Su “Caffeina”: i finiani ripensano la “macelleria messicana” di Genova. “Quando le forze dell’ordine travalicano le regole negano la destra…”

giovedì, 16 Dicembre, 2010

Non conosco direttamente Filippo Rossi, ma so che ha voluto firmare insieme a Luciano Lanna vicedirettore del Secolo d’Italia l’appello contro il segreto di stato e le secretazioni che impediscono di conoscere la verità.

L’ha fatto con  Flavia Perina e altri finiani, che saputo dell’iniziativa hanno voluto esserci. Ora questi finiani aggiungono un’ulteriore tappa di riflessione su un argomento difficoltoso come il G8 e Genova.

L’ultimo numero di “Caffeina”, un mensile diretto da Filippo Rossi – che esce proprio in questi giorni di nuovo infuocati – ospita una discussione su “Genova 2001. Partecipano Carlo Bonini inviato della Repubblica, Peter Gomez, direttore del Fatto Quotidiano e Luciano Lanna, vicedirettore del Secolo d’Italia. In più il giornale ospita un lungo articolo di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, che ricorda che “ci sono stati tentativi di difendere a prescindere l’operato delle forze dell’ordine: penso all’intervento del sottosegretario Giovanardi, lo stesso che aveva definito mio fratello ‘larva umana'”. E lo stesso Gianfranco Fini lo scorso 15 novembre ha voluto presentare a Montecitorio il libro di Ilaria Cucchi, ringraziandola per non essere andata via dall’Italia.
Filippo Rossi oltre a “Caffeina” dirige anche “Ffwebmagazine”, il giornale online della Fondazione Dare futuro. Dunque questa di “Caffeina” non è un’iniziativa eccentrica, ma fa parte della discussione finiana del momento. Per dire che cosa?
Per Filippo Rossi il G8 resta “un dramma nazionale”. Dopodiché però Rossi fa suoi i dubbi sollevati da un poliziotto anonimo, raccolti nel libro di Bonini, Acab (Einaudi), dopo che il vicequestore Michelangelo Fournier aveva parlato di “macelleria  messicana”.

Rossi ripropone questi interrogativi: “I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare o no? I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione o no? I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato o no? La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di 1 a 0 dimostra di essere intelligente?”. Ecco, dice Rossi, “queste domande una destra legalitaria, costituzionale e libertaria non può non farsele. E non può non rispondere, senza zone grigie. Verità e legalità devono essere uguali per tutti, come la legge. Perché non è possibile che in uno Stato di diritto ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito. Parlare di Genova, a quasi dieci anni di distanza, dunque è parlare di legalità”.

Tutto questo è significativo visto che Gianfranco Fini, all’epoca, come vicepresidente del consiglio, s’insediò in quelle ore drammatiche nella sala operativa della questura di Genova. Lanna ora dice:  “Io rifiuto l’idea di una destra poliziottesca, la destra è Stato di diritto, rispetto delle regole e delle persone. Quando le forze dell’ordine le travalicano allora negano la destra”. “L’unica parte giusta – compendia Rossi – è quella della ricerca della verità”.

Mi pare interessante segnalare questo inizio di discussione, a destra.

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