Informazioni che faticano a trovare spazio

Su “Caffeina”: i finiani ripensano la “macelleria messicana” di Genova. “Quando le forze dell’ordine travalicano le regole negano la destra…”

Non conosco direttamente Filippo Rossi, ma so che ha voluto firmare insieme a Luciano Lanna vicedirettore del Secolo d’Italia l’appello contro il segreto di stato e le secretazioni che impediscono di conoscere la verità.

L’ha fatto con  Flavia Perina e altri finiani, che saputo dell’iniziativa hanno voluto esserci. Ora questi finiani aggiungono un’ulteriore tappa di riflessione su un argomento difficoltoso come il G8 e Genova.

L’ultimo numero di “Caffeina”, un mensile diretto da Filippo Rossi – che esce proprio in questi giorni di nuovo infuocati – ospita una discussione su “Genova 2001. Partecipano Carlo Bonini inviato della Repubblica, Peter Gomez, direttore del Fatto Quotidiano e Luciano Lanna, vicedirettore del Secolo d’Italia. In più il giornale ospita un lungo articolo di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, che ricorda che “ci sono stati tentativi di difendere a prescindere l’operato delle forze dell’ordine: penso all’intervento del sottosegretario Giovanardi, lo stesso che aveva definito mio fratello ‘larva umana’”. E lo stesso Gianfranco Fini lo scorso 15 novembre ha voluto presentare a Montecitorio il libro di Ilaria Cucchi, ringraziandola per non essere andata via dall’Italia.
Filippo Rossi oltre a “Caffeina” dirige anche “Ffwebmagazine”, il giornale online della Fondazione Dare futuro. Dunque questa di “Caffeina” non è un’iniziativa eccentrica, ma fa parte della discussione finiana del momento. Per dire che cosa?
Per Filippo Rossi il G8 resta “un dramma nazionale”. Dopodiché però Rossi fa suoi i dubbi sollevati da un poliziotto anonimo, raccolti nel libro di Bonini, Acab (Einaudi), dopo che il vicequestore Michelangelo Fournier aveva parlato di “macelleria  messicana”.

Rossi ripropone questi interrogativi: “I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare o no? I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione o no? I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato o no? La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di 1 a 0 dimostra di essere intelligente?”. Ecco, dice Rossi, “queste domande una destra legalitaria, costituzionale e libertaria non può non farsele. E non può non rispondere, senza zone grigie. Verità e legalità devono essere uguali per tutti, come la legge. Perché non è possibile che in uno Stato di diritto ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito. Parlare di Genova, a quasi dieci anni di distanza, dunque è parlare di legalità”.

Tutto questo è significativo visto che Gianfranco Fini, all’epoca, come vicepresidente del consiglio, s’insediò in quelle ore drammatiche nella sala operativa della questura di Genova. Lanna ora dice:  “Io rifiuto l’idea di una destra poliziottesca, la destra è Stato di diritto, rispetto delle regole e delle persone. Quando le forze dell’ordine le travalicano allora negano la destra”. “L’unica parte giusta – compendia Rossi – è quella della ricerca della verità”.

Mi pare interessante segnalare questo inizio di discussione, a destra.

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