è morto con due costole fratturate, fegato e milza rotte, quattro ematomi cerebrali. Nel carcere di Perugia.

Mi ha fatto impressione sentire suo figlio, che ora ha perso anche la madre e la nonna restando solo, lucidissimo raccontare questo scempio. Il ragazzo aveva allora 14 anni, ora ne ha tre di più, si può immaginare la sua vita?

“Stavo per andare a scuola quando bussarono alla porta, quattro poliziotti e uno della guardia di finanza., portarono via mio padre e mia madre…”.

Aldo Bianzino è stato arrestato quel 12 ottobre 2007 a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di alcune piantine di canapa indiana per uso personale e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove è stato posto in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando avrebbe dovuto incontrare il giudice titolare dell’inchiesta. Il sabato alle 14 l’avvocato incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute. Domenica mattina  la famiglia viene informata che Aldo è morto. Subito viene diffusa la notizia falsa che Aldo sarebbe morto per malattie cardiache e non presenterebbe segni esterni di violenza. L’autopsia, eseguita dal medico legale Lalli, rivela che il cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate.

Il pm Petrazzini, lo stesso che aveva condotto l’inchiesta sulla coltivazione e detenzione di canapa indiana, apre formalmente una indagine per omicidio volontario. Che fine ha fatto?

Mi chiedo. Perché non se ne è parlato adeguatamente? Mi chiedo: cosa si può fare per questo ragazzo che con tanta sobrietà ha ricordato stasera a Lucarelli quello che gli è capitato? Mi chiedo: chi ha visto la trasmissione accetta tutto questo come normale e fisiologico di un sistema di punizioni che contempla la morte per un padre di famiglia, falegname, che vive del suo in un casolare dell’Umbria mentre nel paese imperversano impunite le peggiori bestie della storia repubblicana?

Dobbiamo chiedere, penso, giustizia per il falegname Aldo Bianzino ucciso in carcere e per suo figlio rimasto da solo al mondo. Ho ritrovato sul web un bello scritto di Jacopo Fo, che lo conosceva. Jacopo ha ragione, dove era la stampa quando è morto il falegname? E anche ora, continuerà questa avvilente e ruffiana consegna del silenzio?  Sul web c’è una lettera del fratello di Aldo al Presidente Napoletano: ha ricevuto una risposta?

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