E il percolato di Malagrotta che col rio Galeria va nel Tevere e finisce ad Ostia e dintorni?

venerdì, 28 Gennaio, 2011

Questa immagine mostra l’ingresso del rio Galeria nel Tevere. Una situazione denunciata da anni e senza correttivi. Questi liquami colmi di residui pericolosi – monitfrati dall’università di Perugia per conto dell’assessorato comunale all’ambiente – finiscono nel mare in cui si bagnano poi in estate decine di migliaia di persone, da Torvajanica a Fregene. L’epicentro è comunque Ostia.

Segnalo questo tempestivo articolo appewa uscito sul Corriere online Roma:

Percolato dai rifiuti anche a Roma:
da Malagrotta a mare e falde acquifere

Gli arresti a Napoli riaccendono i riflettori sulla discarica più grande d’Europa, dove l’Arpa aveva già denunciato: «Scarica veleni nel terreno e nelle acque»

ALLARME DI LEGAMBIENTE

Percolato dai rifiuti anche a Roma:
da Malagrotta a mare e falde acquifere

Gli arresti a Napoli riaccendono i riflettori sulla discarica più grande d’Europa, dove l’Arpa aveva già denunciato: «Scarica veleni nel terreno e nelle acque»

Le acque inquinate del Rio Galeria, che passa a Malagrotta, nel punto in cui affluiscono al Tevere
Le acque inquinate del Rio Galeria, che passa a Malagrotta, nel punto in cui affluiscono al Tevere

ROMA – «Napoli ferma gli avvelenatori. E Roma che fa?». Mentre sul Golfo l’inchiesta sui gravi reati ambientali forse commessi da alcuni funzionari ha portato all’arresto dell’ex commissario ai rifiuti, dell’ex vice di Bertolaso Marta Di Gennaro e di altri 12 indagati, Legambiente rilancia l’allarme sul caso Malagrotta.
Anche nella più grande discarica d’Europa alle porte di Roma, come denunciato da Corriere.it nel novembre 2010, c’è una preoccupante produzione e dispersione di percolato. Che finisce nel Mar Tirreno e, ancor peggio, nelle falde acquifere della Capitale. «Ma allora perchè – si chiede Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio – a Napoli sono scattate le manette e a Roma non succede niente?».

La discarica di Malagrotta, vicina al Rio (foto Jpeg)
La discarica di Malagrotta, vicina al Rio (foto Jpeg)

FERMENTAZIONE VELENOSA – Secondo i magistrati inquirenti, in Campania il percolato – il liquido velenoso che si crea nel processo di fermentazione dei rifiuti – veniva sversato in mare di proposito, per «smaltirlo» senza sottostare alle complesse operazioni di filtraggio previste dalla legge. Alle porte della Capitale, invece, i liquami che fuoriescono da Malagrotta inquinano le falde acquifere. Poi da rii e ruscelli, gli inquinanti si riversano nel Tevere (come codumentato dalle foto aeree del Rio Galeria) e infine in mare. Esattamente come accade in Campania.

Un residente mostra un canale inquinato presso la discarica di Malagrotta
Un residente mostra un canale inquinato presso la discarica di Malagrotta

DENUNCIA DELL’AGENZIA REGIONALE – L’Agenzia regionale per l’Ambiente, che a Malagrotta aveva condotto per quattro mesi, da febbraio a maggio 2010, una serie di prelievi nel sottosuolo, il percolato impone un pesantissimo «allarme rosso». In sintesi: nelle viscere della discarica che raccoglie l’immondizia della Capitale c’è la «conferma di un quadro di contaminazione delle acque sotterranee». Uno scenario che, rispetto alla stessa verifica condotta nel 2009, appariva, già quasi un anno fa, «peggiorato, sia per composti inorganici che organici». Ecco perché l’Arpa, senza giri di parole, sollecitava – nel documento protocollo n. 119656/03/30/13 del luglio 2010 – «misure di messa in sicurezza del sito volte a contenere la diffusione della contaminazione», nonché «successivi interventi di bonifica». Che cosa è stato fatto da allora?

Veleni dai rifiuti
Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti Veleni dai rifiuti
Montagne di rifiuti nella discarica di Malagrotta
Montagne di rifiuti nella discarica di Malagrotta

ALEMANNO E GLI INTERVENTI – «Che ne è stata dell’ ordinanza con la quale il sindaco di Roma Alemanno ordinava interventi di messa in sicurezza per la discarica di Malagrotta? -ricorda ora Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Sono scaduti a fine dicembre 2010 i trenta giorni per avviare gli interventi necessari a porre fine all’allarmante inquinamento che emerge dalla relazione di Arpa Lazio (leggete i risultati del monitoraggio delle acque sotterranee della discarica di Malagrotta) e non ci risulta sia successo niente».
Secondo gli ambientalisti, poiché «i campionamenti evidenziano un peggioramento del già preoccupante stato di contaminazione del sito, sia per quel che riguarda i composti inorganici che per alcuni composti organici, le misure di messa in sicurezza che la stessa Arpa sollecitava andavano attuate immediatamente, per interrompere la diffusione della contaminazione delle falde idriche e procedere alla bonifica per disinnescare quella che viene descritta come una bomba ambientale alle porte di Roma». E Legambiente conclude: «Altro che ulteriori proroghe: la discarica di Malagrotta va chiusa subito, sia che intervengano i magistrati sia che non intervengano».

Il Rio alle spalle dell'inceneritore a Malagrotta
Il Rio alle spalle dell’inceneritore a Malagrotta

I VELENI DELL’ «OTTAVO COLLE» – Insomma, intorno all’ «ottavo colle» capitolino – un’estensione di circa 200 ettari (all’incirca 4 volte il Vaticano) e ingrossato quotidianamente dalla spazzatura portata da 1300 camion – falde, fossi e corsi d’acqua sono inquinati. Il Rio Galeria e gli altri canali di irrigazione naturali o artificiali contengono veleni.
Il risultato che arriva da 22 dei 39 piezometri – vale a dire le sonde immesse nel sottosuolo sia dentro che nelle vicinanze dellla discarica – sistemati a Malagrotta è impietoso. I valori-limite di ferro, manganese, nichel e arsenico (quest’ultimo, assieme al benzene, in certi prelievi risulta moltiplicato anche di 20 o 30 volte rispetto al tetto previsto) sono regolarmente e pericolosamente «sforati».
Numeri e percentuali che, appunto, sono «peggiorativi» rispetto al passato, quando nelle stesse analisi condotte dall’Arpa risultarono superati in maniera sistematica i limiti di legge delle medesime sostanze. Nella «maggior parte dei piezometri» – si legge nella relazione dell’Arpa pubblicata dal Corriere.it– è stato trovato anche butilbenzene, che ancora non è inserito nella griglia dei composti da tenere sotto controllo ma che risulta comunque tossico.

Luca Zanini
28 gennaio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA

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