Flaccido

sabato, 29 Gennaio, 2011

Flaccido. Culo flaccido. Miss Madrelingua, così tanto lodata dal soggetto ignaro di queste telefonate poco lusinghiere, avrebbe dovuto dire semmai “flabby ass”. Ma avrebbe capito la sua interlocutrice telefonica? Ed è poi  vero quello che sostiene Mr culo flaccido,  e cioè che la ragazza è così brava nell’inglese? Francamente non è poi così evidente, men che mai da queste intercettazioni in cui prevale uno slang decisamente italico.

In ogni caso è stato detto flaccido. Ma qual è l’origine di questo aggettivo così poco amichevole?

La parola viene dal latino flaccidum. Che troviamo alternato alla variante flaccus. Il poeta latino Orazio Flacco che se l’era ritrovato come estensione del nome, forse intuendone i pericoli, aveva subito avvertito: “Guarda bene chi raccomandi, per non doverti vergognare subito di colpe altrui”. Flacco sì, ma profetico e lungimirante.

Flaccidum nel mondo latino non era proprio un complimento. Un esempio lo offre Petronio nel Satyricon (119): “Son le checche che piacciono a tutti coi loro flaccidi corpi, i capelli al vento, le mille novità della moda tutto ciò che eccita il maschio…”.

Eccoli qua: corpi flosci, cascanti, estenuati perfino. Poi però c’è stato un peggioramento. E così quando nel ‘600 il termine rinasce  nella nostra lingua dopo secoli di oblio torna il concetto di qualcosa di floscio, cascante, ma sempre più negativo. Attenzione a floscio: nel centro della penisola italica flaccido-floscio si corrompe presto in frocio, avviandosi verso una ulteriore destinazione d’uso linguistico nota a tutti. E qua siamo ormai nell’offesa.

In altre lingue flaccido è flàcido (spagnolo), frouxo (portoghese), flasque (francese), Schlaff (tedesco). Dappertutto conserva comunque valenze negative. Dappertutto si traduce in privo di forza, senza intensità, debole, languido, snervato, svigorito, fiacco. I sinonimi? Atono, cascante, gelatinoso, molle, molliccio, moscio, rilasciato, tremolante, tremulo, vizzo, avvizzito…

Brutta storia, eh, man mano che si approfondisce diventa sempre peggio. Se poi l’aggettivo si unisce a questa o quella parte del corpo le conseguenze diventano sempre più imbarazzanti.

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