Perché questa coltre di silenzio sul nostro sciopero alla Rai? La protesta del coordinamento Rai

giovedì, 16 Dicembre, 2010

La Rai ha fatto sciopero per 24 ore, in duemila manifestano a viale Mazzini, sulla stampa nazionale non esce nulla (fanno eccezione I’Unità, Fatto quotidiano e Manifesto). E’ successo il 10 dicembre, una coltre di silenzio ha avvolto la protesta dei lavoratori Rai contro il piano Rai che come è noto viene accusato di un forte ridimensionamento del servizio pubblico.

Qui di seguito la lettera che il coordinamento di lotta alla Rai ha spedito a Michele Serra. Riguarda Repubblica ma transitivamente riguarda un po’ tutto il sistema dei media. Aggiungo anche il take dell’agenzia Adnkronos deel 10 dicembre:

“Caro Michele Serra,

troverai qui di seguito uno stralcio della tua “Amaca” pubblicata il 21 maggio scorso su “Repubblica”.  Nell’occasione scrivevi di Michele Santoro e di tutta la RAI.

“(…) Quello che sbalordisce è che la pur nutrita schiera di persone che lavorano alla Rai per la Rai, e non per questo o quel padrone esterno, ancora non abbiano organizzato una ribellione memorabile. L’ umiliazione di chi lavora alla Rai, e vede sgretolarsi competenze e idee, è ai suoi massimi. Una Solidarnosc dei lavoratori Rai (lavoro contro potere, autonomia contro regime dei partiti) sarebbe dunque nelle cose: a meno che siano in maggioranza, alla Rai, quelli che devono tutto ai partiti, e non possono mordere la mano che li nutre”.

Tutto giusto e condivisibile.

Bene, il 10 dicembre scorso la RAI ha scioperato per 24 ore. Tutta la RAI, dirigenti esclusi: operai, tecnici, quadri, amministrativi, programmisti e assistenti ai programmi. L’adesione allo sciopero è stata dell’85 per cento. Tutte le dirette sono saltate. I Tg sono andati in onda in forma ridotta, senza servizi audio e video.  Ci siamo trovati in duemila sotto viale Mazzini a manifestare, e poi in  corteo per le vie del quartiere, roba mai vista.

Il giorno dopo (e neppure quelli successivi) il tuo giornale, Repubblica, non ha pubblicato neppure una riga di notizia sullo sciopero.

La stampa è libera e non saremo noi a mettere in dubbio tale principio. E tuttavia, se possibile, risparmiateci d’ora in poi la morale e gli elzeviri a freddo. Una vecchia regola giornalistica dice: prima le notizie e poi i commenti.  A noi pare ragionevole”.

Di seguito ciò che il 10 dicembre aveva scritto l’agenzia Adnkronos:

Roma, 10 dic. (Adnkronos) – Sciopero e manifestazione dei dipendenti Rai oggi in viale Mazzini contro le esternalizzazioni e i tagli previsti dal nuovo piano industriale. Una folta rappresentanza di lavoratori ha preso parte alla protesta con delegazioni giunte a Roma anche dalle altre sedi Rai da Napoli a Torino.

Tra i volti noti presenti tutto lo stato maggiore della redazione di ‘Annozero’, a partire da Michele Santoro e Sandro Ruotolo. La presenza del presidio colorato dalle bandiere delle diverse sigle sindacali ha costretto i vigili urbani a chiudere il traffico su una delle due corsie di viale Mazzini nel tratto antistante alla celebre statua del cavallo simbolo del servizio pubblico.

“Smantellano la parte tecnologica della Rai e colpiscono chi lavora per mantenere nani e ballerine”, afferma Emilio Miceli, segretario generale Slc-Cgil, durante la manifestazione. “Chiediamo una commissione che indaghi sugli sprechi”, aggiunge.

Rincara la dose il segretario generale Uilcom, Bruno Di Cola che sottolinea come ”tra la situazione politica allarmante, i contrasti nel Cda, le polemiche del direttore generale con i vari programmi, ultimo in ordine di tempo quello di Fabio Fazio, c’è uno scollamento tra la dirigenza e gli interessi dell’azienda. Non condividiamo questo piano industriale che presenta solo tagli, è un ridimensionamento, non è un intervento sui costi. La Rai si sta suicidando”. E ”così facendo a livello competitivo l’azienda assumerà una posizione d’inferiorità e di uscita dal mercato”.

A bollare “la manifestazione di alcune sigle sindacali oggi in Rai” (hanno aderito tutte le principali rappresentanze tranne la Cisl, ndr) come ”un grave e controproducente errore” è il direttore generale della Rai, Mauro Masi.

Per Masi infatti la protesta ”allontana dal tavolo delle trattative e da quel dialogo necessario per trovare soluzioni in un momento in cui c’è bisogno di collaborazione da parte di tutti” ribadendo ”di essere sempre disponibile al dialogo, 24 ore al giorno sette giorni su sette, ma sempre e solo nell’interesse dell’Azienda”.

Dal Cda Rai, il consigliere di minoranza Nino Rizzo Nervo pur sottolineando il “grande rispetto per i lavoratori della Rai che oggi hanno deciso di scioperare”, invoca però un ritorno al dialogo ”convinto che il piano industriale non sia stato spiegato bene”. Secondo Rizzo Nervo infatti ”il piano non prevede affatto il ridimensionamento dell’azienda, anzi mette al centro il prodotto che è il vero core business e crea le condizioni per il risanamento attraverso l’aumento delle produzioni interne e non la cessione all’esterno dei contenuti del servizio pubblico. Per questo ritengo che il tavolo del confronto deve restare aperto ma l’azienda deve finalmente illustrare con chiarezza la situazione e i contenuti del piano industriale”.

Con i dipendenti della tv pubblica si schiera il centrosinistra.”Sono al fianco degli operai, degli impiegati e dei quadri della Rai, che oggi scioperano”, scrive sul suo sito il leader di Sel Nichi Vendola, ”scioperano perché non vogliono assistere al declino della loro azienda. I lavoratori della Rai scioperano contro il Piano Industriale che, di fronte ai problemi di bilancio dell’azienda, non trova migliore soluzione se non quella di scaricare i costi della crisi sui lavoratori, mortificando chi quella azienda l’ha costruita”. Un Piano che “esternalizza il lavoro, cede i settori strategici della Rai, e chiudendo la porta in faccia a molti lavoratori, rinuncia a produrre nuove idee, rinuncia all’innovazione e alla creativita’” mettendo “una pietra sul futuro dell’azienda culturale piu’ importante del nostro Paese”.

Anche il Pd ”sostiene le ragioni dei lavoratori Rai che oggi scioperano. Il futuro della Rai non può prescindere dalla valorizzazione delle professionalità interne che sono la vera ricchezza del servizio pubblico. Oggi la Rai deve dimostrarsi all’altezza della sfida dell’innovazione tecnologica e non potra’ certo farlo procedendo con scelte improvvisate, nascoste dietro la pur evidente esigenza di risanare i conti”, dichiarano in una nota, Matteo Orfini, responsabile cultura del partito democratico, e Carlo Rognoni, presidente Forum informazione del partito di via Sant’Andrea delle Fratte.

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