Nobel a Liu Xiaobo: 19 paesi disertano Oslo. La lista della vergogna promossa dalla Cina. Il precedente nel ’35 del giornalista Carl Von Ossietzky

martedì, 7 Dicembre, 2010

Come con gli uiguri la Cina non tollera dissidenze. Così l’idea di un Nobel per la Pace a Liu Xiabo ha messo in moto un colossale intervento di lobbying cinese verso il resto del mondo. Sono 19 i paesi che hanno deciso di seguire il diktat cinese e che diserteranno Oslo, con “clientes” vecchi e nuovi della superpotenza cinese e  altri con consolidate tradizioni di dispotismo come Russia, Iran, Egitto, Kazakistan. Che dire poi dell’Afghanistan di Karzai? Dell’Irak? Del Marocco di Hassan? Di Cuba dei Castro e del Venezuela di Chavez? Della Serbia? Della Colombia? Dell’Arabia Saudita e del Pakistan? Dell’Ukraina? Vergogna. L’articolo di Le Monde del 7.12.2010, una nota di Amnesty International e un richiamo del Guardian a Carl Von Ossietsky:

Dix-neuf pays n’assisteront pas à la remise du Nobel de la paix

LEMONDE.FR | 07.12.10 | 15h30

Dix-neuf pays, dont la Chine, ont décliné l’invitation à assister, vendredi à Oslo (Norvège) à la cérémonie de remise du prix Nobel de la paix 2010 à l’opposant chinois emprisonné Liu Xiaobo, a annoncé mardi 7 décembre le comité norvégien Nobel.

La liste des pays absents comprend, outre la Chine, la Russie, le Kazakhstan, la Colombie, la Tunisie, l’Arabie saoudite, le Pakistan, la Serbie, l’Irak, l’Iran, le Viêtnam, l’Afghanistan, le Venezuela, les Philippines, l’Egypte, le Soudan, l’Ukraine, Cuba et le Maroc.

Pékin a orchestré une campagne diplomatique et de lobbying sans précédent pour saboter la participation des représentants des pays à la cérémonie, avait affirmé à la mi-novembre Geir Lundestad, secrétaire du comité norvégien. Pékin a prévenu les pays européens que tout soutien au dissident serait considéré comme un affront fait à la justice chinoise. Les autorités chinoises ont adressé des lettres aux ambassadeurs en poste à Oslo pour les dissuader d’assister à la cérémonie. Début novembre, le vice-ministre  des affaires étrangères, Cui Tiankai, avait menacé vendredi de “conséquences” les pays qui apporteraient leur soutien au dissident.

L’attribution du Nobel de la paix à Liu Xiaobo, condamné à onze ans de prison dans son pays pour “subversion du pouvoir de l’Etat” après avoir cosigné la “Charte 08”, qui réclame une Chine démocratique, a ulcéré le régime chinois, qui considère l’opposant comme un “criminel”. La remise officielle du prix ne pourra avoir lieu qu’en l’absence du lauréat, emprisonné tandis que son épouse, Liu Xia, est en résidence surveillée.

Amnesty International:

La Cina ha manovrato dietro le quinte per impedire ai governi di assistere alla cerimonia di Oslo, mediante una miscela di pressioni politiche e ricatti economici’ – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore di Amnesty International per l’Asia e il Pacifico.

‘Il fatto che, nonostante le pressioni e le minacce, la Cina sia stata in grado di catturare il consenso solo di una piccola minoranza di paesi, riflette la natura inaccettabile delle sue pretese. I governi e le istituzioni internazionali devono continuare a resistere a una prepotenza del genere’ – ha proseguito Zarifi.

‘La Cina ha fatto alcuni grandi passi avanti sul piano economico, ma i governi del mondo non devono rimanere incantati da questa crescita. La popolazione cinese vuole prendere parte al dibattito globale sui diritti umani e occorre fare il possibile per consentiglielo appieno’ – ha concluso Zarifi.

Il Guardian aggiunge poi che questa sarà la prima volta dal 1936 (in realtà era il 1935) che il premiato non potrà prendere il premio, allora la Germania nazista lo impedì a Von Ossietsky:

It will be the first time the prize has not been handed over since Nazi Germany barred the pacifist Carl von Ossietzky from attending in 1936.

Carl von Ossietsky ricorda un po’ la Politovaskaya e altri giortnalisti coraggiosi che hanno pagato coin la vita la loro determinazione a indagare. Tre anni dopo il Nobel morì, era detenuto in mano ai carnefici nazisti. Nel marzo di nove anni prima aveva fatto una coraggiosa inchiesta sulle fondamenta del nujovo nazionalismo e del nascente nazismo.

Aveva dimostrato il progressivo riarmo della nazione, la rifondazione della Luftwaffe e l’addestramento di piloti nell’Urss, in violazione del Trattato di Versailles del 1919. Questa inchiesta gli procurò un processo nel 1931, in cui fu condannato per spionaggio e alto tradimento a otto anni di reclusione. Nel gennaio del ’33 i nazisti andarono al potere, in febbraio Carl von Ossietzky venne arrestato dalla Gestapo, trasferito prima alla prigione di Berlino, ed infine in un campo di concentramento, quello di Papenburg-Estrerwegen. Nel 1935 gli fu conferito il premio Nobel per la pace ma non gli fu permesso di andare a ritirarlo. Ossietsky intanto si era anche ammalato di tbc. Il premio non poté essere consegnato, poiché il governo tedesco decise, dal conferimento del Nobel per la pace a Ossietzky, di rifiutare qualsiasi premio indirizzato a personalità della nazione. Trasferito in un ospedale civile prima a Berlin Charlottenburg e poi a Nordend Hospital ne l 1936 Ossietzky morì il 4 maggio del 1938, nel letto del nosocomio, mentre era ancora sotto custodia della polizia tedesca.

Quello che è interessante che l’assegnazione del Nobel fu seguita, nel ’35, da un movimento reazionario con a capo in Norvegia il quotidiano “Aftenpost”, ultraconservatore, che trattò Von Ossietsky come un “criminale”. Anche il re della Norvegia, Haakon VII che poi avrebbe avuto un ruolo importante esule a  Londra per animare via radio la resistenza norvegese, si defilò decidendo di disertare la cerimonia. E anche allora i paesi vicino alla potenza hitleriana non vollero partecipare.

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